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Le forme di epatite virale sono tante, alcune ben curabili ed altre cronicizzano

luglio 3, 2012 12:00 pm

Tra tutte le varianti delle epatiti, quella conosciuta come la forma C è la più diffusa nel nostro paese: sono oltre un milione e mezzo i portatori cronici della malattia, che può degenerare in cirrosi e forme tumorali.

Tantissimi malati e pochi farmaci. O, meglio, cure inadeguate ed indisponibilità delle molecole più nuove, in grado di garantire i migliori risultati. A denunciare la criticità di una patologia seria come l’epatite C sono gli esperti della Fondazione Ricerca in Epatologia, capeggiata dal professor Antonio Gasbarrini, riunitisi nei giorni scorsi a Roma, a proposito della possibilità di accedere alle cure innovative, più efficaci e con meno effetti collaterali. I farmaci di ultima generazione, telaprevir e boceprevir, hanno come bersaglio le proteine specifiche della replicazione del virus all’interno dell’organismo, debellando di fatto il virus nel 70-75% dei casi, proteggendo dunque dal rischio di degenerazioni che possono portare a forme tumorali e cirrosi. Gli epatologi affermano che l’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco, non ha ancora definito i criteri per il rimborso di questi farmaci, in un paese dove, ad oggi, oltre un milione e mezzo di individui sono portatori cronici dell’epatite C.

Attenzione all’epatite E se si aspetta un bambino
L’epatite virale è una malattia del fegato, acuta o cronica, sostenuta da diversi virus: A, B, C, D ed E. Le epatiti di tipo A ed E sono caratterizzate da una fase acuta che si risolve senza diventare cronica, senza cioè durare nel tempo. Entrambe le forme si contraggono per via orale, per ingestione di cibi o acque infette. La fase acuta è caratterizzata da nausea, vomito, malessere generale, qualche volta ittero, febbre e ingrossamento del fegato che può essere dolente alla pressione. Non è raro che una persona guarisca senza rendersi conto di essere stata ammalata e si accorga di aver contratto la malattia quando, nel corso di esami del sangue eseguiti per altre ragioni, vengono individuati gli anticorpi che proteggono da nuove infezioni da parte di questo virus. L’epatite sostenuta dal virus E potrebbe essere pericolosa se contratta durante la gravidanza: potrebbe trasformarsi in epatite fulminante, una forma abbastanza seria con un veloce danneggiamento delle cellule epatiche. Per questo, durante la gravidanza, è essenziale prestare attenzione alle norme igieniche in campo alimentare.

Più serie le epatiti di tipo B, C e D
Le epatiti virali più serie sono quelle di tipo B, D e, appunto C, quest’ultima diffusa in Italia. Queste forme di epatite si sviluppano dapprima in modo acuto, in genere senza sintomi, ma quando si trasformano in croniche possono causare danni al fegato. Sono a rischio di epatite B e C sono soprattutto le persone che hanno fatto uso di droghe, quelle con una sessualità promiscua o con precedenti episodi di malattie sessualmente trasmesse. Anche coloro che hanno effettuato tatuaggi in ambienti non igienicamente protetti, potrebbero aver contratto questo tipo di epatite. L’epatite D si sviluppa solo nelle persone portatrici del virus dell’epatite B. L’epatite virale, di qualunque tipo essa sia, può passare inosservata. Se però si avverte malessere, nausea e compare ittero, è meglio rivolgersi subito al proprio medico, che, attraverso la semplice palpazione, può accorgersi della presenza di fegato ingrossato che a volte è uno dei primi segnali della presenza di epatite. Una accurata anamnesi e alcuni esami del sangue specifici possono indicare se è il caso di rivolgersi a un epatologo, lo specialista nei problemi del fegato.

Ecco come si curano
Per l’epatite A ed E una vera e propria cura non esiste. È sufficiente in genere osservare un periodo di riposo e seguire una alimentazione sana ed equilibrata per assistere alla scomparsa della sintomatologia in una ventina di giorni. È consigliabile comunque sottoporsi alla vaccinazione per l’epatite A se ci si reca nei paesi a rischio come l’Africa e alcune zone dell’Oriente. La forma acuta dell’epatite B, C e D può essere affrontata con il ricovero in un Centro specialistico, per seguire un trattamento antivirale per bloccare la malattia e limitare il rischio della cronicizzazione. Contro l’epatite B è raccomandato il vaccino negli adulti a rischio come gli operatori sanitari, dal 1991 è obbligatorio nei neonati e nei ragazzi di 12 anni. Le forme croniche di queste forme di patite possono essere trattate con farmaci, per cercare di eliminare il virus o evitare che la malattia danneggi il fegato. Per l’epatite C, oltre ai farmaci classici come interferone e ribavirina sono disponibili i due antivirali di ultima generazione: telaprevir e boceprevir, efficaci per bloccare ed eliminare il virus.

Giorgia Andretti
Consulenza della dott.ssa Rosalba Trabalzini
Responsabile Scientifico di Guidagenitori.it

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