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Jobs act, lavoro sì ma anche tutela della maternità e violenza di genere

febbraio 23, 2015 10:38 am

Congedo obbligatorio più flessibile, astensione facoltativa prolungata, flessibilità per parto prematuro e attenzione alle donne vittime di violenza di genere: ecco che cosa contiene il provvedimento Poletti.

Novità per quanto riguarda la tutela della maternità: venerdì scorso 20 febbraio, infatti, il Consiglio dei Ministri ha approvato il provvedimento predisposto dal ministro Poletti contenente disposizioni in materia di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, a norma dell’articolo 1, commi 8 e 9 della legge n. 183 del 2014, il cosiddetto Jobs act. Questo provvedimento interviene soprattutto sul testo n. 151 del 26 marzo 2001, l’ormai storico testo unico a tutela della maternità. Introduce misure finalizzate a favorire le cure dei genitori al bambino, a tutelare la maternità delle lavoratrici intervenendo, in alcuni casi, anche in settori che già erano stati oggetto di intervento da parte della Corte Costituzionale e non ancora recepiti in norma.

Le modifiche per il congedo obbligatorio
Il decreto interviene, in primo luogo, sul congedo obbligatorio di maternità, come tutti sanno consiste in cinque mesi durante i quali la lavoratrice dipendente deve restare al casa dal lavoro: due prima del parto e tre dopo, oppure uno prima della nascita del bambino, se il tipo di occupazione lo consente, e quattro dopo. Le modifiche sono state approvate per rendere più flessibile la possibilità di fruirne in casi particolari come quelli di parto prematuro o di ricovero del neonato. Nel primo caso, infatti, secondo la legge precedente si contava l’inizio della maternità dopo parto dalla nascita effettiva del bambino, anche se questa avveniva prima del giorno previsto: in questo modo la donna di fatto perdeva alcuni giorni cui aveva diritto. D’ora in poi, i giorni di astensione obbligatoria non goduti prima del parto sono aggiunti al periodo di congedo di maternità post partum, anche quando la somma dei due periodi superi il limite complessivo dei 5 mesi. Nel caso di ricovero del neonato si prevede la possibilità di usufruire di una sospensione del congedo di maternità, a fronte di idonea certificazione medica che attesti il buono stato di salute della madre. In questo modo la donna può usufruire del congedo quando ha la possibilità di stare con il bambino. Entrambe le soluzioni sono dirette a favorire il rapporto madre-figlio senza rinunciare alle tutele della salute della madre.

Congedo facoltativo e diritti del papà
Novità anche per quanto riguarda l’astensione facoltativa dal lavoro dei genitori, che con il testo del 2001 prevedeva un arco di tempo anche frazionabile purché fosse fruito entro gli otto anni di vita del bambino. D’ora in poi, l’arco temporale di fruibilità del congedo parentale passerà dagli attuali 8 anni di vita del bambino ai 12. Il periodo parzialmente retribuito, in cui il lavoratore percepisce il 30% dello stipendio, viene portato dai 3 anni di età del bambino a 6 anni. Quello non retribuito passa dai 6 anni di vita del bambino ai 12 anni. Analoga previsione viene introdotta per i casi di adozione o di affidamento, per i quali la possibilità di fruire del congedo parentale inizia a decorrere dall’ingresso del minore in famiglia. In ogni caso, resta invariata la durata complessiva del congedo. In materia di congedi di paternità, viene estesa a tutte le categorie di lavoratori, e quindi non solo per i lavoratori dipendenti come attualmente previsto, la possibilità di usufruire del congedo da parte del padre nei casi in cui la madre sia impossibilitata a fruirne per motivi naturali o contingenti. Sono inoltre state introdotte norme volte a tutelare la genitorialità in caso di adozioni e affidamenti prevedendo estensioni di tutele già previste per i genitori naturali.

Si parla anche di donne vittime di violenza
Oltre agli interventi di modifica del testo unico a tutela della maternità, il decreto contiene due disposizioni innovative che riguardano il telelavoro e le donne vittime di violenza di genere. La norma sul telelavoro prevede benefici per i datori di lavoro privato che vi facciano ricorso per venire incontro alle esigenze di cure parentali dei loro dipendenti. In particolare, per il riconoscimento dei benefici si esclude dal conteggio dei limiti numerici previsti dalle leggi e dai contratti i telelavoratori che rientrino nella fattispecie individuata dal decreto. La seconda norma introduce il congedo per le donne vittime di violenza di genere ed inserite in percorsi di protezione debitamente certificati: si prevede quindi la possibilità, per queste lavoratrici dipendenti di imprese private, di astenersi dal lavoro, per un massimo di tre mesi, per motivi legati a tali percorsi, garantendo l’intera retribuzione, la maturazione delle ferie e degli altri istituti connessi. Viene anche introdotto il diritto di trasformare il rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale a richiesta della lavoratrice. Le collaboratrici a progetto hanno diritto alla sospensione del rapporto contrattuale per analoghi motivi sempre per un massimo di tre mesi.

Sahalima Giovannini

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