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Gli spazi neutri, luoghi per incontrare un genitore separato

aprile 25, 2016 3:00 pm

In caso di separazione conflittuale o quando un bambino deve incontrare un genitore considerato pericoloso, dai servizi sociali vengono individuati gli spazi neutri.

I bambini contesi tra due genitori ad alta conflittualità dovrebbero essere rassicurati per vivere con serenità la loro età d’oro. Purtroppo, alcuni genitori sono vittima del loro orgoglio personale al punto da considerare i figli come trofeo conquistato ed esporli come tale. Eppure anche l’ONU, con la convenzione sui Diritti del Fanciullo, siglata a New York il 20 novembre 1989, ha ribadito l’importanza di preservare i più piccoli da qualsiasi evento doloroso mettendo in primo piano solo il loro personale benessere. Per garantire ai bimbi questi diritto, la legge ha riconosciuto per loro gli spazi neutri.

Cosa sono gli spazi neutri
Lo spazio neutro è un luogo fisico, deciso dalle autorità giudiziarie, per la presa in carico di un bambino da un genitore all’altro quando la coppia è in forte contrasto. In genere viene utilizzato come luogo neutro una zona di un oratorio, una ludoteca o uno spazio dei servizi sociali territoriali. Questo spazio, purtroppo, viene utilizzato anche per consentire al genitore non affidatario di trascorrere del tempo con il proprio figlio sotto la supervisione di un’assistente sociale. In pratica sono le assistenti sociali a decretare la pericolosità di quel genitore ed a richiedere incontri assistiti tra padri e figli. Premesso che la relazione genitoriale dovrebbe essere sostenuta proprio per il recupero del buon rapporto filiale, il legislatore ha individuato in questo spazio il luogo in cui far recuperare e crescere il rapporto compromesso dalla separazione. Quindi, per il bambino lo spazio neutro deve rappresentare la continuità famigliare, deve configurarsi come il posto in cui recuperare le radici e l’amore del genitore allontanato e in cui ricostruire un rapporto di fiducia.

Lo spazio neutro simulatore virtuale della casa
Nella quasi totalità dei casi, gli spazi neutri vengono individuati nei locali dei servizi sociali in genere salette ubicate all’interno dei consultori familiari: spesso si tratta solo di quattro mura con tavolo e seggiole. Certo non si può proprio dire che rappresentino lo spazio confortevole di una casa soprattutto poi se l’ora di convivenza avviene alla presenza di un operatore sociale a supervisionare l’incontro. Se veramente si vogliono proteggere i bambini, è necessario pensare a sistemi diversi dallo spazio neutro: il ricorso alla mediazione famigliare assistita potrebbe essere una soluzione alla problematica. I bambini che vivono le situazioni conflittuali hanno bisogno di essere ascoltati e la creazione di piccoli gruppi con le stesse caratteristiche potrebbe essere l’ulteriore strategia di intervento. E’ ovvio che tutto deve essere finalizzato al recupero del rapporto con il genitore non affidatario, affinché si possa ricreare una relazione di fiducia e d’amore al pari di tutti gli altri bambini.

Il legislatore deve tutelare l’infanzia
A chi tocca stabilire quanto tempo e quale debba essere lo spazio neutro per permettere la frequentazione tra un bambino ed il genitore non affidatario? Ci sono linee guida a protezione dell’infanzia o le figure che emanano questi istituti decidono in base a non si sa bene quale principio? Ed ancora, sono figure specializzate nello stabilire i bisogni dei bambini e dei genitori e quindi in grado di emettere anche eventuali diagnosi? Ebbene, è l’autorità giudiziaria a stabilire, sulla base delle relazioni rilasciate dalle assistenti sociali, come e quando devono avvenire gli incontri. Linee guida a cui riferirsi per le decisioni a tutt’oggi ancora non sono state emanate, quindi ogni regione stabilisce un criterio proprio. Inoltre, le figure professionali utilizzate per stabilire i bisogni dei bambini e dei genitori e quindi in grado di emettere anche eventuali diagnosi a tutt’oggi sono le assistenti sociali. Solo per non dimenticare: la psico-diagnosi è un esclusivo atto medico e deve essere rispettosa del benessere del minore e non diventare una forma di controllo e messa in sicurezza del minore. Errori di valutazione possono generare traumi psicologici con esiti cicatriziali permanenti.

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra, psicoterapeuta, laureata in psicologia clinica

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