prev
  • Il Medico risponde
  • Quando nascerà?
  • SOS adolescenza
  • Famiglia, Leggi e Diritto
  • Iscrizione newsletter
  • Mamma sei una sòla
  • Test di Edinburgh
next

I diritti delle mamme

maggio 7, 2007 12:00 pm

Analisi gratuite, sussidi economici, astensione dal lavoro: sintesi delle norme che tutelano le donne La tutela della maternità è tra i principi fondanti della Costituzione del nostro paese. Se ne parla nell’articolo 31, che la protegge in generale, e nell’articolo 37 che assicura anche alle mamme lavoratrici una speciale e adeguata protezione. Ogni tanto però…

Analisi gratuite, sussidi economici, astensione dal lavoro: sintesi delle norme che tutelano le donne

La tutela della maternità è tra i principi fondanti della Costituzione del nostro paese. Se ne parla nell’articolo 31, che la protegge in generale, e nell’articolo 37 che assicura anche alle mamme lavoratrici una speciale e adeguata protezione. Ogni tanto però è bene rinfrescare la memoria, sia per quanto riguarda la tutela delle madri lavoratrici sia quando si tratti di mamme disoccupate e senza copertura previdenziale.

In termini generali, tutte le donne italiane o straniere con permesso di soggiorno che aspettano un bambino hanno diritto a controlli sanitari gratuiti in corrispondenza di determinati periodi della gravidanza. Per sapere come usufruirne basta rivolgersi al proprio ginecologo o ai consultori familiari. Se straniera e non in regola, la donna può comunque richiedere, presso l’ufficio immigrazione di competenza, un permesso di soggiorno per motivi di salute che coprirà tutto il periodo della gravidanza e i sei mesi successivi dalla nascita del bambino, permettendole l’accesso al Servizio Sanitario Nazionale.

Prima di ogni cosa è importante sapere che se la futura madre ha difficoltà a tenere il bambino con sé, la legge italiana le consente di non riconoscerlo e di lasciarlo in ospedale. Una rinuncia che può essere fatta sia al momento del ricovero che la momento del parto e in forma anonima. Normalmente, nel giro di qualche settimana, il neonato lasciato in ospedale troverà una famiglia disposta ad adottarlo e a prendersene cura.

Se la futura madre è sola e versa in gravi condizioni economiche può chiedere, ai servizi sociali del comune o della circoscrizione di appartenenza, aiuto nella ricerca di una sistemazione in casa famiglia per il periodo di gravidanza ed anche dopo il parto, nonché un sussidio economico per il periodo successivo alla nascita del figlio. Anche se sposata, e comunque in situazioni economiche disagiate, la donna può chiedere ai servizi sociali del Comune di appartenenza un contributo economico per il nucleo familiare. Le mamme che non hanno copertura previdenziale possono richiedere tramite gli Uffici Relazioni con il Pubblico (URP) del Comune di appartenenza, entro 6 mesi dalla nascita del figlio, l’erogazione di un assegno di maternità che per l’anno in corso è di 1.472,60 euro, pari a cinque mensilità di 294,52 euro.

Per quanto attiene alla tutela delle madri lavoratrici, la legge prevede:

  • l’obbligo dell’astensione dal lavoro per cinque mesi con diritto al mantenimento del posto e alla retribuzione (con facoltà di scelta, nella distribuzione del periodo, prima e dopo il parto). In questi mesi le lavoratrici dipendenti ricevono un’indennità per maternità pari all’80% della retribuzione, pagata dall’INPS tramite il datore di lavoro. Molti contratti di categoria prevedono poi che l’azienda integri l’indennità per portarla al pari dello stipendio;
    la possibilità di estendere l’astensione dopo il parto per altri sei mesi entro il primo anno; il diritto a due ore di riposo giornaliero per l’allattamento;
  • la possibilità di assentarsi per malattia del bambino, con diminuzione della retribuzione, entro i primi tre anni. Possibilità che è stata estesa anche ai papà.
    Con la legge n. 53 dell’8 marzo 2000, le madri lavoratrici hanno la facoltà di astenersi dal lavoro a partire dal mese precedente la data presunta del parto e nei quattro mesi successivi al parto, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale e il medico competente nella prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non pregiudichi la salute della gestante e del nascituro. Questi in linea generale i diritti che spettano a tutte le lavoratrici dipendenti, comprese quelle che lavorano in enti pubblici o come socie di cooperative.

    Alle lavoratrici dipendenti che abbiano adottato o preso in affidamento un bambino, spetta un’indennità di maternità per i 3 mesi successivi all’effettivo ingresso del minore nella famiglia adottiva o affidataria, sempre che il bambino adottato non abbia ancora compiuto i sei anni (i 18 anni di età in caso di adozione o affidamento preadottivo internazionale). La norma riconosce anche alla mamme adottiva o affidataria, gli stessi diritto ai riposi, ai permessi e ai congedi, diritti di cui, in alternativa, può godere anche il padre lavoratore dipendente..

    Particolari agevolazioni spettano alle neomamme di bambini portatori di gravi handicap tra cui:

  • prolungamento dell’astensione facoltativa o, in alternativa, una o due ore (a seconda della durata dell’orario di lavoro) di permesso giornaliero retribuito, fino al terzo anno di età del bambino;
  • tre giorni di permessi mensili retribuiti, fruibili anche in maniera continuativa, oltre il terzo anno di età del bambino.
    Considerando la delicata situazione di una madre che torna a casa dal parto con un bambino portatore di handicap, la legge prevede che di tali diritti possa usufruire anche il padre, anche se la madre non lavora

    Le lavoratrici autonome, le artigiane e le commercianti devono fare richiesta di indennità per astensione obbligatoria direttamente agli uffici dell’INPS. Le libere professioniste iscritte ad una delle varie casse previdenziali (del notariato, degli avvocati, dei farmacisti, dei veterinari, dei medici, dei geometri, dei dottori commercialisti, degli ingegneri e architetti, dei ragionieri e dei consulenti del lavoro) hanno diritto ad una indennità di maternità per i due mesi precedenti e i tre mesi successivi al parto, dietro presentazione di domanda alla rispettiva cassa di appartenenza. Anche le collaboratrici familiari e le baby-sitter hanno diritto alla conservazione del posto di lavoro e all’indennità, che viene pagata dall’INPS, ma solo se nei due anni precedenti hanno versato un certo numero di contributi. Per non perdere il diritto al sussidio è importante ricordare che la domanda all’INPS deve essere presentata entro un anno dall’inizio dell’astensione dal lavoro.
    Di questi, e di altri particolari diritti a tutela della maternità, si può prendere conoscenza collegandosi alle pagine informative che l’INPS ha dedicato all’argomento.

    In Rete
    L’indennità di maternità sul sito web dell’Inps

     

    Marina Zenobio

    - -


  • ARTICOLI CORRELATI