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Più certezze sulla carne

marzo 18, 2004 12:00 pm

In vigore il decreto che introduce l’etichettatura con informazioni su origine, allevamento e macellazione Sì alla carne bovina, ma solo con la carta d’identità. Da mercoledì 17 marzo è entrato in vigore il decreto legislativo che obbliga i macellai ad esporre l’etichetta informativa della carne in vendita, grazie alla quale il consumatore potrà conoscere lo…

In vigore il decreto che introduce l’etichettatura con informazioni su origine, allevamento e macellazione

Sì alla carne bovina, ma solo con la carta d’identità. Da mercoledì 17 marzo è entrato in vigore il decreto legislativo che obbliga i macellai ad esporre l’etichetta informativa della carne in vendita, grazie alla quale il consumatore potrà conoscere lo Stato d’origine dell’animale e i luoghi di allevamento, di macellazione e di sezionamento. L’obbligo è contenuto nel decreto legislativo numero 43 del 2004, che reca disposizioni sanzionatorie per le violazioni dei regolamenti comunitari relativi all’identificazione e registrazione dei bovini, nonché all’etichettatura delle carni bovine e dei prodotti a base di carni bovine. E le sanzioni, infatti, non mancano: i macellai che non rispetteranno la legge e non esporranno l’etichetta obbligatoria rischiano multe fino a 12 mila euro.

Cosa ci devono fa sapere
La fettina acquistata in macelleria, dunque, dovrà obbligatoriamente riportare in etichetta se è stata ottenuta da un bovino nato, cresciuto e allevato in Italia o se si tratta di un capo nato in un altro Paese, cresciuto e macellato in Italia o ancora se la carne proviene da un animale nato, cresciuto e macellato in un altro Paese. L’ etichetta dovrà infatti contenere le informazioni relative al codice di identificazione dei bovini e allo Stato di nascita e di ingrasso, di macellazione e di sezionamento per consentire la completa tracciabilità delle carni più consumate dagli italiani. Nel punto vendita, per la carne venduta a taglio, l’etichetta potrà essere sostituita con una informazione fornita per iscritto e in modo visibile al consumatore. Inoltre potranno essere aggiunte, volontariamente, notizie relative all’ azienda di nascita, alla tecnica di allevamento, al tipo di alimentazione adottata, alla categoria (vitello, vitellone, toro, ecc.) e alla razza degli animali.

Più informazione, meno rischi
Nel 2003 gli acquisti domestici di carne bovina delle famiglie italiane del panel Ismea-AcNielsen sono risultati pari a 401.000 tonnellate (22,4 chili per famiglia acquirente) a un prezzo medio di 8,5 euro al chilogrammo per un importo totale di 3,4 miliardi di euro, con un aumento del 18,7% in quantità e del 22% in valore rispetto al 2001, anno in cui si è registrato un drastico calo. In Italia operano 90.000 allevamenti, 2.200 imprese di lavorazione della carne, circa 40.000 punti vendita tradizionali e nel 2003 sono stati macellati 3.465.240 animali (-2,9%). A distanza di oltre tre anni dal primo caso di mucca pazza accertato in Italia, il 13 gennaio 2001, entrano dunque in vigore le multe per garantire il rispetto delle norme sull’ etichettatura obbligatoria della carne bovina varate il primo gennaio 2002 a salvaguardia di imprese agricole e consumatori. Un’ esigenza confermata da una indagine Coldiretti-Ispo secondo la quale otto italiani su dieci (78%) considerano necessario che debba essere sempre indicato in etichetta il luogo di origine degli alimenti.

Cosa resta ancora da fare
D’ altra parte, sanzioni per la corretta indicazione dell’ origine, varietà e livello qualitativo sono da tempo in vigore per la vendita di frutta e verdura fresca. L’etichetta trasparente dal campo alla tavola è divenuta obbligatoria dal primo gennaio di quest’ anno anche nella commercializzazione delle uova, mentre manca ancora per il pollame, la carne di coniglio e per quella suina, nonostante i recenti allarmi alimentari sull’importazione di “polli all’antibiotico” dal Brasile, di “suini alla diossina” dal Belgio e sui recenti casi di influenza aviaria in Oriente.

 

Enrico Massi

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