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Bullismo in prima linea: una ragazzina giù dalla finestra

gennaio 26, 2016 9:21 am

A Pordenone, una dodicenne si lancia dalla finestra terrorizzata dall’idea di tornare a scuola tra i compagni bulli. Per fortuna si riprenderà, ma l’episodio torna a far parlare di bullismo.

A dodici anni, una ragazzina dovrebbe essere allegra e spensierata. Pensare alla scuola, a fare sport, a uscire con le amiche. Non era evidentemente così per la dodicenne di Pordenone che, la settimana scorsa, al pensiero di tornare in classe si è lanciata dalla finestra di casa. Per fortuna è caduta prima su una tapparella sporgente attutendole la caduta. È seriamente ferita, ma secondo i medici non dovrebbe subire lesioni permanenti fisiche. Perché di ferite, almeno psicologiche, la ragazzina doveva averne già subite parecchie. Talmente tante da scrivere ben due lettere di addio, poi da stare male per una intera settimana e infine, quando proprio doveva tornare a scuola, decidere di farla finita. Un coraggio, una disperazione che fanno venire i brividi se si pensa a un adulto, figuriamoci in una bambina poco più grande dei nostri figli.

Colpa dei compagni di classe
Sembra che alla base di tutto ci fosse l’atteggiamento da bulli di alcuni compagni di classe, veniva infatti derisa ed emarginata e in alcuni casi sarebbero arrivati al punto da dirle: ucciditi. Parole tremende, pronunciate da dodicenni forse con troppa leggerezza, senza pensare alle conseguenze, spinti anche dalla non cultura dei giochi elettronici di guerra che spingono spesso a confondere la realtà con il virtuale. Parole alle quali una ragazzina forse già insicura ha dato troppa importanza. Evidentemente, però, non ce la faceva più, se al dover tornare in quell’aula, tra quei compagni, ha preferito un salto dalla finestra. Sicuramente lei non sarà la sola, né adesso né in passato: chissà quanti sono, maschi e femmine, bambini, adolescenti o poco più presi di mira dai compagni. Magari perché grassi, bassi di statura, timidi, perché hanno messo gli occhiali troppo presto, perché balbettano o hanno un nome buffo. A quell’età si sa essere molto crudeli e chi è psicologicamente più debole è destinato a diventare una vittima.

Combattiamo insieme il bullismo
Alcuni esponenti del mondo politico hanno approfittato dell’episodio per rinnovare l’opportunità di lottare contro il cyberbullismo. Qui però, il telefonino o il pc non sono gli unici tramiti delle molestie. È il bullismo vecchio stile, quello che si può vivere a scuola, al campetto dell’oratorio, per strada mentre si torna a casa. Quel bullismo che sfotte, che isola, che fa sentire perdente e che uccide dentro. Un bullismo che c’è sempre stato è vero, ma che oggi assume connotazioni ben più serie, perché tutti fanno finta di non vedere. La preside dell’istituto ha dichiarato che non c’erano segnali: difficile crederlo, perché è impossibile che nemmeno un insegnante noti un calo di rendimento della bambina, un pianto in classe, un’espressione di continua tristezza per una sofferenza sfociata nel tentativo di suicidio. Più facile credere che si voglia proteggere i bambini: proteggere quegli stessi bambini che suggerivano ucciditi? E’ questo l’atteggiamento da combattere: il finto buonismo che preferisce non vedere, non stigmatizzare. I bulli vanno isolati, vanno additati perché non possano più fare del male. Certo l’atteggiamento deve partire anche dai genitori, da quei genitori che difendono i figli a oltranza, anche davanti alla colpa evidente. E verrebbe proprio voglia di dirlo: i perdenti sono quelli che hanno esasperato la ragazzina. Sono loro e chi vedeva, ma sottovalutava. Adesso ci auguriamo solo che questa brutta esperienza sia l’inizio di una vita meravigliosa per la ragazzina proprio come tutti gli adolescenti meritano di vivere.

Giorgia Andretti

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