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Le distrazioni della censura

settembre 3, 2001 12:00 pm

Cinema – Per i genitori sono troppi i film violenti senza divieti: ma come funziona il sistema di controllo? L’allarme per le scene di violenza contenute nel terzo episodio di Jurassic Park è solo l’ultimo di una lunga serie. Meno di un anno fa le polemiche scoppiarono per L’uomo senza ombra, il remake del celeberrimo…

Cinema – Per i genitori sono troppi i film violenti senza divieti: ma come funziona il sistema di controllo?

L’allarme per le scene di violenza contenute nel terzo episodio di Jurassic Park è solo l’ultimo di una lunga serie. Meno di un anno fa le polemiche scoppiarono per L’uomo senza ombra, il remake del celeberrimo Uomo Invisibile, diretto, nella nuova versione, dall’olandese Paul Verhoeven. Anche in quel caso il film venne distribuito senza alcuna censura e le proteste dei genitori non si fecero attendere. Allora come oggi il problema è nel funzionamento delle Commissioni di censura, chiamate a visionare i film e a stabili i divieti ai minori di 14 o di 18 anni?

Le Commissioni di Censura sono otto e fanno capo all’Ufficio censura cinematografica del Dipartimento dello Spettacolo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali fanno. Ogni commissione è composta da nove membri: un presidente (solitamente un docente di diritto), due rappresentanti di categoria (produttori e distributori), due genitori esponenti delle associazioni per i diritti dei minori, due esperti di cultura cinematografica, uno psicologo ed un membro della associazioni animaliste che viene chiamato solo quando nel film “recitano” anche degli animali. Ad ognuna di queste otto commissioni vengono assegnati casualmente dei film da visionare.

Al termine di questa prima fase i commissari possono decretare la diffusione del film senza imposizione di alcun divieto oppure decidere di limitarne la fruizione al solo pubblico adulto. La decisione viene comunicata alla casa distributrice dell’opera che, da quel momento, ha a disposizione 20 giorni per presentare appello. La commissione può inoltre sollecitare la stessa casa distributrice ad effettuare alcuni tagli e riduzioni per rendere la pellicola adatta ad un pubblico di minori. Una volta accolto l’appello la commissione visiona nuovamente il film e, a questo punto può confermare il divieto, abbassarlo dai 18 ai 14 anni oppure revocarlo definitivamente una volta accertata l’avvenuta eliminazione delle scene “incriminate”. Ogni commissione risulta idonea ad effettuare la verifica sulle pellicole se sono presenti almeno 4 dei suoi componenti. Dopo la consultazione successiva alla visione del film ogni decisione viene adottata a maggioranza dei presenti: nel caso in cui il numero dei commissari fosse in misura pari, al presidente viene attribuito un voto doppio. Di fronte alla decisione finale di una delle Commissioni di censura la casa di distribuzione può eventualmente fare ricorso prima al Tribunale Amministrativo Regionale e poi al Consiglio di Stato.

Ma dove sono le falle in questo sistema. Innanzitutto nella assoluta arbitrarietà del giudizio delle singole commissioni: non esiste cioè un criterio unico di giudizio e la decisione finale è il risultato delle singole sensibilità. E’ per questo che alcuni film con scene violente passano indenni il giudizio della censura ed altri vengono vietati: alcune commissioni sono più severe, altre meno. Da sempre, poi, si parla di una “pressione”, diciamo in forma di lobby, delle case produttrici e di distribuzioni. Il giudizio delle Commissioni di censura è determinante dal punto di vista dei risultati economici, non tanto per quanto riguarda gli incassi cinematografici, quanto per i diritti televisivi. Un film vietato ai 14, o peggio ancora ai 18 anni, non potrà mai essere programmato in prima serata ed il suo valore “televisivo” risulta inevitabilmente ridotto.

In Rete:
Dipartimento per lo Spettacolo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali

 

Matteo De Matteis

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