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Nasce in Germania l’Escherichia c.

giugno 6, 2011 12:21 pm

In attesa di capire le motivazioni del viraggio genetico: da batterio responsabile delle infezioni a batterio dai geni letali, atteniamoci alle elementari regole di igiene preventiva. Il Ministro della Salute, Ferruccio Fazio, è intervenuto nella dibattito che sta facendo tremare l’Europa: il batterio “killer”, che prima si credeva derivasse dai cetrioli e che, a quanto…

Nasce in Germania l’Escherichia c.

In attesa di capire le motivazioni del viraggio genetico: da batterio responsabile delle infezioni a batterio dai geni letali, atteniamoci alle elementari regole di igiene preventiva.

Il Ministro della Salute, Ferruccio Fazio, è intervenuto nella dibattito che sta facendo tremare l’Europa: il batterio “killer”, che prima si credeva derivasse dai cetrioli e che, a quanto sembra, è stato riscontrato su campioni di germoglia di soia tedeschi. lo ha fatto riferendo i risultati dei laboratori di Prevenzione di Milano e dell’Istituto Zooprofilattico di Bologna. Il risultato della verifica sulle partite di cetrioli provenienti dalla Spagna, sembrano confermare le conclusioni delle autorità sanitarie di Amburgo, secondo cui la contaminazione che ha colpito i cittadini tedeschi e i turisti di altri Paesi europei che hanno soggiornato in Germania, non deriverebbe dai cetrioli importati dalla Spagna, ma da altre cause ancora sconosciute presenti in Germania.

Forse colpa della soia
Sarebbero infatti dei germogli di soia provenienti dalla Bassa Sassonia l’origine dell’epidemia di Eceh che ha colpito la Germania e altri Paesi europei, causando almeno 22 morti: lo hanno reso noto le autorità sanitarie del Land tedesco. Non vi sono ancora prove scientifiche, ma le indicazioni sono sufficienti per raccomandare ai consumatori di evitare il prodotto: è stata questa la dichiarazione del ministro locale della Sanità, Gert Lindemann, precisando che gli esiti degli esami di laboratorio saranno resi noti domani. Secondo il Ministero i germogli risalirebbero ad un’azienda di Uelzen, che vende soprattutto in Germania ma esporta i propri prodotti anche in altri Paesi europei e dell’estremo oriente. Di fatto il batterio killer ha già colpito 2.000 persone mietendo diverse vittime.
 

Colpa di una variante più aggressiva
Il responsabile della epidemia in Germania è un ceppo variante di Escherichia coli chiamato STEC 104:H4 i cui parenti più stretti (93% di uguaglianza) sono ceppi isolati nella Repubblica Centrafricana e conosciuti per causare gravi forme di diarrea. Nel DNA della variante che attualmente circola nel nord della Germania, si sono trovati anche geni che causano colite emorragica e sindrome emolitico-uremica, molto probabilmente provenienti da altri ceppi batterici con i quali é avvenuta ‘coniugazione’, ovvero una forma di accoppiamento tra batteri con scambio di materiale genetico. Inoltre la sequenza del suo DNA dimostra come il nuovo ceppo abbia anche geni per le resistenze a vari antibiotici che si devono usare per trattare queste infezioni, e come, quindi, sia difficile da trattare. Sembrerebbe che il batterio possa provenire da letame contaminato usato per fertilizzare i vegetali da cui è partita l’epidemia. In precedenza, i contagi dovuti al batterio hanno colpito soprattutto bambini e anziani, ma l’epidemia scoppiata in Europa ha interessato gli adulti in maniera sproporzionata, in particolar modo le donne. Questi batteri causano una serie di sintomi che iniziano con una dissenteria emorragica imponente complicata da una sofferenza renale acuta e presenza di febbre con dolorabilità diffusa.

Vive nell’intestino degli animali
L’Escherichia coli, di norma, risiede nell’intestino degli uomini e degli animali e talvolta resta silente. Con il tempo, però, alcune sue varianti hanno assunto la capacità di provocare infezioni e scatenare diarrea. Il batterio produce infatti una tossina che si sviluppa nell’intestino, causando la dissenteria, diffonde poi nel flusso ematico e colpisce il rene, provocando una complicanza molto seria: la sindrome emolitico uremica. E’ questa la conseguenza più grave, è quella che può condurre all’insufficienza renale acuta che rende necessaria la dialisi. Il batterio Escherichia coli si prende bevendo acqua o consumando alimenti contaminati, soprattutto carne bovina e latte vaccino. Mucche e bovini in genere sono i portatori sani del batterio, lo diffondono nell’ambiente attraverso le feci. Da qui il batterio raggiunge i campi, le acque e, di conseguenza, anche i vegetali.

Casi in Germania e nord Europa
La malattia si è diffusa soprattutto in Germania, il paese che registra il più alto numero di casi. Sono però stati registrati casi in Svezia e alcuni pazienti sospetti in Gran Bretagna, Danimarca, Francia e Paesi Bassi. Sarebbero comunque tutti connessi con lo stesso focolaio tedesco. In un primo momento, si era pensato che la fonte del contagio fossero cetrioli di provenienza spagnola, ma analisi successive hanno permesso di escludere questa causa. Si sta ancora cercando di identificare la provenienza del batterio e questa incertezza non aiuta certo a indirizzare in modo mirato le misure di profilassi. La prevenzione sarebbe infatti l’unico modo per tutelarsi. Infatti gli antibiotici, normalmente efficaci contro i batteri, non servono contro questo tipo di gastroenterite, anzi possono contribuire a renderla più seria. Nel nostro paese, al momento non si corrono rischi: la rassicurazione viene appunto dal Ministero della Salute, che ha raccomandato di non acquistare prodotti agricoli provenienti dalla Germania e di consumare carne sempre previa cottura.

Come difendersi dall’Escherichia coli letale
Osservare un’attenta igiene quotidiana nella scelta e nella preparazione degli alimenti al momento è l’unico modo per difendere la salute nostra e quella dei nostri figli. Ecco qualche consiglio:

  • Evitare di bere il latte non pastorizzato, come il latte crudo che si prende dai distributori “alla spina”. Se proprio non se ne vuole fare a meno, lasciar bollire il latte per almeno 5 minuti;
  • Non consumare carne cruda o comunque poco cotta. Meglio cuocerla bene, almeno finché il rischio non si sarà allontanato. Ai bambini la carne va comunque offerta sempre ben cotta;
  • Lavare con molta cura frutta e verdura, utilizzando un poco di bicarbonato;
  • Sbucciare la frutta, ove possibile;
  • La verdura va mangiata cotta, scottata o al vapore, sempre comunque dopo averla lavata bene;
  • Pulire con un disinfettante atossico la superficie della cucina sulla quale sono state lavorate carni o verdura cruda;
  • Lavarsi accuratamente le mani dopo aver toccato alimenti crudi;
  • Acquistare, per quanto possibile, prodotti italiani “a chilometri zero”, direttamente dai produttori agricoli: non dovendo percorrere lunghe distanze o subire intermediazioni, sono meno a rischio di contaminazioni.

 

dott.ssa Rosalba Trabalzini

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