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L’affidamento condiviso

febbraio 13, 2006 12:00 pm

Il bambino ha diritto ai due genitori: è il principio alla base della nuova legge su separazioni e divorzi Ci sono voluti tre anni ma alla fine, il 24 gennaio scorso, il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge N. 3537, meglio conosciuto come “Legge sull’affidamento condiviso dei figli”. Le associazioni dei…

Il bambino ha diritto ai due genitori: è il principio alla base della nuova legge su separazioni e divorzi

Ci sono voluti tre anni ma alla fine, il 24 gennaio scorso, il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge N. 3537, meglio conosciuto come “Legge sull’affidamento condiviso dei figli”. Le associazioni dei genitori, in particolar modo quelle dei papà, si sono battute a lungo per raggiungere questo risultato, che per loro significa anche l’affermazione del principio di bigenitorialità, in base al quale un bambino ha sempre e comunque diritto a due genitori, anche nel caso in cui questi arrivino alla separazione o al divorzio. A meno che il giudice non riconosca l’esistenza di impedimenti che giustifichino l’allontanamento di un genitore dal proprio figlio.

Nell’interesse del minore
Fino ad oggi, nell’84% dei casi di separazione, i figli venivano affidati esclusivamente alla madre con la possibilità del padre di vederlo secondo gli accordi sottoscritti con l’ex coniuge. Con l’affidamento condiviso invece la potestà genitoriale potrà essere esercitata da entrambi i genitori con uguali diritti e doveri.
Non bisogna mai mettere in secondo piano però che l’affidamento condiviso deve rispondere principalmente alle esigenze del minore perché essere genitori è un impegno che si prende nei confronti dei figli e non dell’altro genitore. Per cui anche se in fase di separazione, persino se conflittuale, il giudice deve valutare in primis questa soluzione, resta a sua discrezione la valutazione delle condizioni necessarie per affidare il minore ad entrambi i genitori. Una volta stabilito questo, attraverso un accordo congiunto o una decisione del giudice, verrà determinata la quantità di tempo da passare insieme, le modalità della presenza dei figli minori presso ciascun genitore, le soluzioni per il mantenimento, la cura, l’istruzione e l’educazione dei bambini.

La questione economica
La legge prevede che, salvo accordi diversi sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori dovrà provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito. Scompare quindi l’assegno di mantenimento per i figli che l’ex coniuge doveva versare mensilmente al genitore affidatario. Se necessario, sarà il giudice a stabilire la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità, da determinare considerando le esigenze del figlio, il tenore di vita da lui goduto durante la convivenza con entrambi i genitori, i tempi di permanenza presso ciascun genitore, il valore economico dei compiti domestici e di cura assunta da ciascun genitore. Se le informazioni di carattere economico fornite dai genitori non risultino sufficientemente documentate il giudice potrà disporre l’accertamento da parte della polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto della contestazione, anche se intestati a soggetti diversi. Le stesse disposizioni si applicano integralmente in caso di figli maggiorenni ma portatori di handicap gravi. In caso di figli maggiorenni non indipendenti economicamente, il giudice può disporre, dopo le dovute valutazioni, il pagamento di un assegno periodico.

L’assegnazione della casa
Anche il godimento della casa familiare è attribuito tenendo conto in primo luogo dell’interesse dei figli. Se non si raggiungerà un accordo tra le parti sull’assegnazione della casa, il giudice dovrà tener conto del rapporto economico tra i genitori considerando anche l’eventuale titolo di proprietà. Il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l’assegnatario non vi viva più stabilmente, oppure se decide di convivere o contragga un nuovo matrimonio. Anche nel caso di cambio di residenza o di domicilio, l’altro ex coniuge può chiedere la ridefinizione degli accordi, se tale cambiamento interferisce con le modalità dell’affidamento.

Una legge che non piace a tutti
Anche se per chi l’ha votata, e per le associazioni che da anni si impegnavano per la sua approvazione, rappresenta un passo avanti verso la completa uguaglianza dei diritti e dei doveri per entrambi i genitori, la legge sull’affido condiviso non convince tutti. Da più parti è stata denunciata la mancanza della creazione dell’Istituto di mediazione familiare. Un luogo cioè di passaggio preliminare obbligatorio per le coppie che abbiano bisogno di un sostegno per raggiungere un accordo. Radicali le critiche dell’Aiaf, l’Associazione italiana degli avvocati per la famiglia e i minori, che, pur ritenendo importante la salvaguardia della bigentorialità, teme che questa legge per l’affidamento condiviso possa avere le ricadute negative, esasperando il conflitto coniugale e coinvolgendo i figli in questo conflitto. Oltre ad appesantire i processi, per l’Aiaf questa legge provocherà la monetizzazione delle relazioni affettive, in quanto non essendo più previsto l’obbligo del classico assegno mensile di mantenimento per i figli, ogni tipo di spesa dalle scarpe ai libri, dal tempo libero alla scuola dovrà essere concordata di volta in volta tra i genitori.

In rete:
Il testo completo della legge sull’affido condiviso
Associazione italiana degli avvocati per la famiglia e i minori

 

Marina Zenobio

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