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Figli e tatuaggi

marzo 6, 2006 12:00 pm

Colpevole di lesione volontarie l’operatore che li esegue su un minore senza il consenso dei genitori Stop ai tatuaggi sui minori: chi li esegue senza il consenso dei genitori del ragazzo rischia una condanna per lesioni volontarie. Lo ha stabilito la Cassazione con una importante sentenza emessa nei confronti di una proprietaria di un centro…

Colpevole di lesione volontarie l’operatore che li esegue su un minore senza il consenso dei genitori

Stop ai tatuaggi sui minori: chi li esegue senza il consenso dei genitori del ragazzo rischia una condanna per lesioni volontarie. Lo ha stabilito la Cassazione con una importante sentenza emessa nei confronti di una proprietaria di un centro tatuaggi di Torino, che aveva eseguito un tatuaggio di quattro centimetri su una adolescente, senza attendere il “valido consenso”di papà e mamma della ragazza.

Tatuaggi sotto accusa
Perché si possa parlare di “lesioni”, spiega la Cassazione “sono sufficienti anche dei ‘fatti lesivi
di modesta entità’, come le ecchimosi, i graffi, le scalfitture, le abrasioni ecc tra i quali rientra a pieno titolo anche il tatuaggio”. Per quanto piccoli e poco accentuati, gli amati tatoo provocano infatti un danno dermatologico alla pelle che per essere riportata allo stato naturale necessita in ogni caso di un intervento con il laser. Ed è quello che è avvenuto nel caso di Giulia, l’adolescente che si era recata presso il negozio per poter avere il tanto desiderato tatuaggio prima delle vacanze estive. La perizia medico legale ha infatti stabilito che l’immagine che la ragazzina si era fatta tatuare – all’insaputa dei genitori “’aveva in ogni caso prodotto una alterazione della funzione sensoriale e della funzione protettiva della cute, comportante, per la sua eliminazione, la necessità di un intervento terapeutico, sia pure di modesta consistenza”. A nulla sono serviti i tentativi dell’imputata di difendersi sostenendo che il tatuaggio, effettuato su Giulia, era “assai tenue e molto localizzato”': per la Cassazione si tratta pur sempre di lesione. Per poterlo eseguire è indispensabile quindi che il negoziante richieda – a chi non è maggiorenne – il consenso espresso da chi esercita la “potestà genitoriale”.

Le proposte di Legge
Gli operatori del settore, come è comprensibile, criticano la sentenza della Cassazione. “E’ fuorviante, in generale, associare l’idea di lesioni volontarie ai tatuaggi, perché sono comunque abrasioni, lesioni seppur lievi. La sentenza della Cassazione sottolinea Giuseppe Serra, presidente dell’Associazione tatuatori italiani riuniti (Atir) – evidenzia la necessità di una legge in materia”. “Ogni tatuaggio – dice Serra è, sostanzialmente, una lesione cutanea guaribile in 6 giorni. Questo non significa deresponsabilizzare i tatuatori che, innanzitutto, non dovrebbero mai tatuare chi ha meno di 14 anni, e farlo solo col permesso dei genitori tra i 14 e i 18 anni”. “Inoltre – conclude Serra, il tatuatore dovrebbe comunque rifiutarsi di eseguire tatuaggi inopportuni, anche con genitori consenzienti o, più spesso, succubi dei figli”.

I rischi del tatoo
I rischi del tatuaggio del resto non si esauriscono nel “pentimento” da parte di chi lo richiede. Se le condizioni igieniche di chi li esegue non sono adeguate possono infatti comparire infezioni localizzate, granulomi sottopelle, cheloidi (patologie cutanee a forma di ragnatela), fino al gravissimo rischio di “epatite”. In particolare il pericolo, spiega Serra, è nei tatuaggi proposti da tatuatori principianti e anche nell’età giovanile che non ha ancora completato lo sviluppo fisico.

Consapevoli e sicuri
Eliminare un tatuaggio è sempre possibile e quasi senza lasciare traccia. I costi però non sono dei più accessibili. ”rimuovere un tatuaggio di pochi centimetri – sottolinea Serra – costa almeno 1.000-1.500 euro”. Il consiglio, allora è quello di rivolgersi ai professionisti, almeno nelle Regioni dove è obbligatorio un attestato delle Asl. “Abbiamo ottenuto corsi specifici e obbligatori in Lazio, Veneto, Campania e recentemente anche in Puglia”, conclude Serra. Ma la Atir continua a battersi: è sufficiente una legge che cancelli qualunque ambiguità. Ma soprattutto è necessario che chi esegue tatuaggi conosca rischi e precauzioni sanitarie del caso e si attenga a un codice etico. Ai giovani, invece l’invito è a non sottovalutare i rischi legati ad una pratica che, troppo spesso, nasconde grandi pericoli. Inutile cercare di eludere i divieti di mamma e papà: a pagare è il commerciante ma il danno “indelebile” è soltanto dei ragazzi.

 

Paola Ladogana

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