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Malaria, con le zanzare non si scherza

settembre 11, 2017 10:00 am

Una bimba di quattro anni ha perso la vita a Brescia per le complicanze di una forma fulminante di malaria. Si tratta di un evento raro, vediamo insieme come proteggersi

La notizia è di quelle che colpiscono e addolorano profondamente: nei giorni scorsi la piccola Sofia, una bambina di Trento di quattro anni, ha perso la vita per colpa della malaria. Una malattia che evoca epoche passate, in tempi in cui il nostro paese era ancora territorio paludoso e quindi habitat ideale per la zanzara Anofele, portatrice del parassita che causa la malattia. In realtà, è solo dal 1970 che l’Italia è stata dichiarata completamente libera dalla malaria. Eppure, una bambina è morta per questa malattia che si credeva scomparsa. Ma, fino a che punto ci si deve preoccupare?

Una forma cerebrale di malaria

L’autopsia eseguita sulla piccola ha confermato la diagnosi iniziale: Sofia ha perso la vita per complicanze cerebrali della malaria, ma si sta ancora indagando su come la bambina si sia ammalata. La piccola non era mai stata in un paese a rischio, dove la malattia è endemica – America centrale, Africa equatoriale, Sud-est asiatico. Nei giorni in cui, presumibilmente, è stata punta dalla zanzara, Sofia era in vacanza con i genitori su una spiaggia dell’Adriatico. Ricoverata prima a Portogruaro, quindi a Trento e infine a Brescia, per un esordio di diabete infantile e quindi per un malessere con febbre dapprima diagnosticato come faringite, la piccola è stata sempre peggio, fino alla diagnosi di malaria e al decesso. Quello che non si comprende è come la bambina abbia potuto ammalarsi. Sicuramente è un caso autoctono, ossia acquisito in Italia perché Sofia non era mai stata in luoghi a rischio. Impossibile che vettore del Plasmodium, il parassita che provoca la malaria, sia la comune zanzara tigre diffusa in Italia. Molto difficile che un esemplare di Anofele, portatore della malattia, sia giunto nel nostro paese in un bagaglio aereo, come pure è stato detto. Sembra che sia da escludere anche che Sofia si sia ammalata in ospedale, dove pure c’erano altre persone con malaria, perché i tempi non coincidono.

Le misure di sicurezza

Gli esperti ritengono che probabilmente si tratta di un rarissimo caso di contagio autoctono, ossia verificatosi in Italia. Non si esclude che qualche esemplare di zanzara Anofele ci sia ancora sul territorio, in un numero bassissimo. Una di queste zanzare potrebbe avere punto un malato di malaria nel nostro paese e quindi aver punto la piccola Sofia, che è stata davvero molto sfortunata, perché le probabilità che questo succedesse e che succeda ancora sono pochissime. Difendersi dalle zanzare è sempre bene. I casi presenti in Italia di malaria sono tutti importati dall’estero, da persone che si recano, per ragioni di viaggio o di turismo, nei paesi a rischio sottovalutando il pericolo di ammalarsi. Sembra che ogni anno nel nostro paese si contino circa 600 casi di malaria, tutti provenienti da paesi dove è ancora diffusa la zanzara Anofele. Se ci si reca in questi luoghi, è essenziale effettuare una accurata profilassi con farmaci specifici come il malarone,  si assume alcune settimane prima della partenza. Durante il soggiorno si devono utilizzare abiti lunghi, possibilmente bianchi, repellenti efficaci e zanzariera alle finestre, Al ritorno, anche in assenza di sintomi è consigliabile la visita medica: se esiste il rischio di essere malati, è necessario stare a riposo ed evitare di essere punti da uno dei pochissimi esemplari di zanzara che possono ancora diffondere la malaria.

I sintomi

Purtroppo i sintomi sono molto vaghi all’inizio: nausea, cefalea, brividi, dolori muscolari e ebbre che sale anche oltre i 39° seguiti da sudorazioni profuse della durata totale di tre giorni, dopo un intervallo di apiressia, ovvero assenza di febbre, il ciclo si ripete per altri tre giorni. La conferma della malattia arriva dalle analisi di laboratorio, nello striscio di sangue si evidenziano i parassiti.

 

Lina Rossi

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