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I virus parcheggiano nei giochi di plastica

luglio 6, 2016 9:27 am

Non solo starnuti, colpi di tosse o vicinanza a scuola. I virus si trasmettono anche depositandosi sui giocattoli. Per questo è opportuno sottoporre i giochi a pulizia.

C’è il sole, fa caldo eppure ogni tanto ai nostri bambini viene il raffreddore. I genitori si chiedono come mai questo succeda, visto che i piccoli trascorrono molto tempo all’aperto a differenza dei mesi freddi al chiuso delle aule scolastiche. Il perché è presto detto: anche i giocattoli, soprattutto quelli in plastica, possono essere veicolo di trasmissione di virus, che si depositano sulla superficie e possono restarvi a lungo.

Giochi contaminati con i virus
Alcuni virus, come quello dell’influenza, possono attecchire sui giocattoli dei bambini e sopravvivervi per molto tempo, fino a 24 ore, aprendo la strada alle infezioni e facendo così ammalare i piccoli. Lo hanno scoperto alcuni studiosi della Georgia State University, in seguito a una ricerca pubblicata sulla rivista online The Pediatric Infectious Disease Journal. Gli esperti hanno infettato un giocattolo in plastica con un virus, in una stanza a temperatura ambiente e con un’umidità relativa del 40% o del 60%. Hanno lasciato trascorrere 24 ore e, dopo questo tempo, si sono accorti che sul giocattolo c’erano ancora tracce del virus. Questo significa che, anche lasciando passare diverse ore, il microrganismo è ancora attivo ed è in grado di contagiare. Si tratta di una scoperta importante, perché solitamente non si pensa che sia possibile infettarsi attraverso gli oggetti inanimati. La notizia, inoltre, permetterà di avere un diverso approccio nei confronti dei giocattoli dei nostri figli, ai quali sarà opportuno dedicare maggiore pulizia, soprattutto dopo essere stati manipolati da altri bambini.

Come i virus arrivano sui giocattoli
I virus di influenza, raffreddore e altre forme para-influenzali si diffondono nell’ambiente attraverso i colpi di tosse e gli starnuti. Queste emissioni, che hanno esattamente l’obiettivo di eliminare dall’organismo i germi patogeni, si diffondono nell’ambiente attraverso le cosiddette goccioline di Pflugge, piccolissime gocce di saliva e muco, che leggere come sono riescono a diffondersi fino a oltre un metro di distanza. Raggiungono quindi le persone che stanno intorno a colui che ha tossito o starnutito e possono depositarsi anche su giochi, oggetti e indumenti. Quando i bambini sono in ambienti chiusi, come succede per esempio nei mesi freddi, è più facile che i virus ristagnino a breve distanza. In primavera o in estate, quando si gioca di più all’aperto, la brezza contribuisce a disperdere in parte queste goccioline di saliva ricche di germi. Una parte di essa però si deposita sui giocattoli, anche su quelli in plastica come formine, secchielli e palette che si usano in spiaggia. Inoltre, se un bambino si tocca il naso o gli occhi quando ha il raffreddore e poi manipola i giochi, la trasmissione è quasi sicura. Questo non significa che si debba tenere un bambino sotto una campana di vetro, anzi: se non ha problema di immunità, è giusto lasciarlo giocare liberamente. Piuttosto, per ragioni igieniche è bene tenere i giochi puliti, senza ossessioni: i giocattoli da spiaggia possono essere lavati in mare o con acqua corrente e lasciati al sole, che disinfetta e uccide i virus. Una volta che si invita un bimbo a casa propria, i giocattoli vanno sciacquati con acqua e sapone. Attenzione agli antibatterici: non servono contro i virus.

Giorgia Andretti

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