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2 novembre, la festa dei defunti

ottobre 31, 2018 10:00 am

Da secoli il 2 novembre è il giorno della memoria dei defunti: un’occasione che potrebbe spaventare i nostri bambini, eppure è bene conoscerla perché in molte zone si festeggia

Halloween la notte del 31 ottobre, I Santi i 1° novembre e la commemorazione dei defunti il giorno seguente, il 2 novembre. Tre occasioni che, come vedremo, sono strettamente collegate. Infatti, anche se Halloween viene visto da molti nonni e genitori più tradizionalisti come una festa che non appartiene alla tradizione mediterranea per il suo valore commerciale. A ben pensarci ad Halloween i protagonisti sono proprio gli spettri, gli scheletri, i vampiri, insomma tutto quello che appartiene al mondo dell’oltretomba. È insomma una rivisitazione giocosa, che intende esorcizzare la paura della morte, ricordando che in fondo è quanto di più normale esista.

 

Una tradizione antica

Del resto anche la commemorazione dei defunti nella nostra tradizione è vista come qualcosa di rassicurante. Ma partiamo dalle origini, magari leggendo queste righe ai nostri bambini che, un po’ timorosi, desiderano saperne di più. La commemorazione dei defunti del 2 novembre ha origine antiche: veniva infatti celebrata nelle civiltà del Mediterraneo mediorientale, poco dopo l’epoca alla quale si fa risalire il diluvio universale di cui si parla nella Bibbia. Questo periodo, che cadeva proprio tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre si festeggiavano le anime di coloro che avevano perso la vita proprio nel diluvio, per esorcizzare la paura di nuovi eventi simili. I defunti vengono festeggiati anche nell’antica Roma, nelle culture celtiche, in Cina. Dal paganesimo italico, nel 835, Papa Gregorio II spostò la festa di – Tutti i Santi – dal 13 maggio al 1° novembre, dando un nuovo significato cristiano ai culti pagani. In seguito la festa fu spostata al 2 novembre: e la popolazione, sulla scia di una tradizione secolare, in quella notte accendeva fuochi e si mascherava da diavoli, angeli e santi qualcosa di non molto diverso, insomma, dalla attuale Halloween.

 

La celebrazione del giorno dei morti nel nostro paese

E se oggi commemorare i defunti, per i cattolici, significa soprattutto recarsi al cimitero con un vaso di crisantemi, in molte zone i morti non sono visti come qualcosa di cui avere paura, anzi: sono presenze amiche, anime che proteggono e delle quali si deve avere cura. Per esempio, in zone rurali della Lombardia e in Friuli si lascia acqua fresca, un lume acceso e del pane. In Trentino le campane suonano per richiamare i morti alle case, dove troveranno cibo, così come avviene anche Piemonte, in Valle d’Aosta e in Abruzzo. In Veneto si preparano dolcetti chiamati – ossa dei morti – come anche nelle zone rurali del cremonese. In Umbria si producono dolcetti devozionali a forma di fave, chiamati – Stinchetti dei Morti –  vogliono ricordare con dolcezza l’affetto e le carezze di chi non è più tra noi. A Roma un tempo si consumava un pasto accanto alla tomba del parente defunto per tenere una suggestiva cerimonia per consolare le anime di coloro che erano morti nel Tevere. In Sardegna i bambini vanno di casa in casa per chiedere offerte di uva passa, fichi secchi, mandorle, pane fatto in casa. Ma è in Sicilia la festa più gioiosa per i morti: infatti, i bimbi pensano che le anime dei cari che non ci sono più tornino sulla terra per portare loro dei doni. La mattina del 2 novembre i cimiteri si risvegliano con l’allegria dei bambini, le tombe sono ricche di doni per loro portati dai nonni, zii e altri parenti, oltre ai dolci vari tra cui anche i pupi di zucchero . Proprio come tanti folletti di Babbo Natale.

 

Sahalima Giovannini

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