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Nel nome della… madre

maggio 9, 2001 12:00 pm

Una sentenza della Cassazione apre la strada verso la parità tra cognome del papà e quello della mamma Come spesso avviene nel nostro paese, le svolte legislative in tema di diritto di famiglia avvengono sulla scorta di sentenze della Corte di Cassazione emanate in merito a casi che divengono, loro malgrado, la base di partenza…

Una sentenza della Cassazione apre la strada verso la parità tra cognome del papà e quello della mamma

Come spesso avviene nel nostro paese, le svolte legislative in tema di diritto di famiglia avvengono sulla scorta di sentenze della Corte di Cassazione emanate in merito a casi che divengono, loro malgrado, la base di partenza per sovvertire un ordine che sembrava, sino a quel momento, incontrovertibile.
Così è arrivato il momento di assestare un poderoso “scossone” alla consuetudine di attribuire sempre ai figli il cognome del padre.

L’antefatto. Anna D. è una donna che ha avuto un figlio da una relazione extraconiugale. Il bambino, riconosciuto in principio solo da lei, ha sempre portato, come prevede sino ad oggi la legge, il cognome della madre. Il padre, sposato ad un’altra donna e sino a quel momento “latitante” nelle sue finzioni di genitore, dopo due anni di tentennamenti e riflessioni, decide di regolarizzare la sua posizione. Con l’accordo della moglie riconosce il bambino come suo figlio e, secondo quanto detta la norma, i giudici, sia di primo che di secondo grado, nonostante l’opposizione della madre naturale del bambino, attribuiscono al piccolo il cognome del nuovo padre.
Anna non rinuncia al suo intento di far mantenere al bambino il suo cognome e, invocando anche la “Convenzione sulla donna” firmata a New York contro le discriminazioni sessuali, decide di ricorrere nuovamente in appello. E qui la svolta. La Corte di Cassazione ha affermato che, nel caso il cui la prole venga legittimata dal padre dopo essere stata inizialmente riconosciuta solo dalla madre, non esiste alcun “automatismo” che imponga al bambino o alla bambina di abbandonare il cognome materno per far sì che egli o ella adotti quello del padre. La Suprema Corte esprime inoltre un’altra importante constatazione: né il codice civile, né l’ordinamento dello stato civile riporta esplicite disposizioni circa il prevalere del cognome materno su quello paterno in tutti i casi nei quali i padri non si comportano, fin dalla nascita del bambino, in modo corretto e tempestivo.

Nella stessa sentenza la Cassazione precisa inoltre che, in mancanza di leggi in materia, quando si concretizzi il riconoscimento paterno successivamente ad un’azione legale, allora i giudici dovranno far riferimento, per analogia, all’articolo 262 del codice civile che disciplina il cognome del figlio naturale. Questo articolo stabilisce che il figlio nato fuori dal matrimonio deve portare il cognome del genitore che lo riconosce per primo, se, invece, viene riconosciuto sia dalla mamma che dal papà, allora deve portare il cognome materno; infine, se il padre procede al riconoscimento a distanza di tempo, sarà il giudice a valutare quale cognome il minore dovrà assumere.
Quindi, spetterà al magistrato prendere la decisione circa quale cognome il bambino porterà, e questo nell’unico interesse del piccolo, avendo riguardo al diritto del bambino a salvaguardare l’ identità personale posseduta fino a quel momento, in base all’ambiente dove sino ad allora è vissuto, anche con riferimento alla famiglia in cui è cresciuto, senza tener conto di nessun tipo di cambiamento “automatico” del cognome, da quello materno, che potrà rimanere, a quello paterno, che non risulta così obbligatorio.
Ancora una volta, quindi, la Cassazione ha indicato la via che, come è già avvenuto in altri paesi, potrebbe portare ad una completa equiparazione dei cognomi materno e paterno così che si possa optare per l’attribuzione, libera, dell’uno o dell’altro, senza “discriminazioni” genealogiche.

 

Giancarlo Strocchia

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