prev
  • Il Medico risponde
  • Quando nascerà?
  • SOS adolescenza
  • Famiglia, Leggi e Diritto
  • Iscrizione newsletter
  • Mamma sei una sòla
  • Test di Edinburgh
next

Affido condiviso: le nuove frontiere per i figli di genitori separati

settembre 9, 2014 10:00 am

A otto anni di distanza dalla sua approvazione la legge sull’affidamento, legalmente e materialmente condiviso, si è rivelata insufficiente allo scopo di garantire ai minori il rapporto con ambedue i genitori.

La cosa non deve stupire, storicamente in nessun Paese al mondo già in passato la mera introduzione dell’affido legalmente condiviso era servita a modificare in modo incisivo la ripartizione dei tempi di coabitazione e cura al punto che si sono spesso resi necessari dei correttivi legislativi che, solo in certe nazioni, sono valse a un viraggio verso l’affido materialmente condiviso. Per la comprensione del prosieguo dell’articolo, è opportuno precisare che internazionalmente si definisce joint physical custody (affido materialmente condiviso) – shared custody o shared parenting per i Paesi che giuridicamente non prevedono l’affido condiviso – quella modalità di affido che, pragmaticamente, presuppone che almeno un terzo del tempo del tempo totale sia trascorso dal minore col genitore «less involved» – ovvero meno coinvolto, meno presente. In particolare l’International Council on Shared Parenting riunitosi a Bonn nel luglio 2014 ha scelto proprio il 33,3% come parametro per definire la soglia oltre la quale parlare di affido materialmente condiviso o shared parenting. Si definisce invece joint legal custody l’affido legalmente condiviso senza riflessi specifici sui tempi di coabitazione e cura.

Un problema di cui si parla da tempo
La senatrice Emanuela Baio, co relatrice della proposta di legge sull’affido condiviso, così scrive ad anni di distanza nella prefazione del libro Nel nome dei Figli: «Per chi come me è stata correlatrice e ha creduto profondamente nella legge sull’affidamento condiviso, impegnandosi per farla approvare, è ancor più doloroso dover ammettere questo fallimento».
Ancora oggi può capitare infatti al genitore che chiede al Tribunale tempi e pernottamenti paritari all’altro genitore, di vedersi riconosciuti dai magistrati due soli pernottamenti al mese con la motivazione «l’affidamento condiviso non ha affatto per conseguenza la loro domiciliazione paritaria presso ciascuno dei genitori» (Tribunale di Firenze, 2433/11).
A distanza di oltre 40 anni dall’inizio del dibattito pro o contro l’affido materialmente condiviso nel mondo possiamo invece dire che è stato possibile sostituire delle impostazioni di natura epidermica e teorica con approcci concreti basati sulle risultanze di vaste ricerche.
Personalmente, al fine di avviare il doveroso rinnovamento culturale e legislativo, ho introdotto le ricerche internazionali e le esperienze estere più significative nel disegno di legge 1163 depositato presso il Senato della Repubblica e nel pdl 2507 depositato presso la Camera dei Deputati.

Le esperienze estere
In numerosi Paesi l’affido legalmente condiviso è realtà da molto più tempo che da noi.
Attualmente la Svezia è il Paese europeo con la maggiore percentuale di affidi in alternanza (30%, contro il 20% del Belgio e, per fare un esempio, circa il 2% dell’Italia, anche se tutti e tre i Paesi vantano circa il 90% di affido legalmente condiviso). Generalmente, comunque, in Svezia anche chi non ha l’alternanza può spesso usufruire di tempi affini alla physical joint custody ottenuti modulando le ferie e i pernottamenti infrasettimanali presso il genitore sfavorito.
Indiscutibili sono risultati i benefici dello shared parenting: in particolare grossi vantaggi sono stati obiettivati dalla grande ricerca statale correlata al sondaggio nazionale svedese condotto nell’autunno 2009 da Sweden statistics per conto del Ministero degli affari sociali: il doppio domicilio risultò, nell’indagine ministeriale di un Paese noto per la sua serietà e il suo welfare, la miglior sistemazione tra tutte quelle dei figli di coppie separate con particolare influenza sulla soddisfazione della propria vita da parte dei minori.
Un altro grande studio su 164,580 ragazzi svedesi di 12 e 15 anni ha evidenziato che i parametri migliori relativamente a disturbi psicosomatici, benessere fisico, psicologico e sociale, malattie mentali, insoddisfazione circa le relazioni coi propri genitori sono quelli di coloro che vivono in famiglie intatte ma i minori che spendono tempi sostanzialmente eguali presso i due genitori si confermano la miglior struttura familiare tra tutte quelle delle famiglie separate.

L’articolo scientifico attualmente più importante al mondo proprio sui piani genitoriali nei bambini sotto i 4 anni consiste in una revisione metanalitica dei più autorevoli studi mondiali sul tema ed ha ricevuto l’endorsement di 110 scienziati internazionali. Esso, oltre a giustiziare implacabilmente sul piano metodologico ricerche precedenti di tenore contrario svolte dall’australiana Jenny Mac Intosh (che, esposta al pubblico ludibrio, ha poi dovuto precisare in un ulteriore articolo che i suoi studi non possono servire da base decisionale per i politici) e dallo statunitense Tornello, conclude testualmente: “In generale i risultati degli studi rivisitati in questo documento sono favorevoli ai piani genitoriali che bilanciano il tempo dei piccoli bambini tra le due case nel modo più egualitario possibile”.

La soddisfazione di vita nei bambini
Un grande studio è stato pubblicato su Children & Society nel 2012. Esso ha analizzato 184.496 minori (divisi in tre gruppi: undicenni, tredicenni, quindicenni) in 36 società occidentali con non meno di 1536 studenti in ogni Paese per gruppo di età. I risultati furono:
1. I bambini che vivono con entrambi i genitori biologici riportano i più alti livelli di soddisfazione di vita rispetto ai bambini che vivono con un genitore single o con un genitore biologico ed uno acquisito.
2. I bambini che vivono con suddivisione paritaria dei tempi riportano comunque un più alto livello di soddisfazione di vita rispetto ad ogni altra sistemazione di famiglia separata, solo poco più basso dei bambini nelle famiglie integre. Anche la comunicazione coi genitori, indagata in profondità in uno studio appendice, è risultata migliore per minori in affidamento materialmente paritetico nel medesimo campione.

I risultati di 50 studi
Ricordiamo infine le conclusioni dei 50 studi che confrontavano l’affido materialmente esclusivo con quello materialmente condiviso pubblicati tra il 1977 e il 2013 su riviste che prevedono la revisione critica “peer in review”. Solo due studi avevano dato risultati negativi per l’affido materialmente condiviso, undici o non avevano mostrato influenze oppure avevano mostrato alcuni effetti negativi neutralizzati da altri positivi (gruppo di studi detto neutrale o misto). Trentasette, però, avevano prodotto inequivocabili risultati positivi per l’affido materialmente condiviso. Anche se lentamente, comunque, l’affido materialmente condiviso sta progredendo in tutto il mondo e, per l’Europa, l’evoluzione può essere riassunta nelle figure 1,2,3

mappa1

mappa2

mappa3

Figure1,2,3: Paesi europei in cui oltre il 30% dei figli di coppie separate vive almeno un terzo del tempo con ambedue i genitori ed evoluzione negli ultimi 30 anni.

Non dobbiamo quindi stupirci che nel 2011 il Collegio Nazionale degli Psicologi si sia schierato a favore del modello “due case-due genitori” e che in seguito anche la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale abbia assunto analoga posizione. Purtroppo, però, in Italia queste importanti ricerche estere non trovano il giusto riconoscimento spesso neppure in fase di proposte di legge e spesso neanche dai cosiddetti fautori del condiviso.

Bibliografia

Vittorio Vezzetti contatto: vittorio.vezzetti@crs.lombardia.it

Medico Pediatra
Membro del comitato scientifico dell’International Council on Shared Parenting
Referente scientifico della Piattaforma europea per la joint custody, co-parenting and childhood Colibrì

- -



Advertising