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Congedi per assistenza disabilità

dicembre 23, 2010 12:31 pm

Lo scorso 24 novembre sono entrate in vigore le nuove regole per beneficiare dei permessi parentali per accudire familiari con disabilità, come stabilito dalla legge 104/92. In merito al diritto di ottenere giorni di permesso per assistere familiari con gravi disabilità, la normativa interna alla cosiddetta legge “Collegato lavoro alla manovra di finanza pubblica” n.…

Congedi per assistenza disabilità

Lo scorso 24 novembre sono entrate in vigore le nuove regole per beneficiare dei permessi parentali per accudire familiari con disabilità, come stabilito dalla legge 104/92.

In merito al diritto di ottenere giorni di permesso per assistere familiari con gravi disabilità, la normativa interna alla cosiddetta legge “Collegato lavoro alla manovra di finanza pubblica” n. 183 del 2010 (entrata in vigore lo scorso 24 novembre), prevede alcune modifiche alla legge n. 104 del 1992. La legge che disciplina, appunto, la concessione di permessi ad un singolo componente per ogni famiglia per assistere familiari con gravi disabilità e handicap. Le modifiche valgono sia per le pubbliche amministrazioni che per i privati. Esaminiamone insieme i particolari.

Chi ne ha diritto
Tra le principali novità troviamo la restrizione dei soggetti legittimati a fruire dei permessi deve essere un coniuge, un parente o affine entro il secondo grado, in precedenza era sino al terzo grado. A titolo esemplificativo, sono parenti di primo grado i genitori e i figli; sono parenti di secondo grado i nonni, fratelli o sorelle, nipoti in quanto figli dei figli; sono considerati affini di primo grado i suoceri, la nuora o il genero. Gli affini di secondo grado sono i cognati e le cognate. Alcune eccezioni permettono di far rientrare a godere del diritto anche i parenti entro il terzo grado (zii, nipoti in quanto figli di fratelli e sorelle, bisnonni, pronipoti in linea retta, gli zii acquisiti, i nipoti acquisiti). Tali eccezioni sono quelle in cui i genitori, o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità, abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti permanenti o siano deceduti o mancanti.
Tra le patologie invalidanti, quelle che consentono l’estensione dal secondo al terzo grado di parentela o affinità, rientrano:

  • le patologie acute o croniche che determinano temporanea o permanente riduzione o perdita dell’autonomia personale;
  • le patologie acute o croniche che richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici;
  • le patologie acute o croniche che richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario.

Con l’espressione mancanti si intende invece non solo una situazione di assenza naturale e giuridica, celibato o stato di figlio naturale non riconosciuto, ma comprende anche condizioni – che devono risultare da relativa documentazione dell’autorità giudiziaria o di altra pubblica autorità – quali:

  • divorzio;
  • separazione legale;
  • abbandono.

L’istituzione del referente unico
La modifica alla legge n. 104/92 stabilisce anche che non può essere riconosciuta a più di un lavoratore dipendente la possibilità di fruire dei giorni di permesso per l’assistenza alla stessa persona in situazione di disabilità grave. Pertanto, fermo restando che i giorni di permesso sono previsti dalla legge nel limite di tre per soggetto disabile, tali giornate dovranno essere fruite esclusivamente da un solo lavoratore, non potendo invece essere godute alternativamente da più beneficiari. Deroga però in favore dei genitori, anche adottivi, di figli con disabilità grave, ai quali viene riconosciuta la possibilità di fruire dei permessi in forma alternativa, sempre nel limite dei tre giorni per soggetto disabile. In tali casi, pur essendo necessario un intervento permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o di relazione del soggetto con disabilità grave, tale onere può essere sostenuto alternativamente dall’uno o dall’altro genitore, tenuto conto del diverso ruolo che essi esercitano sul bambino, rispetto agli altri familiari.

Per i figli con disabilità grave
La nuova legge ha dato rilievo alla particolarità del rapporto genitoriale dettando specifiche norme per i genitori che assistono un figlio in situazione di disabilità grave. In base alla nuova disciplina, i tre giorni di permesso mensili possono essere fruiti anche dai genitori di un minore di tre anni in situazione di disabilità grave. Resta inalterato il diritto dei genitori del disabile minore di tre anni di poter fruire, in alternativa a tale beneficio, del prolungamento indennizzato del congedo parentale o dei riposi orari retribuiti (art. 42, comma 1, decreto legislativo n. 151/2001). Si sottolinea però che, la fruizione dei benefici dei tre giorni di permesso mensili, del prolungamento del congedo parentale e delle ore di riposo deve intendersi alternativa e non può essere cumulata nell’arco del mese. Pertanto, nel mese in cui uno o entrambi i genitori, anche alternativamente, abbiano beneficiato di uno o più giorni di permesso ai sensi dell’art. 33 comma 3, gli stessi non potranno usufruire per lo stesso figlio delle due ore di riposo giornaliero o del prolungamento del congedo parentale. Allo stesso modo, nel mese in cui uno o entrambi i genitori abbiano fruito, anche alternativamente, del prolungamento del congedo parentale o delle due ore di riposo giornaliero, gli altri parenti o affini aventi diritto non potranno beneficiare per lo stesso soggetto in situazione di disabilità grave dei giorni di permesso mensili.

Modalità e requisiti per i permessi
La legge ribadisce che il presupposto per la concessione dei benefici è che la persona in situazione di disabilità grave non sia ricoverata a tempo pieno, cioè 24 ore su 24 presso strutture ospedaliere o simili, pubbliche o private, che assicurano assistenza sanitaria continuativa. Ci sono però anche in questo caso delle eccezioni:

  • interruzione del ricovero a tempo pieno per necessità del disabile in situazione di gravità di recarsi al di fuori della struttura che lo ospita per effettuare visite e terapie appositamente certificate;
  • ricovero a tempo pieno di un disabile in situazione di gravità in stato vegetativo persistente e/o con prognosi infausta a breve termine;
  • ricovero a tempo pieno di un minore con disabilità in situazione di gravità per il quale risulti documentato dai sanitari della struttura ospedaliera il bisogno di assistenza da parte di un genitore o di un familiare, ipotesi già prevista per i bambini fino a tre anni di età.

E’ stato eliminato il requisito della convivenza obbligatoria. La precedente normativa prevedeva infatti che i permessi dei genitori di figlio disabile in situazione di gravità maggiore di età potessero essere fruiti a condizione che sussistesse convivenza o che l’assistenza fosse continuativa ed esclusiva. Tali condizioni non sono più quindi elementi essenziali ai fini del godimento dei permessi. Ulteriori informazioni sul sito Governo.it, dossier Permessi per l’assistenza a familiari disabili , mentre l’INPS sta provvedendo ad aggiornare, tenendo conto delle innovazioni introdotte dalla legge, le istruzioni sulle procedure e la Modulistica on-line necessaria per la presentazione della richiesta.

 

Marina Zenobio

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