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Vaccinazioni e risarcimenti

febbraio 26, 2004 12:00 pm

Sentenza del Tribunale a favore di un bambino rimasto paralizzato: cerchiamo di capire come stanno le cose Mille e duecentocinquanta euro per i danni biologici, morali e “futuri” e centocinquanta mila euro per le terapie. E’ il risarcimento che una Asl della Provincia di Milano dovrà pagare ai genitori di un bambino che 6 anni…

Sentenza del Tribunale a favore di un bambino rimasto paralizzato: cerchiamo di capire come stanno le cose

Mille e duecentocinquanta euro per i danni biologici, morali e “futuri” e centocinquanta mila euro per le terapie. E’ il risarcimento che una Asl della Provincia di Milano dovrà pagare ai genitori di un bambino che 6 anni fa è rimasto paralizzato in seguito ad una vaccinazione obbligatoria.

Cosa dice davvero la sentenza
I giudici del Tribunale di Lodi hanno accettato le perizie mediche che stabilivano il nesso di causalità tra la vaccinazione e la malattia ed individuato le responsabilità: “Della negligenza dell’operato del medico che ha provveduto alla vaccinazione in presenza di uno stato febbrile che ne consigliava, invece, il differimento, risponde l’azienda sanitaria”. La sentenza non considera, infatti, la vaccinazione – una iniezione pentavalente: antipolio Sabin, antiepatite B, Antidifterica, antitetanica, antipertossica – responsabile della paralisi del bambino, ma mette sotto accusa il comportamento del medico che la somministrò nonostante le condizioni fisiche del bambino non lo consentissero. Il piccolo aveva la tosse, 37,6 di febbre e, quindi, una evidente “limitazione delle difese immunitarie”: tutte condizioni che, come indicato dalle procedure sanitarie, avrebbero dovuto consigliare un rinvio dell’iniezione.

Il problema dei risarcimenti
La decisione del Tribunale di Lodi ha riacceso le polemiche sui rischi delle vaccinazioni obbligatorie e sulle difficoltà di ottenere un equo risarcimento. Ci sono infatti cause che si trascinano da anni, o risarcimenti che non vengono mai riconosciuti. Soprattutto quando, a differenza di quel che è successo nella storia di Marco, non viene accertata una responsabilità precisa, come quella del medico dell’Asl. “Per le vittime del vaccino dovrebbe essere riconosciuta una responsabilità oggettiva dello Stato, così come è successo per chi ha subito danni per le trasfusioni con sangue infetto – ha detto l’avvocato Marcello Stanca, che da anni si batte per aiutare i danneggiati da vaccino riuscendo a portare in tribunale circa 400 casi – Inoltre il risarcimento del caso di Lodi, è davvero un evento eccezionale, perché gli indennizzi in genere si aggirano su qualche centinaio di euro al mese”.

La necessità di controlli preventivi
Per Nadia Gatti, presidente del Condav, il Coordinamento Nazionale Danneggiati da Vaccino, la sentenza di Lodi mette in luce il “vero dramma delle vaccinazioni: troppo spesso vengono fatte male. Noi non siamo assolutamente contro le vaccinazioni, che sicuramente sono servite e servono, ma non si possono fare con la superficialità con cui si fanno adesso. Prima di sottoporre un bimbo al trattamento occorre fare controlli dettagliati, chiedere l’anamnesi della famiglia – ha aggiunto Gatti – E’ vero che statisticamente esistono sempre dei pericoli, ma bisogna fare di tutto per non scatenare le situazioni di rischi”

Perché oggi i rischi sono minori
Tuttavia episodi gravi come quello accaduto 6 anni fa al bambino di Lodi non si verificano quasi più. A ricordarlo è stato, nei giorni scorsi, il professor Gaetano Maria Fara, direttore dell’istituto d’Igiene dell’Università la Sapienza di Roma.”’Il fatto portato alla luce dalla sentenza di Lodi risale ad alcuni anni fa – ha sottolineato l’igienista – quando per la vaccinazione contro la polio si usava il vaccino vivo attenuato di tipo Sabin. Ora, invece, ora si usa un vaccino con virus ucciso di tipo Salk”. Questo cambiamento di strategia ha una spiegazione precisa: “Era noto – ha ricordato Fara – che il Sabin potesse provocare rari casi di lesioni neurologiche (1 caso su 700 mila vaccinati, in Italia circa 2 casi ogni 3 anni). Si trattava di fenomeni con una frequenza ridotta, ricorda l’esperto, in un periodo nel quale si osservavano circa 3.000 casi di polio l’anno. L’uso di quel preparato era dunque giustificato scientificamente. Ma ora che la polio è scomparsa e ci si vaccina per impedire che la malattia si possa diffondere da altri Paesi – ha aggiunto l’igienista – un possibile anche se raro danno neurologico è pesante. Per questi motivi si utilizza oggi un vaccino antipolio con virus ucciso, del tipo Salk, mescolato con altri 5 vaccini: antitetano, antidifterite, antiepatite B (vaccinazioni obbligatorie) antipertosse e antiemofilus contro la meningite”.

 

Matteo De Matteis

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