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Giovani e… depressi

aprile 18, 2005 12:00 pm

Il suicidio è diventato la seconda causa di morte fra i 15 ed i 19 anni: gli psichiatri lanciano l’allarme. Bambini e adolescenti sempre più depressi. L’allarme, lanciato a febbraio scorso, dai medici riuniti in occasione del Congresso della Società italiana di psicopatologia, è stato ripreso nei giorni scorsi dall’onorevole Maria Burani Procaccini, Presidente della…

Il suicidio è diventato la seconda causa di morte fra i 15 ed i 19 anni: gli psichiatri lanciano l’allarme.

Bambini e adolescenti sempre più depressi. L’allarme, lanciato a febbraio scorso, dai medici riuniti in occasione del Congresso della Società italiana di psicopatologia, è stato ripreso nei giorni scorsi dall’onorevole Maria Burani Procaccini, Presidente della Commissione bicamerale per l’Infanzia. “Ci sono almeno 800 mila ragazzi depressi in Italia – ricorda l’onorevole Burani Procaccini oin una nota – ma è un numero in difetto. Una situazione che impone l’attivazione di una rete complessiva che riguardi le strutture sociali e la Scuola e che intervenga con un approccio multidisciplinare”.

In aumento i suicidi tra i giovani
Un quadro poco confortante, dunque, avvalorato da statistiche, sondaggi e informazioni e confermato dal Ministero della Salute e dalla Società Italiana di Psichiatria. Secondo le stime effettuate sono circa un milione e mezzo le persone depresse ma sono ben cinque milioni le persone che almeno una volta nella vita sono state colpite da disturbi collegabili alla depressione. Vittime soprattutto le donne, ma negli ultimi anni si è registrata una notevole crescita anche fra i più piccoli e gli adolescenti. Sono depressi circa 6 bambini su mille ed alcuni sondaggi mostrano che il 40% degli studenti di scuole secondarie hanno pensato talvolta, in modo più o meno serio al suicidio, seconda causa di morte fra i 15 e i 19 anni con una percentuale triplicata negli ultimi 30 anni..
Anche l’aumento di ricoveri ospedalieri e l’incremento nell’uso dei farmaci specifici testimoniano la crescita vertiginosa e preoccupante del fenomeno che, “nella forbice fra i 15 ed i 25 anni, comprende anche disturbi d’ansia e comportamentali, patologie di personalità (sempre più diffuse) e, in misura minore, anche soggetti a rischio psicosi” commenta la Burani Procaccini, che evidenzia come “siano compresenti disturbi di dipendenza da alcool o droga”.

Il dibattito su farmaci e prevenzione
I farmaci, secondo gli psichiatri, rappresentano a volte l’unico rimedio, nonostante le opinioni in
materia siano discordi. E’ necessario somministrare psicofarmaci anche agli adolescenti in caso di malattia seria, di fronte, ad esempio, a rischi di suicidio, ha affermato il presidente della Sopsi (Società italiana di psicopatologia) Paolo Pancheri, ma di certo occorre evitarli ove possibile, quando cioè si tratta di curare una semplice tristezza o un malessere esistenziale. Dall’uso di psicofarmaci in età giovanile, spiega Pancheri, “ci potrebbero essere delle conseguenze a lungo
termine, poiché il cervello del giovane è ancora in fase di sviluppo, tuttavia avere una malattia psichiatrica non curata può avere conseguenze ancora peggiori; si tratta, cioè, di valutare il rapporto rischi-benefici”. Necessario dunque, come ricorda l’on. Burani Procaccini, un solido rapporto fra
scuola ed istituzioni mediche, proprio ad evitare che sintomi anche considerevoli passino inosservati o scambiati per semplici crisi passeggere. Indispensabile, aggiunge, anche il contributo dei pediatri per riconoscere la depressione nei bambini e negli adolescenti ma, soprattutto, è di fondamentale importanza che i genitori, come ricorda la Società Italiana di Pediatria, sappiano porre attenzione ai propri figli, cogliendo sin dai primi segnali l’eventuale disagio dei ragazzi.

Come riconoscere la depressione nei ragazzi
Certo non è un compito facile. Come riuscire a distinguere nell’adolescente la reale e seria depressione da uno stato d’animo semplicemente malinconico o triste? Il consiglio della Società italiana di psicopatologia è di saper carpire innanzitutto i comportamenti anomali dei bambini. In particolare la prima avvisaglia di malessere arriva dal mutamento dei comportamenti abituali o normali, come rendimento scolastico improvvisamente crollato, chiusura in se stessi, allontanamento da amicizie e frequentazioni, disinteresse generale. Un altro preoccupante sintomo della depressione è il perdurare di questi atteggiamenti anomali anche in adolescenza, quando però, aggiunge Pancheri, i genitori generalmente non ce la fanno da soli ad aiutare il proprio figlio ma hanno bisogno di rivolgersi all’aiuto di uno specialista. In alcuni casi, aggiunge Giuseppe Saggese, Presidente della Società Italiana di Pediatria sarà sufficiente solo una serie di colloqui di sostegno, in cui talvolta sarà opportuno inserire la presenza della famiglia poiché, spiega sempre Saggese, “la psicoterapia, in particolare quella cognitivo-comportamentale, eseguita da professionisti esperti per questa fascia di età, può aiutare. Per molti adolescenti avere una persona di supporto, in un periodo di difficoltà, con la quale parlare ed esprimere i propri pensieri ed propri sentimenti può essere di
grande aiuto, tanto che alcuni di loro stanno meglio al solo sapere di non essere “da soli” nella depressione. Nei casi più complessi può essere necessario ricorrere alla terapia farmacologia”.

Ma la speranza è che la depressione possa essere prevista e quindi fermata prima che si trasformi in vera e propria malattia. A questo proposito la Burani Procaccini ricorda l’esempio dell’Ospedale Niguarda, che, effettuando un servizio di monitoraggio di soggetti a rischio per ben due anni è riuscito a prevenire la conclamazione di patologie devastanti. “Occorre agire seguendo questa indicazione”, ha giustamente sottolineato la Presidente che ha tra l’altro evidenziato come le istituzioni siano state informate e allertate. “Il Ministero della Sanità – conclude – sta per lanciare il programma operativo sulla depressione che riguarda anche le fasce adolescenziali, fisiologicamente a rischio di crisi identitarie e psicologiche”. E noi ci auguriamo che questo possa essere davvero l’inizio di una battaglia al pericolo delle depressione.

 

Paola Ladogana

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