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La sindrome di Down non blocca la voglia di studiare

maggio 9, 2018 1:00 pm

Trentatré anni, sindrome di Down e una laurea ottenuta con 110 e lode: è Giulia, una giovane donna di Napoli. E’ un esempio per tutti di intelligenza e coraggio contro i luoghi comuni

Una laurea ottenuta con il massimo dei voti e lode, in una facoltà non certo delle più semplici: Scienze politiche, all’Università Orientale di Napoli, uno degli atenei più prestigiosi del nostro paese. Una ragazza in gamba? Molto intelligente e anche un po’ secchiona? Sicuramente sì, ma quello che fa la differenza è che lei, Giulia, è affetta da Trisomia 21, una malattia genetica meglio conosciuta come sindrome di Down. Una malattia che, come recitano ancora enciclopedie e siti di salute, è tra le più comuni cause di ritardo mentale.

 

Un esempio di intelligenza e determinazione

Sarebbe forse il caso di rivedere queste posizioni alla luce di traguardi di eccellenza come quelli di Giulia. La ragazza, lunghi capelli castani e un sorriso contagioso, Giulia si è iscritta all’Università dopo aver ottenuto il diploma di scuola superiore con ottimi risultati. Si è rivolta allo sportello dedicato agli studenti con disabilità e ha seguito un corso di studi studiato appositamente, ma non per questo meno impegnativo. Ha studiato molto, impegnandosi a fondo e ha fatto una tesi su uno dei periodi più complessi: la Rivoluzione francese. Ha discusso con disinvoltura la tesi, meritandosi anche il bacio accademico e posando poi insieme agli altri neodottori. Ha ricevuto i complimenti di tutta la facoltà e anche dal sindaco della città in cui vive, Napoli, che l’ha definita un esempio di coraggio, intelligenza e determinazione. Tre doti invidiabili, quasi sempre difficili da trovare anche nelle persone classificate normali, eppure lei si schermisce, sostenendo che non si aspettava che la sua laurea suscitasse tutto questo clamore, perché per lei tutto è assolutamente normale. Normale per lei, che è evidentemente un po’ eccezionale.

 

Sindrome Down: un esempio per tanti genitori

La parte più emozionante della sua intervista è quando le viene chiesto quale è stato il momento più difficile da affrontare. Giulia risponde: – Non credo di averne mai vissuto uno, ma se c’è stato, non me lo ricordo. Ottimista, serena quindi, in un mondo in cui persone con problemi meno evidenti dei suoi spesso utilizzano le difficoltà come alibi per lasciarsi andare, per giustificarsi davanti alla poca voglia di fare. Giulia no: adesso guarda al futuro, spera di trovare un buon lavoro e fa sapere che, oltre allo studio, si dedica al volontariato. Una vita ricca, piena, insomma una vita vera, per una persona che solo pochi decenni fa avrebbe suscitato il commento – poverina, è mongoloide. Oggi, anche grazie a una legislazione tra le più avanzate in Europa, le persone con Sindrome di Down trovano sempre più spazio nel mondo dello studio e del lavoro, ma non per pietismo, bensì perché sono persone con capacità e voglia di fare. Come Giulia, sono altri quattro i laureati italiani con sindrome di Down. E ci sono persone come Luigi, che partecipa a un progetto Erasmus in Europa o come Francesco, che lavora in un ristorante stellato ed è considerato – il più affidabile – dei dipendenti. O come ancora la piccola Amedeus, la cui particolarità è sempre stata vissuta come un valore aggiunto dai genitori e dai fratelli, che la adorano.

 

La grande differenza della triplice copia del cromosoma 21, non fa dei ragazzini delle persone diverse ma degli esseri speciali, capaci di grandi cose ad una sola condizione: i genitori e la famiglia al completo devono saper accoglierli con amore e dedizione.

 

Giorgia Andretti

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