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Super batterio resistente agli antibiotici

maggio 30, 2016 9:23 am

L’uso massiccio di antibiotici sta facendo sviluppare batteri sempre più resistenti e quindi aggressivi, negli USA una donna è stata colpita da un batterio resistente a tutto.

Gli esperti ne parlano da tempo e purtroppo l’eventualità tanto temuta si è verificata: il batterio resistente a qualsiasi tipo di antibiotico esiste ed ha già colpito. Gli scienziati del Dipartimento alla Difesa USA hanno individuato un tipo di Escherichia Coli nelle urine di una donna della Pennsylvania. Il batterio resiste perfino alla colistina, antibiotico di ultima generazione.

Un batterio forse preso in ospedale
Non si sa come la donna sia entrata in contatto con il super-batterio, ma secondo gli esperti dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie che stanno indagando, è possibile che la donna sia entrata in contatto con il batterio in seguito a un ricovero ospedaliero. Le autorità sanitarie stanno contattando parenti, amici e tutti coloro che sono entrati in contatto con la donna, perché il batterio degli incub” può arrivare ad uccidere la metà delle persone che ne vengono contagiate. Il germe era già stato individuato in Cina, in animali ed esseri umani e anche in alcune zone dell’Europa. Il fatto che questo tipo di Escherichia Coli sia stato trovato anche negli USA mostra come gli antibiotici non siano la soluzione per tutti i mali e che contro certe varianti non esiste nessun tipo di difesa.

Che cosa succede in Italia
Nel nostro paese sono stati trovati già alcuni tipi batteri resistenti agli antibiotici, non della famiglia dell’Escherichia Coli ma di un’altra classe di batteri, le Clebsielle pneumoniae che provocano infezioni polmonari e che sono resistenti ai carbapenemi e nel 30-40% dei casi sono resistenti anche alla colistina. Per affrontare queste situazioni, i medici sono costretti a ricorrere a mix di antibiotici, oppure di utilizzare alcuni tipi ormai in disuso che i batteri super-resistenti non riescono a neutralizzare. Capire quanti rischi si corrano è difficile perché i soggetti che vengono colpiti da questi batteri spesso hanno anche altre patologie che minano la loro salute, quindi i rischi che corrono possono essere più elevati rispetto alla media della popolazione. Gli esperti si augurano comunque che il fatto di aver individuato il batterio possa permetterne una analisi approfondita per scoprire i suoi punti deboli e studiare nuovi farmaci più efficaci.

L’importanza di un uso corretto
Il motivo che ha portato allo sviluppo di queste forme di germi resistenti sono molte, ma è certo che l’uso eccessivo degli antibiotici negli ultimi anni ha contribuito in misura non indifferente. Di questi farmaci si è fatto un uso scorretto, che ha permesso ai batteri di riconoscerli e di abituarsi ad essi. Per troppo tempo, per esempio, ai bambini sono stati somministrati antibiotici diretti contro i batteri in caso di influenza o forte raffreddore dovuti a virus: spesso questo veniva deciso a fin di bene, per evitare complicanze, ma è del tutto inutile dare un farmaco se, di fatto, la complicanza non si è ancora presentata. Inoltre, degli antibiotici è stato fatto spesso un uso scorretto, sospendendo la somministrazione non appena la febbre cessava: la cura va invece continuata per tutto i tempo necessario, spesso diversi giorni e non le 48 ore che bastano ad abbassare la febbre e a sentirsi un po’ meglio. Sono però responsabili anche gli antibiotici che tutti noi per anni abbiamo assunto attraverso alimenti di origine animale poco controllati, in prodotti per la casa e perfino per l’igiene personale a base di antibatterici: questo ha fatto sì che i batteri si abituassero progressivamente ai farmaci, fino a individuare strategie di sopravvivenza, perché si tratta di forme di vita estremamente versatili. La lotta ai batteri, insomma, parte dall’uso più corretto degli antibiotici da parte di ciascuno di noi.

Giorgia Andretti

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