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Testamento biologico: è legge e… i minori?

gennaio 22, 2018 10:00 am

Anni ricchi di discussioni, alla fine il Senato ha votato a favore del provvedimento sul fine vita. 180 sì, 71 no, 6 astenuti. I trattamenti sanitari solo con l’adesione della persona interessata

Il malato deve acconsentire al trattamento ma questo è possibile solo attraverso il consenso informato del malato, acquisito in forma scritta o attraverso videoregistrazioni o, per la persona con disabilità, con dispositivi che le consentano di comunicare. Questo deve essere inserito nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico personale. Uno dei punti chiave del provvedimento è che ogni persona capace di agire ha il diritto di rifiutare qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario indicato dal medico per la sua patologia o singoli atti del trattamento stesso.

 

Il diritto di ritirare in qualsiasi momento il consenso prestato

La legge sul testamento biologico considera trattamenti sanitari la nutrizione artificiale e l’idratazione artificiale. Se il malato esprime la rinuncia o il rifiuto di trattamenti sanitari necessari alla propria sopravvivenza, il medico deve prospettare al malato e ai familiari, le conseguenze di tale decisione e le possibili alternative, promuovendo azione di sostegno, anche con assistenza psicologica. Nel caso dei minori, questi devono essere aiutati a comprendere la situazione e coinvolti nelle scelte. Il consenso è comunque espresso dai genitori che esercitano la responsabilità genitoriale, oppure dal tutore o dall’amministratore di sostegno, tenendo conto della volontà del minore.

 

Le disposizioni anticipate di trattamento

Ogni persona maggiorenne, capace di intendere e volere, in previsione di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi, può: attraverso disposizioni anticipate di trattamento, esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari. Inoltre, può esprimere il consenso o il rifiuto rispetto a scelte diagnostiche o terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari, comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali. Queste istruzioni sono revocabili e risultano vincolanti per un medico, che per questo risulta esente da responsabilità civile o penale. Le scelte personali devono essere espresse con un atto pubblico o con una scrittura privata, con la sottoscrizione autenticata da un notaio, da un altro pubblico ufficiale o da un medico dipendente del Servizio Sanitario Nazionale o convenzionato. Le proprie intenzioni possono anche essere manifestate attraverso un messaggio videoregistrato. Un malato può indicare una persona di sua scelta, il fiduciario, maggiorenne e disponibile a farlo, che ne faccia le veci e la rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie.

 

Le cure salvavita e divieto accanimento terapeutico

Davanti ad una malattia cronica e invalidante o inguaribile, può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il malato e il medico: il personale sanitario è obbligato ad attenersi a quando concordato, anche quando il paziente non è in grado poter esprimere il proprio consenso o si trova in condizioni di incapacità. Il medico deve adoperarsi per alleviare le sofferenze del paziente, anche con l’erogazione di cure palliative. Nei casi di prognosi infausta a breve termine, o nell’imminenza del decesso, è previsto l’obbligo di astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili o sproporzionati. In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua associata alla terapia del dolore.

 

Giorgia Andretti

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