prev
  • Il Medico risponde
  • Quando nascerà?
  • SOS adolescenza
  • Famiglia, Leggi e Diritto
  • Iscrizione newsletter
  • Mamma sei una sòla
  • Test di Edinburgh
next

Addio al pannolino?

settembre 10, 2007 12:00 pm

Arriva dagli Stati Uniti una “campagna di liberazione” in nome del risparmio e del rispetto dell’ambiente Ammettiamolo: comodi sono comodi, i pannolini classici usa e getta. Il bimbo li indossa giorno e notte, restando sempre “asciutto e pulito”, si sfilano in fretta e si gettano via, con tutto il loro contenuto. Senza perdere tempo, senza…

Arriva dagli Stati Uniti una “campagna di liberazione” in nome del risparmio e del rispetto dell’ambiente

Ammettiamolo: comodi sono comodi, i pannolini classici usa e getta. Il bimbo li indossa giorno e notte, restando sempre “asciutto e pulito”, si sfilano in fretta e si gettano via, con tutto il loro contenuto. Senza perdere tempo, senza usare acqua e detersivo come erano costrette a fare le mamme di una volta, all’epoca dei ciripà. Con tutti questi vantaggi, però, qualche lato negativo ci doveva pur essere. E infatti ce n’è più di uno. Tanto per cominciare e per badare solo al mero interesse, i pannolini usa e getta costano. In circa due anni e mezzo (il tempo mediamente necessario a un bambino per emanciparsi dal pannolino) alla famiglia tocca spendere circa 1.700 euro solo per i pannolini. Senza contare il danno all’ambiente, un problema che quasi nessuno oggi si permette di ignorare. Qualche esempio? Per produrre il famoso “fluff” assorbente dei pannolini necessari a due anni e mezzo di vita di un solo bambino è necessario abbattere circa 15 alberi di medie dimensioni o, se preferite, cinque pioppi. Basta moltiplicare la cifra per i milioni di bambini al mondo che il danno ecologico è presto fatto. E che dire dello smaltimento dei pannolini usati? Uno solo impiega oltre 50 anni per essere biodegradato dall’ambiente. Per fortuna esiste lo smaltimento dei rifiuti. Peccato che l’energia elettrica necessaria a questo processo sia tre volte superiore a quella consumata dalle lavatrici per pulire l’equivalente dei pannolini lavabili e che le acque di scarico prodotte sia almeno il doppio.

L’alternativa sono i moderni ciripà
Nell’attesa di pannolini ecologici, biodegradabili e che non prevedano l’abbattimento di alberi (se ne parla da anni ma per il momento non si sa nulla di certo) un’alternativa “verde” ci sarebbe. E consiste nel tornare al pannolino riutilizzabile, ossia da lavare in lavatrice e lasciare asciugare. Attenzione: non si tratta dei “vecchi” ciripà, ma di pannolini lavabili riveduti e corretti, in cotone, che vanno infilati in una mutandina in tessuto. Si possono acquistare nei negozi di sanitari, in farmacia o su internet, durano per sempre (o quasi: di sicuro sono ancora valido per un secondo, forse anche per un terzo figlio). Permettono una notevole riduzione dei costi: la famiglia spende circa 300 euro per l’acquisto di tre mutandine e 18 pannolini in cotone, sufficienti per una copertura di tre giorni (genitori esperti consigliano di averne almeno sei pronti per l’uso del giorno, sei nel cassetto per il giorno dopo e altrettanti da lavare e da asciugare). Questi pannolini sono traspiranti e prevengono le irritazioni, inquinano meno producendo tutt’al più acqua sporca di detersivo ma consumano energia e elettrica perché devono essere lavati in lavatrice. Gli aspetti negativi? Chi li usa e qualcuno in Italia c’è dice che la lavatrice è in funzione notte e dì e che i genitori che non dispongono di un giardino sono costretti a fare lo slalom tra gli stendibiancheria carichi di panni.

Poi si anticipa il passaggio al vasino
“Che bello se la facesse già nel vasino!” Ogni mamma l’ha pensato almeno una volta, specialmente nella fase delicata dello “spannolinamento”, come si dice in gergo. Certo, se il pannolino si potesse eliminare prima, già a pochi mesi, quanti rifiuti in meno, quanti lavaggi (e soldi) risparmiati! Sarebbe, insomma, la soluzione a tutto. Ebbene, negli Usa i bambini diaperfree, cioè senza pannolino, ci sono. Sono figli di quelle mamme (e di quei papà) che hanno scelto di anticipare l’indipendenza dal patello dai due anni e mezzo ai cinque-sei mesi. Anche nel nostro paese esistono convinti sostenitori di questo metodo che viene chiamato EC (da Elimination Communication) e che è stato applicato già da diverse mamme italiane. Annalisa è uno dei due “contatti” italiani del metodo (la si può raggiungere con l’indirizzo e-mail aventurini@racine.ra.it). Mamma di due figli di sei anni e 15 mesi, ha applicato la “filosofia” del diaperfee con la più grande a partire dai sette mesi, con il piccolo fin dalle prime settimane di vita. È lei stessa a raccontare il motivo di questa scelta: “Non mi piaceva l’idea che la pelle di mia figlia restasse a contatto anche solo per poco con la pipì o altro”. Il metodo dell’eliminazione del pannolino, in sostanza, ha l’obiettivo di abituare il bambino a fare pipì e popò in un determinato luogo che non sia il patello, non importa se nel vasino, nel wc o in un contenitore qualsiasi. Il tutto senza forzature, solo assecondando le esigenze e lo sviluppo del bambino. “Il metodo si basa sulle cosiddette tre P: Posizione, Proposta e Posto giusto” spiega Annalisa. “Ogni mamma ma lo possono fare anche i nonni o una brava baby sitter impara ad ascoltare i segnali del proprio figlio e a riconoscere i gesti e le espressioni che il piccolo compie prima di evacuare. I gesti possono essere diversi: un bambino può toccarsi il pancino, fare una smorfia o un piccolo pianto. Una volta che la mamma impara a osservare i tempi del proprio bimbo e a cogliere i segnali, con tatto e senza costrizione lo sistema in una posizione che per lui è comoda, in cui si sente a proprio agio, nel luogo più adatto per liberarsi”. Ogni mamma può seguire i propri tempi. Informazioni sul metodo si possono trovare su Internet, sul sito internazionale www.diaperfreebaby.org. A sinistra della home page si clicca sulla voce “find a local group”, quindi a destra c’è la voce “Italy”. Qui si trova il contatto con Annalisa e con l’altra mamma italiana esperta del metodo. Nel sito c’è anche un link (in italiano) all’indirizzo http://it.groups.yahoo.com/group/senzapannolini/. Un sito in italiano dove si descrive bene il metodo (c’è anche la consulenza di un neonatologo, nonché papà di due bimbi) è www.evassist.it, con vari riferimenti bibliografici ed esperienze vissute.

Ma attenzione a non esagerare
Quel che è importante tenere presente è che il metodo prevede un passaggio anticipato al vasino, ma non un forzato ed impossibile anticipo del controllo degli sfinteri. La comunità scientifica ha stabilito che il sistema neuromuscolare può essere considerato valido quando il sistema della mielina è completato. La mielina è la guaina che ricopre la parte del neurone che conduce l’impulso nervoso ai muscoli. Questo tempo è variabile da individuo a individuo, ma si compie, solitamente, tra i 24 e 30 mesi, periodo in cui i bambini hanno acquisito le competenze motorie necessarie alla propria autonomia. L’educazione al vasino rientra in una di queste competenze. Gli sfinteri responsabili della defecazione e della minzione, infatti, rispondono a questo principio. Certo, si può “giocare d’anticipo” nell’iniziare il training dello spannolinamento, invitando il bambino a star seduto sul vasino intorno ai 16/18 mesi. Ma prima di questa età il bambino non è in grado di comprendere lo stimolo e controllarlo e spetta dunque ai genitori, sottolineano quanti sostengono un abbandonato anticipato del pannolino, imparare a codificare quei segnali diversi da bambino a bambino – che preannunciano la necessità del vasino. Ed allora, tenendo ben presente questo aspetto si può anche tentare la strada della “liberazione dal pannolino”. A patto che questa non si trasformi in un “incubo” per il piccolo. La serenità di un figlio è più importante dei desideri di risparmio di un genitore e delle sue convinzioni ambientaliste.

 

Roberta Raviolo

- -



Advertising