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Kiersten Pilar Miller, una mamma americana a Roma ci racconta i suoi negozi

giugno 28, 2012 1:19 pm

Kiki, così viene chiamata dai suoi amici e familiarmente dalle mamme che si fermano al The Milk Bar, i due negozi dove ci si può fermare non solo per acquistare cose introvabili ma anche per allattare e cambiare i bambini.

Molte volte rinunciamo a compiere un passo importante perché non abbiamo il coraggio di stravolgere la nostra vita. Il cambiamento ci spaventa e non troviamo il coraggio per dare una svolta. Quello che occorre, a volte, è un po’ di ottimismo e coraggiosa incoscienza: si può cambiare ed alle volte si raggiunge anche il successo. A darcene conferma è Kiersten, per gli amici “Kiki”, una simpatica newyorkese solare e positiva. Kiki ha cambiato la sua vita, è rimasta a vivere in Italia per amore e ha ideato “The Milk Bar”, un negozio o “shop” come dice ovviamente lei, unico nel suo genere per rispondere alle esigenze delle mamme in stato di gravidanza e nei mesi successivi alla nascita dei bambini. Ha aperto addirittura due sedi, una a Roma ed una a Milano. Ecco come è andata.

Così ho conosciuto l’Italia
Prima di aprire “The Milk Bar” lavoravo nel mondo del cinema come assistant production, ho svolto questa professione per quattordici anni. Sono venuta in Italia, a Roma, per girare una serie che si chiamava proprio “Rome”, della HBO. Durante le riprese ho conosciuto un bel romano di cui mi sono innamorata, è per lui che ho deciso di trasferirmi a Roma. Sul set della seconda serie di “Rome” ero incinta di Millie, nata nel 2007. Ricordo ancora che il produttore mi diceva “Hai nella pancia una bambina che vale 380 milioni di dollari”. Era il costo dell’intera serie …

Perché ho aperto il “The Milk Bar”
L’idea di aprire “The Milk Bar” è nata da un’esigenza che ho vissuto durante la gravidanza. Quando ero incinta non riuscivo a trovare indumenti intimi e d’abbigliamento che mi piacessero. Durante un viaggio a New York ho scoperto molti prodotti pratici che hanno reso la mia vita di mamma molto più semplice. Riportando questi articoli in Italia, molte mamme mi chiedevano dove li avessi comperati. Così è nata l’idea di aprire “The Milk Bar”: volevo vendere vestiti e indumenti intimi che consentissero alla mamma di essere a proprio agio con gli indumenti intimi e, al tempo stesso, di sentirsi attraente e femminile anche durante la gravidanza. La scelta del nome “The Milk Bar” nasce dal fatto che il nostro negozio è un vero e proprio punto di ristoro per le mamme, come un bar, qui si possono fermare ad allattare e a cambiare i loro bambini, senza sentirsi a disagio perché hanno il seno scoperto, come se fosse un evento eccezionale e non l’espressione più naturale della vita o peggio, senza sentirsi invitate ad uscire, come purtroppo accade anche oggi. Le mamme hanno a disposizione tutto il tempo di cui necessitano. Ci si può fermare da noi anche per il normale pit-stop: allatti, cambi il pannolino e riparti, senza sentirti obbligata ad acquistare. Frequentemente le mamme che passeggiano per le vie del centro si fermano da noi per allattare o cambiare il loro bambino.

La gravidanza non è una malattia!
Parlando con alcune future mamme ho scoperto con dispiacere che in Italia molto spesso la gravidanza viene vissuta come una malattia. Certo, purtroppo esistono le situazioni a rischio, ma se il ginecologo è rassicurante non c’è motivo di vivere la gestazione come un problema. Secondo me le neo-mamme sono influenzate dall’ambiente che le circonda: tutti credono di avere il diritto di dirti cosa fare. già la gravidanza e il parto portano un movimento ormonale particolare, in più si aggiungono mamma, suocera, estranei a dare suggerimenti magari in buona fede anche se non richiesti, mentre è corretto accettare i suggerimenti del medico o dei siti autorevoli riconosciuti dal codice internazionale HON. E’ successo anche a me qualcosa di simile che avrebbe potuto farmi sentire in colpa. Una volta, mentre ero in gita al Gran Sasso con Milly appena nata, una signora non smetteva di guardarmi, finchè non ha trovato il coraggio di chiedermi l’età della mia bambina. Quando le ho detto che aveva tre settimane è rimasta allibita, mi ha confidato che lei, dopo aver partorito, è rimasta chiusa in casa per sei mesi, “oh my God!” sei mesi in casa sono un’eternità, è impossibile! Un altro evento che mi viene in mente riguarda i corsi di yoga: io ho praticato yoga per moltissimi anni, questa attività è molto utile anche per le donne incinte. Quando a Roma ho provato a cercare un posto in cui poter fare yoga nessuno mi accettava al corso perché ero incinta, tutti dicevano “Signora, non si può, lei è incinta”. E allora? Sono incinta, non malata, non c’è nulla che può farmi meglio dello yoga in questo momento! Inoltre in Italia le donne incinte vengono sottoposte continuamente a controlli e prelievi che in altri paesi non si fanno, in America per esempio si fanno normali prelievi, poi a seconda delle esigenze di una donna si va avanti con ulteriori accertamenti, se hai un valore più alto o più basso prosegui con accertamenti mirati al tuo caso in particolare. Una donna sana e incinta non ha bisogno di fare “tutti” gli esami esistenti.

Progetti per il futuro
Mi piacerebbe raccontarvi tutti i miei progetti per il futuro, sono americana, ma sono anche molto scaramantica, per il momento posso solo dirvi che vorrei fare molto di più per le mamme in attesa di un bambino e con la collaborazione anche di GuidaGenitori.it potremo essere di aiuto nell’immediato dopo parto per le mamme che vivono a Roma ed a Milano… Vi terremo aggiornate!

Kiersten Pilar Miller
Testo raccolto da Simona Marchionni

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