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Figli che uccidono i genitori

gennaio 17, 2017 12:58 pm
Figli che uccidono i genitori

Possono i figli arrivare a uccidere i genitori per un vantaggio personale? E’ possibile se a quei figli non è stato insegnato il rispetto per i genitori, per la vita e per tutte le forme di autorità

Lo sviluppo della personalità o temperamento dei nostri figli è una miscela ricomposta  tra la parte scritta nel bagaglio genetico, la parte educazionale messa in atto dai genitori e la parte sociale che, come una cassa di risonanza,  impone stili di vita e comportamenti modaioli. Inoltre, se a tutto ciò si aggiungono storie individuali permeate di tenerezza o di abusi, di abbracci o di critiche, di attenzione o di negazione,  di disciplina o di  disordine,  questi eventi si intrecciano ulteriormente con la personalità in evoluzione, dando  così corpo all’intera struttura di personalità.  Se a tutto questo si aggiunge l’eventuale uso di sostanze psicoattive sul sistema nervoso, il risultato di alcuni comportamenti potrà superare ampiamente i cordoni della legittimità e generare potenziali figli che uccidono i genitori.

 

L’amore e il rispetto verso i genitori non sono così scontati

Lo sviluppo delle emozioni si compie nei primi anni di vita, anche queste seguono lo stesso percorso dello sviluppo della personalità e come tale è importante il  modelling genitoriale che è offerto ai bambini. Se all’interno della famiglia lo stress derivante dal lavoro o dalle dinamiche relazionali della coppia genitoriale non è ben gestito, può predisporre il bambino e conseguentemente l’adolescente all’assenza della critica sulle proprie emozioni sia sane sia sbagliate. Se allo stadio evolutivo della pre-adolescenza e dell’adolescenza piena si richiede al ragazzino di dare il meglio di se stesso senza averlo educato per tempo al rispetto delle regole, sarà difficile ottenere delle risposte positive. Ai bambini da subito va imposto un sistema di regole, devono apprendere ciò che si può fare e  ciò che non si può. Vanno quindi lodati  tutte le volte che mettono in atto comportamenti socialmente ed emotivamente accettabili. Le regole sono necessarie e devono  intendersi propedeutiche alla  stimolazione dell’indipendenza, dell’autonomia e dell’autocontrollo. L’applicazione della regola deve arrivare al bambino in maniera autorevole e mai autoritaria.  L’educazione rigida non conduce al  rispetto della regola, l’autorevolezza al contrario e la spiegazione del perché la regola deve essere osservata, aiuta  il bambino nella costruzione della  sua realtà, nella consapevolezza e nel rispetto delle regole implicite del vivere comune. I bambini vanno poi aiutati a sperimentare l’amore, imparano il significato del volersi bene dal rispetto che i genitori mostrano l’uno verso l’altro. Le discussioni fanno parte della convivenza è vero, l’importante è  però chiarirsi con modi tranquilli e ristabilire i rapporti conviviali e amorevoli  immediatamente dopo.

 

I figli non uccidono i genitori perfetti

La perfezione non esiste, tanto più quando a essere perfetto, dovrebbe essere un genitore,   con il suo carico di emotività e responsabilità. Alcuni suggerimenti potrebbero però essere utili:   un  genitore adeguato  è chi  trascorre gran parte del suo tempo libero  ad accudire il proprio figlio insegnandogli  la risoluzione dei piccoli problemi, insegnandogli a parlare, insegnandogli  le regole del gioco e del vivere comune. Essere genitori oggi significa essere pronti ad accogliere una nuova vita in tutto e per tutto, molti riescono nel loro compito bene altri, un po’ meno. E’ importante però saper fare una vera autocritica: se ci si rende conto di aver bisogno di aiuto, non aver timore a richiederlo, professionisti come il pediatra, lo psicologo dell’età evolutiva e lo psichiatra sapranno accompagnare chi  si occupa del percorso di crescita  dei bambini. Se i genitori dello spavaldo Riccardo e del suo fedele ammiratore  Manuel si fossero rivolti agli specialisti, per essere aiutati a indirizzare i comportamenti inadeguati dei loro figli, forse oggi i genitori di Riccardo, Salvatore e Nunzia, sarebbero ancora in vita e quelli di Manuel non piangerebbero la vita spezzata dalla tragedia dell’effimero del loro figlio.

Il prof. Andreoli ha citato Freud nel sostenere che tutti abbiamo pensato almeno una volta di uccidere qualcuno. E vero, è così, ma ci sono i freni inibitori che partono immediatamente a stoppare le idee violente, tutto questo è però reso possibile solo se alla base  ci sono  genitori  capaci di trasmettere amore, regole  e rispetto per la vita e una scuola in grado di impartire educazione, regole  e valori morali.

 

Rosalba Trabalzini

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