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Ospedali a misura di bambino

agosto 16, 2000 12:00 pm

Un programma di umanizzazione e qualità del ricovero pediatrico per un ospedale a misura di bambino L’Associazione Italiana Genitori (Age), che ha sempre posto al centro della propria attività “il bambino”, ha riassunto le ragioni del suo impegno in un progetto dal nome simbolico di “Andrea”, che in greco significa “uomo”. A verifica della validità…

Un programma di umanizzazione e qualità del ricovero pediatrico per un ospedale a misura di bambino

L’Associazione Italiana Genitori (Age), che ha sempre posto al centro della propria attività “il bambino”, ha riassunto le ragioni del suo impegno in un progetto dal nome simbolico di “Andrea”, che in greco significa “uomo”. A verifica della validità d’impatto del “Progetto Andrea”, lo si è sperimentato in un ambiente che l’Age ha considerato solo di recente: il reparto pediatrico di breve degenza, dove il bambino ha di norma una buona assistenza tecnica ma dove viene ad interrompere bruscamente i normali ritmi di vita e spesso subisce un trauma psicologico.Il “Progetto Andrea” introduce i genitori all’interno delle strutture e rende “famigliare” al bambino l’ambiente ospedaliero: i medici e gli infermieri collaborano con entusiasmo. Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’Age (Associazione Genitori), i genitori dei bambini ricoverati, le Istituzioni sanitarie e le Istituzioni scolastiche. L’A.Ge. , fondata nel 1968 per dare voce ai genitori italiani è presente in Italia con 400 gruppi locali e aderisce al Forum delle Associazioni Famigliari, a livello europeo fa parte della CoFaCe. (Comitato Famiglie Comunità Europea) oltre che dell’Epa (European parents associatiaon), è inoltre membro dell’Omf ( Organizzazione Mondiale Famiglie) accreditata all’Onu.
Essa si è fatta carico di istituire il network “Gli ospedali di Andrea” con il contributo dell’Irsef (Istituto Ricerche Studi Educazione Famiglia) e l’Eiss (Ente Italiano Servizi Sociali). Il progetto è stato avviato nel 1995 a Latina.

Gli obiettivi sono:

1.Eliminare o ridurre la paura della malattia e il trauma dell’ospedalizzazione del bambino e dei suoi genitori;
2.Promuovere nel bambino la crescita culturale e la conoscenza dei propri diritti per una migliore assistenza sanitaria e per l’esercizio di una cittadinanza attiva in questo specifico campo.

L’umanizzazione del ricovero pediatrico passa attraverso:

a. Il miglioramento dei rapporti interpersonali tra Personale medico, infermieristico, i bambini ricoverati e i loro genitori (cultura dell’accoglienza);
b. La possibilità che il bambino viva i propri normali ritmi di vita anche durante il ricovero (attività ludico – espressive e scolastiche, rapporti sociali);
c. Maggiori livelli di comfort alberghiero/amenities con attenzione anche alla ristorazione.

La crescita culturale e la conoscenza dei propri diritti nell’ambito dell’assistenza passa attraverso:

a. L’esplicitazione delle proprie paure, angosce, fantasmi di malattia e di morte;
b. La conoscenza della realtà assistenziale del proprio territorio;
c. La consapevolezza dei diritti formalmente riconosciuti (leggi di tutela dell’assistenza pediatrica, carta dei servizi sanitari);
d. La realizzazione di azioni concrete di miglioramento continuo della qualità dell’assistenza pediatrica.

La metodologia seguita per raggiungere entrambi i macroobiettivi è quella del miglioramento continuo della qualità: Pianificare, Fare, Controllare, Agire. I genitori, sia organizzati nell’Age, sia singolarmente svolgono un ruolo attivo in tutte le fasi, assieme al Personale sanitario e scolastico. Il “Progetto Andrea” realizza in tal modo un vero e proprio “Patto di solidarietà” per una maggiore civiltà dell’accoglienza. È stato istituito il network “Gli ospedali di Andrea” cui ha aderito gli ospedali di diverse regioni italiane (Lazio, Abruzzo, Molise, Puglia, Veneto, Calabria) . Si vanno individuando standards di qualità e check lists che costituiranno criteri base per l’accreditamento delle strutture sanitarie per l’infanzia sotto l’aspetto dell’umanizzazione. I Genitori in definitiva contribuiscono in modo determinante a delineare il modello di assistenza pediatrica, sono soggetti attivi di “prestazioni” assistenziali ed infine valutano la qualità dell’assistenza sanitaria che gli ospedali forniscono ai propri figli.

 

Prof. Alberto Raponi

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