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Eliminata la differenza tra figli nati nel matrimonio e figli riconosciuti

ottobre 22, 2013 9:30 am

Raggiunto l’obiettivo al quale miravano le norme in materia di riconoscimento dei figli naturali contenute nella Legge 219 del 10 dicembre 2012: eliminare qualsiasi differenza tra figli legittimi e figli naturali.

Lo ha annunciato lo scorso luglio il premier Enrico Letta: basta figli di serie A e di serie B, si tratta in ogni caso di figli, punto e basta. Con queste parole ha commentato l’entrata in vigore della Legge 10 dicembre 2012, n. 219 pubblicata in Gazzetta Ufficiale 17 dicembre 2012, n. 293, che contiene le nuove norme in materia di riconoscimento dei figli naturali.

Una serie di buone notizie sul fronte: tutela dei figli
Con la legge 219/2012, il legislatore ha inteso affermare l’ormai dovuto principio di unicità dello stato giuridico dei figli, affermando dunque la necessità improrogabile di equiparare i diritti dei figli legittimi a quelli dei figli naturali. La tanto conclamata “modernizzazione” del nostro legislatore risulta, tuttavia, quantomeno intempestiva se si considera che l’affermazione di tale principio, nel nostro ordinamento, viene da anni caldeggiata a livello internazionale e che la stessa Costituzione del ’48 ne impone, da ben oltre mezzo secolo, il riconoscimento. Ma accettiamo ogni buona modifica seppure tardiva e traiamone i dovuti benefici. Cade, dunque, la distinzione fra figli naturali e figli legittimi. Il legislatore ha avviato i lavori di modifica del nostro sistema, aprendo la strada della riforma con una norma generica, una legge delega che dettato il nuovo principio e sostituite le parole – figli naturali e figli legittimi – con la sola locuzione: figli, getta le basi per una produzione normativa successiva che dovrà essere volta alla modifica ulteriore e più approfondita di parti del codice civile che prevedevano una netta distinzione di trattamento tra le due figure a discapito dei figli naturali. Sempre con la legge del 2012 il legislatore ha inteso regolare anche un altro punto controverso della questione, la competenza tra Tribunale Ordinario e Tribunale dei Minorenni, permettendo che un unico giudice, il Tribunale Ordinario, statuisca in merito alle controversie insorte fra genitori uniti in matrimonio e non, per il mantenimento e l’affido dei figli. Infine, è di luglio di questo anno l’approvazione dello schema di decreto legislativo in materia di filiazione, decreto che andrà a mettere in atto quanto voluto dal legislatore con la legge delega del 2012, al fine di modificare il nostro codice in rispetto del nuovo principio di equiparazione. Le modifiche più rilevanti che vanno segnalate riguardano le successioni mortis causa e le donazioni.

Le differenze rispetto a prima
Per quanto riguarda il riconoscimento dei figli, l’articolo 74 del codice civile sulla parentela adesso sostiene che la parentela è il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite, e nel caso in cui la filiazione sia avvenuta all’interno del matrimonio, e nel caso in cui sia avvenuta al di fuori di esso, e, infine, nel caso in cui il figlio sia adottivo. Il vincolo di parentela non sorge nei casi di adozione di persone maggiori di età. Per quanto riguarda l’articolo 251 c.c.- Autorizzazione al riconoscimento, si sostiene che il figlio nato da persone tra le quali esiste un vincolo di parentela in linea retta all’infinito, o in linea collaterale nel secondo grado, ovvero un vincolo di affinità in linea retta, può essere riconosciuto previa autorizzazione del giudice, avuto riguardo all’interesse del figlio ed alla necessità di evitare allo stesso qualsiasi pregiudizio. Il riconoscimento di una persona minore di età è autorizzato dal Tribunale per i minorenni. Particolarmente importante l’articolo 315 c.c. che definisce lo stato giuridico della filiazione: tutti i figli hanno lo stesso stato giuridico. L’articolo 315-bis c.c., infine, sui diritti e doveri del figlio, dichiara che il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni. Il “figlio”, dunque, ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti indipendentemente dal fatto che sia nato o meno all’interno di un matrimonio civile.

Avvocato Francesca Bonomi

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