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TBC polmonare, quali rischi?

agosto 31, 2011 12:33 pm

Il numero dei neonati positivi alla TBC, nati al Policlinico Gemelli di Roma, continua a salire. La notizia preoccupa ma il Prof. Fara, specialista in Igiene, invita alla calma ed ai controlli. Il numero dei bambini nati al Policlinico Gemelli di Roma ed entrati in contatto con il bacillo Kock o della tubercolosi continua a…

TBC polmonare, quali rischi?

Il numero dei neonati positivi alla TBC, nati al Policlinico Gemelli di Roma, continua a salire. La notizia preoccupa ma il Prof. Fara, specialista in Igiene, invita alla calma ed ai controlli.

Il numero dei bambini nati al Policlinico Gemelli di Roma ed entrati in contatto con il bacillo Kock o della tubercolosi continua a salire. Su 300 bimbi sottoposti al test, ben 18 sono risultati positivi solo nello scorso fine settimana, che vanno ad aggiungersi agli altri già individuati la settimana precedente. La conta, però, potrebbe salire ancora. Si tratta di bambini nati nei mesi di febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno ed uno nel mese di luglio: in tutto, il 7,13% dei 917 piccoli sottoposti al test fino a oggi. A questi casi si deve aggiungere quello della bimba di cinque mesi ricoverata al Bambino Gesù, le cui condizioni non destano preoccupazioni e non ancora collegabile con sicurezza ai casi del Gemelli. Un’associazione di consumatori ha presentato un esposto alla Procura di Roma, chiedendo tra l’altro di chiarire come mai la possibile fonte di tubercolosi, un’infermiera che lavorava da tempo in neonatologia, non fosse sottoposta regolarmente a controlli sanitari anche per questa malattia.

Un nuovo vaccino e controlli accurati
“Sono d’accordo con la necessità di effettuare test ed esami sul personale medico e infermieristico, e di ripeterli con frequenza, così come previsto dalla legge italiana” sostiene il professor Gaetano Maria Fara, professore emerito di Igiene presso la Sapienza di Roma. “Questa metodica vale per la tubercolosi ma anche per tutte le altre malattie infettive che si possono diffondere negli ambienti ospedalieri, come per esempio l’epatite B”. Per questo tipo di affezione del fegato esiste però un vaccino, da anni obbligatorio per tutti i nuovi nati e previsto per tutto il personale a contatto dei malati. E il vaccino contro la tubercolosi? “In teoria, il vaccino antitubercolare sarebbe obbligatorio per il personale sanitario, gli studenti in medicina, gli allievi infermieri e tutti coloro che lavorano in ambienti sanitari a rischio di esposizione a ceppi multi-farmaco-resistenti, secondo linee guida emanate dal ministero della Salute aggiunge il professor Fara. “Si tratta però, nei fatti, di un obbligo che è tale solo sulla carta, in quanto si tratta di un vaccino degli anni ’20 del secolo scorso e mai aggiornato. Si preferisce oggi, infatti, effettuare controlli sanitari come la reazione alla tubercolina, per valutare se una persona è entrata in contatto con il bacillo responsabile della tubercolosi. In caso di positività, viene effettua la profilassi (che, nel caso di un addetto alla neonatologia, include anche la destinazione ad un lavoro diverso). Il vaccino attualmente disponibile, inoltre, offre una scarsa protezione che comunque con il tempo va perdendo la sua efficacia. Insomma, occorrerebbe un nuovo vaccino, più efficace e, soprattutto, effettuare realmente e regolarmente controlli sanitari”.
Non è detto che ci si ammali
A prescindere da tutto questo, è innegabile che i genitori dei piccoli che sono entrati in contatto con il bacillo della tubercolosi siano preoccupati e molto. E, in ogni caso, la possibilità che un neonato entri in contatto con una malattia come la tubercolosi, proprio in ambiente ospedaliero, nel luogo che dovrebbe essere più sicuro, non è certo confortante. “Sono d’accordo, ma non è il caso di preoccuparsi eccessivamente” assicura il professor Fara. “Infatti, i bimbi contagiati sviluppano il cosiddetto complesso primario: il bacillo è entrato in una linfoghiandola, il contagio è avvenuto. Ma non è assolutamente detto che dal complesso primario si passi alla malattia conclamata”. La TBC è infatti, ancora diffusa oggi in occidente, dove le norme igienico-sanitarie utilizzate per combattere le malattie infettive sono di uno standard elevato. Gli esperti calcolano che una persona, nel corso della vita, abbia una probabilità su quattro di entrare in contatto con il bacillo di Koch. Se tale contatto si verifica, però, è difficile che la malattia si sviluppi se il soggetto gode di ottima salute, se dispone di un’alimentazione corretta e se rispetta gli standard di una vita sana e attiva come quella che conducono gli occidentali. Tutto questo costituisce già da sola una valida protezione. “Le generazioni più anziane, le persone nate a cavallo della seconda guerra mondiale, nell’80% dei casi entravano in contatto con il bacillo di Koch, responsabile della tubercolosi” aggiunge il prof. Fara “La malattia si verificava però in un ridotto numero di casi. Venivano colpiti coloro che si alimentavano male, vivevano in ambienti umidi e freddi e praticavano una scarsa attività fisica. Rischi che oggi non si corrono e che costituiscono quindi una validissima protezione anche per questi bambini contagiati”.

Controlli su bambini e ragazzi
Le autorità sanitarie italiane, per tenere sotto controllo i possibili casi di tubercolosi, sottopongono i bambini della scuola elementare e i ragazzi delle scuole medie a un test specifico, la “cutireazione alla tubercolina”. Il test consiste nell’inoculare, appena sotto la pelle e attraverso quattro sottili aghi, qualche goccia di un liquido ottenuto dalle colture in vitro del bacillo di Koch. La zona (in genere la parte interna dell’avambraccio) viene controllata dopo qualche giorno. Se la pelle è sana e quindi non presenta pomfi ben evidenti ed arrossati, significa che il soggetto non è entrato a contatto con il bacillo. Se, al contrario, si creano uno o più pomfi, vuol dire che è avvenuto il contagio. A questo punto è necessario sottoporre la persona ad una radiografia del torace (per individuare l’eventuale presenza di tubercoli) e all’esame dell’espettorato: si preleva cioè una piccola quantità di muco espulso con colpi di tosse e la si esamina al microscopio, per la ricerca del bacillo. Anche se la malattia è in atto, non è detto che abbia provocato dei danni: spesso, infatti, la tubercolosi viene superata senza problemi.

 

dott.ssa Rosalba Trabalzini

 

Ha collaborato:
Prof. Gaetano Maria Fara

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