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La violenza esce di casa

marzo 14, 2001 12:00 pm

La nuova legge sui maltrattamenti familiari prevede l’allontanamento dal domicilio del coniuge manesco La Commissione giustizia del Senato ha approvato in via definitiva la nuova legge “sulla violenza nelle relazioni familiari”. Il provvedimento normativo, già approvato dalla Camera il 30 gennaio 2001, e presentato per fronteggiare il fenomeno della violenza tra le mura domestiche, prevede…

La nuova legge sui maltrattamenti familiari prevede l’allontanamento dal domicilio del coniuge manesco

La Commissione giustizia del Senato ha approvato in via definitiva la nuova legge “sulla violenza nelle relazioni familiari”. Il provvedimento normativo, già approvato dalla Camera il 30 gennaio 2001, e presentato per fronteggiare il fenomeno della violenza tra le mura domestiche, prevede che, in caso di percosse e maltrattamenti domestici, d’ora in poi, il giudice potrà ordinare all’autore delle violenze di lasciare immediatamente il domicilio, impedendogli di rientrare fino ad una nuova decisione sempre di competenza del magistrato.

Tre le novità di rilievo:

  • La prima riguarda l’individuazione di una “terza via” tra la soluzione penale (l’arresto dopo la denuncia) e quella civile (la separazione). La nuova normativa stabilisce, infatti, che il coniuge manesco lasci la casa per effetto di una decisione, rapida, del giudice: una misura cautelare per fare allontanare prima possibile dalla casa familiare la persona violenza. Succedeva infatti che finora, soprattutto le donne che trovavano il coraggio di denunciare una violenza subita, fossero successivamente costrette ad abbandonare il tetto coniugale per non doverne subire ancora.
  • La seconda attiene alla forma linguistica: infatti, nel testo della legge non si fa esplicito riferimento ai mariti, bensì si utilizza il più generico termine di “coniuge” senza specificazione di sesso.
  • La nuova misura restrittiva può essere applicata anche senza l’accertamento di un reato o di un danno arrecato: basterà che l’autorità giudiziaria verifichi l’esistenza di una forte tensione familiare.

Dopo aver accertato un caso di maltrattamento o percosse di un coniuge nei confronti dell’altro, il giudice può disporre:

  • L’allontanamento immediato dell’autore delle violenze dalla pareti domestiche.
  • Il divieto, per il coniuge violento, di avvicinarsi o praticare i luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa, tra i quali il luogo di lavoro, il domicilio della famiglia d’origine o dei congiunti più prossimi.
  • Il divieto di far rientro in casa se non esplicitamente autorizzato dal magistrato
  • L’intervento dei servizi sociali, di centri di mediazione culturale o di associazioni che abbiano la finalità del sostegno o dell’accoglienza dei minori.
  • Il pubblico ministero potrà anche disporre per il coniuge violento il pagamento di un assegno a favore delle persone conviventi che, a causa dell’allontanamento, rimangono prive di adeguati mezzi di sussistenza, eventualmente disponendo la trattenuta direttamente dallo stipendio e il versamento diretto da parte del datore di lavoro.
La nuova misura cautelare non tutela solo mamme, figli e anziani. La legge protegge espressamente anche i genitori che dovessero subire maltrattamenti e sopraffazioni da parte di figli violenti o tossicodipendenti. La disciplina, applicabile ai procedimenti per delitti puniti con pena superiore, nel massimo, a tre anni, è comunque soggetta alle stesse condizioni previste per le altre forme: l’esistenza di gravi indizi di colpevolezza, il pericolo di reiterazione di delitti, il criterio della proporzionalità tra gravità del fatto e misura prescelta.
La legge disegna anche la disciplina degli ordini di protezione contro gli abusi familiari rispetto al Codice civile, prevedendo, come abbiamo già specificato, una rilevante novità: perché possa scattare la tutela di legge, non è necessaria la presenza del reato, del danno effettivamente arrecato. Basterà una accertata situazione di tensione per far scattare la norma di tutela da parte del giudice. E’ questo il risultato delle istanze presentate da chi ha studiato a lungo e da vicino il fenomeno delle violenze in famiglia. Il giudice può anche decidere indagini sui redditi e sul patrimonio personale e comune dei coniugi. Nei casi più gravi, interviene con la logica del “pronto soccorso”, cioè con un immediato ordine di protezione.

In Rete:
Il testo della legge

 

Giancarlo Strocchia

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