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Le regole dei giochi da tavolo non solo divertono ma avvicinano i piccoli alla matematica

dicembre 5, 2012 9:31 am

Riuniscono la famiglia, fanno trascorrere il tempo in modo divertente e coinvolgente e sono soprattutto educativi. Riscopriamo insieme il valore dei giochi da tavolo, un classico passatempo delle feste natalizie.

Dopo un bel pranzo natalizio, è tradizione ritrovarsi tutti insieme, bambini, genitori, nonni, qualche parente e amico attorno al tavolo, vicino all’albero o al presepe. E, a fare bella mostra di sé, un gioco di società: Risiko, Tombola, il Mercante in Fiera, il sempreverde Monopoli…. I giochi di società o da tavolo, un classico delle feste natalizie, negli ultimi anni hanno perso un po’ del loro smalto, a tutto vantaggio dei videogame o dei party game, attività che somigliano in effetti ai giochi di società e che purtroppo si avvicinano molto ai gusti di molti bambini e adulti di oggi. I cari, vecchi giochi di società hanno però un fascino intramontabile: sono divertenti ed educativi al tempo stesso. Fare trovare ai nostri bambini un gioco di società sarà una splendida sorpresa, per loro ma anche per tutta la famiglia.

Un gioco per grandi e bambini
Partecipare a un gioco di società o più comunemente detto gioco da tavolo, ha un alto valore educativo. Prima di tutto perché è un gioco “verticale”, unisce le generazioni: possono partecipare il nonno o la vecchia zia ma anche il bimbo di pochi anni, che potrà ovviamente essere seguito da un genitore, da un fratello più grande o da un nonno. Questo tipo di partecipazione aiuta a creare nuovi legami, “alleanze” speciali tra famigliari, crea rapporti di complicità tra età diverse e insegna rispetto reciproco. I più piccoli mettono la loro prontezza e la spontaneità al servizio dei grandi, che mediano l’entusiasmo con la pazienza. Il gioco di società fa poi apprendere il valore della pazienza, una dote che nei bambini è difficile da ottenere, oggi più che mai essendo abituati ad avere tutto e subito: il dover aspettare il proprio turno, l’essere in balia della fortuna che ha la semplice forma di un dado, lanciare il dado stesso stando con il fiato sospeso comporta appunta l’esercizio dell’attesa. Se poi il turno è fortunato, il premio è la pura, semplice soddisfazione di procedere per il meglio verso la vittoria. Se, invece, si è un po’ sfortunati, si impara a non prendersela, anche se per i più piccoli è difficile, e a puntare soprattutto sul piacere del divertimento, dello stare in compagnia di coloro che si amano.

Un divertimento che affina le strategie
Il gioco di società permette inoltre di riscoprire una dimensione antica e affascinante per i più piccoli, abituati alla terza dimensione dei videogiochi, in cui tutto resta però intrappolato all’interno di un monitor e, di fatto, coinvolge solo la vista. Il gioco da tavola invece ha un fascino particolare: aprire la scatola, sentire l’odore del cartone un po’ vecchiotto e della plastica più nuova, scoprire dadi, cartine e figure, pedine, personaggi e casette apre un mondo magico. Il bambino può vedere, annusare, toccare le diverse consistenze, può manipolare i componenti del gioco anche al di là della partita in sé, creando mondi magici e fantasiosi. Il gioco da tavola insomma affina tutti i sensi e aiuta a sviluppare una dote che oggi sembra avere sempre meno spazio nella vita dei piccoli: la fantasia. Anche la prontezza di riflessi viene stimolata, dovendo avere la velocità per ritrovare, per esempio, numeri, luoghi o tragitti all’interno del proprio turno. Nei giochi più complessi, come il Monopoli, si affina la capacità di gestire contratti di case, terreni, industrie, imparando a mettersi d’accordo con gli avversari al fine di avere un tornaconto vantaggioso per entrambi. In questi giochi, insomma, la teoria si unisce alla pratica e il proprio obiettivo, la vittoria, spesso si unisce con il dover scendere a piccoli compromessi con gli avversari, a non arrabbiarsi e a gioire per la vittoria altrui. Anche se la durata del gioco da tavola si conclude nel pomeriggio di Natale, resta pur sempre una piccola ed essenziale scuola di vita.

Giorgia Andretti

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