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Shapira tra le nuvole. La favola di Stefano Turturro

novembre 7, 2018 1:00 pm

Edito la favola pensata da un uomo che seguo nell’istituto carcerario dove lavoro come psichiatra. Tutti commettiamo errori, ma scontata la pena, il sole può tornare a splendere

Fiocchi bianchi vagano nel cielo, sono lì a ricordarci che tutto nella vita può accadere: le nuvole bianche portano allegria, le nuvole grigie lasciano cadere l’acqua sulla terra per ristorarla e quelle nere sono foriere di devastazione. La mutevolezza delle nuvole segna anche la nostra vita, possiamo vivere dei momenti bellissimi ed altri dolorosi, un concetto le nuvole ci insegnano: tutto può accadere e tutto, prima o poi passa, lasciandoci a leccare le ferite inferte. Il bello è che il sole tornerà, come sempre, a illuminare le nostre vite.

 

Shapira tra le nuvole

Il giorno dopo il diluvio universale il Grande Padre donò la vita a Shapira, un batuffolino bianco con il compito di regalare a tutti gli abitanti del mondo la gioia delle emozioni. Il primo lavoro affidato a Shapira fu quello di mostrarsi al marinaio solitario perso nell’oceano. Shapira con sapiente lavoro si trasformò nella rosa dei venti, dando così la possibilità al marinaio errante di avere un punto certo di riferimento. Il marinaio puntò allora il timone sulla direzione indicata, riuscendo così a raggiungere un approdo sicuro.  Felice di aver condotto il marinaio al sicuro lontano dai marosi, Shapira cercò un colle su cui adagiarsi quando il suo sguardo atterrò su un campo di grano ancora verde e rado lasciando intravedere le ferite provocate dalla siccità sulla terra. Poco lontano un contadino disperato cercava di dar da bere alla terra con le sue lacrime.  Shapira in un batter d’occhio tuonò così forte da richiamare tutte le sue sorelle, anche le più lontane, invitandole a succhiare gocce d’acqua dagli oceani per portare la pioggia sul campo di grano. Dopo aver dissetato tutte insieme, il campo di grano, il contadino ringraziò offrendo loro del buon pane. Shapira riprese il suo cammino tra monti e vallate con l’aiuto dell’amico vento. Felice e radiosa si beava della calma quiete tra pecore al pascolo, giocando a scompigliargli la candida pelliccia fin quando intravide due giovani ragazzi che, tenendosi per mano, correvano gioiosi verso la vita. La felicità di Shapira fu così intensa che si trasformo in un grande cuore proiettato nel blu del cielo infinito.

 

Shapira è sempre più orgogliosa del compito affidatole dal Grande Padre

Decise allora si spingersi oltre le campagne, fino ad arrivare tra le guglie dei grattaceli di una grande metropoli, ignara di quello che le sarebbe potuto accadere: i fumi, i vapori, lo smog e tutte le altre sostanze tossiche rilasciate dalla grande città, le stavano togliendo il respiro. Tantissime sue consorelle erano già rimaste vittime dei gas delle ciminiere delle fabbriche al punto che non riuscivano più neanche a muoversi. Disperata non sapeva più cosa fare, avrebbe voluto attirare l’attenzione dei piccoli abitanti della città, ma sembrava che a nessuno interessasse nulla delle nuvole immobilizzate tra i terrazzi e i comignoli delle case. Nessuno era  più è in grado di volgere lo sguardo al cielo, tranne un bambino, che tenuto fuori dal gioco dai suoi compagni perché non sapeva correre, passava il suo tempo a fantasticare, perdendo così  il suo sguardo nel grigiore del cielo.  Colto lo sguardo del bambino, Shapira velocemente iniziò a trasformarsi, regalando un aquilone, un fiore, un cane, una stella, un treno e un tappeto volante per far viaggiare la fantasia del bambino lontano, in altri luoghi del mondo da scoprire.

 

Sempre più felice del compito affidatole Shapira

Il piccolo batuffolo, si incamminò verso la fine del suo viaggio, sapeva bene che sarebbe dovuta tornare tra le braccia del buon Padre anche se, dal profondo del suo cuore avrebbe voluto donare ancora gioia e felicità, soprattutto, ai bambini emarginati e a tutte quelle persone che, accecate dall’effimero, perdono di vista la gioia della vita. Purtroppo, il tempo affidatole era arrivato al termine, si lasciò trasportare dall’energia luminosa del Padre per svanire per sempre tra le sue braccia.

 

Per gentile concessione di  Stefano Turturro

 

Dott.ssa Rosalba Trabalzini

Responsabile scientifico – guidagenitori.it

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