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Cyberbullismo è sempre più attuale: il 31% dei tredicenni lo subisce

novembre 27, 2014 9:46 am

Insulti, minacce, prese in giro e persecuzioni varie corrono sul filo del web e del cellulare: a parere della Polizia postale e dei pediatri, il 30% dei nostri ragazzi adolescenti subisce questa forma di violenza.

Immaginiamo il classico gruppo di studio riunito a casa di un compagno. Quattro ragazzini di terza media attorno a un tavolo a scrivere, cercare su internet, approfondire. Ogni tanto si interrompono per una battuta, una risata. Sembrano sereni, come è giusto che lo siano alla loro età. Almeno uno di loro, però, nasconde un problema: è oggetto di critiche feroci. Il problema si chiama cyber bullismo ed è quell’insieme di persecuzioni psicologiche, minacce, pesanti prese in giro con le stesse origini del bullismo tradizionale, nonostante corrano sulla rete.

Una vittima su tre fra i tredicenni
Il cyber bullismo è più diffuso di quello che si pensi, nonostante se ne parli poco e nonostante siano proprio loro, le giovanissime vittime a non volerne discutere, come se fosse un marchio, una vergogna dalla quale si sentono troppo deboli per poter reagire. Al momento, un adolescente delle medie su tre è oggetto di cyber bullismo. I dati sono ufficiali, arrivano dall’indagine – Abitudini e stili di vita degli adolescenti – 2014, realizzata dalla Società Italiana di Pediatria su un campione di nazionale di 2.107 studenti delle terze medie inferiori. Del tema si è anche parlato a Roma, in occasione degli Stati Generali della Pediatria, organizzati dalla SIP e dalla Polizia di Stato. Secondo l’indagine il 31% dei tredicenni maschi e il 35% delle femmine avrebbe subito almeno una volta atti di cyber bullismo. Questa percentuale aumenta fino a superare il 45% tra gli adolescenti che abitualmente frequentano più di tre social network. Gli insulti, le persecuzioni psicologiche, le minacce arrivano proprio attraverso le chat, i social o gli sms. Vengono anche inviate foto o filmati offensivi e il mittente spesso si nasconde dietro un falso profilo. Le vittime avrebbero tutte le ragioni nel denunciare queste situazioni e nel chiedere aiuto, eppure la maggior parte di esse non ne parla né con genitori e tantomeno con gli insegnanti: si calcola che circa l’85% dei casi di cyber bullismo non arrivi a conoscenza degli adulti. Le vittime provano una sorta di vergogna o di pudore, che li spinge a cercare di difendersi da soli – 60% dei maschi e 49% delle femmine, o al limite a parlarne con un amico – nel 14% dei casi. L’11,7% subisce e solo il 16,8% informato un adulto. Ancora più bassa 3,2% la percentuale di chi ha sporto denuncia alla Polizia Postale.

Autodifesa, un comportamento spesso inutile
I dati dimostrano anche quanto i comportamenti reali, in seguito a un episodio di bullismo, si distacchino dalle intenzioni dei ragazzi. Oltre il 40% degli adolescenti che non sono mai stati vittime di cyber bullismo dichiara, infatti, che qualora lo fosse informerebbe certamente un adulto e solo il 28% opterebbe per l’autodifesa: un dato molto diverso da quanto accade nella realtà. Secondo gli esperti, questo si verifica perché parlare con gli adulti e soprattutto con i propri genitori significherebbe mettere allo scoperto la propria vita più segreta e nascosta, che oggi i giovanissimi affidano ai social proprio come decenni fa facevano con il diario. Eppure è essenziale stimolare i giovani a parlare, favorendo l’apertura verso gli altri. L’obiettivo non è soltanto difendere le vittime e far uscire allo scoperto i colpevoli, ma anche coinvolgere attivamente i cosiddetti – spettatori passivi, ossia i compagni di classe, di sport o di gruppo che, anche se involontariamente, rinunciano a mettersi dalla parte del più debole difendendolo e, in questo modo, aumentano le dimensioni del problema. Un problema che ha ripercussioni sulla salute fisica e psicologica di un ragazzo, causando diminuzione dell’autostima, tendenza all’isolamento, ansia e depressione e spingendo perfino a rifugiarsi nell’alcol e nella droga. I pediatri e la Polizia di Stato si professano in prima linea a fianco dei ragazzi e dei loro genitori nella lotta contro il bullismo, tradizionale o cyber che sia.

Lina Rossi

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