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Nascere donna in alcune culture può essere una sfortuna

gennaio 20, 2016 9:20 am

I recenti fatti accaduti nel nord Europa lo dimostrano ampiamente, purtroppo in molte culture religiose le donne sono viste come un sottoprodotto ad uso e consumo dell’uomo.

Noi donne, figlie del dopoguerra, abbiamo lottato tutte insieme per conquistare il nostro posto al sole. Siamo uscite di casa per andare nei posti di lavoro in fabbrica, per andare nelle università e per sperimentare e dimostrare le nostre capacità. Sicuramente siamo riuscite in questo anche grazie alle nostre madri e padri, che ci hanno permesso di realizzarci e crescere come entità complete in uno stato libero, senza mai dipendere o essere sottomesse. Se noi donne lo vogliamo, possiamo essere totalmente libere da qualsivoglia condizionamento. E ben lo credevano le tante ragazze che a Capodanno sono scese in piazza per festeggiare l’ingresso del 2016 nel nord Europa.

Purtroppo, non sempre noi donne siamo libere
Nella mia gioventù ho viaggiato in lungo e in largo in Africa, soffermandomi in molti paesi arabi, gli studi che stavo portando avanti mi spingevano a verificare di persona la condizione della donna nelle altre culture. Una cosa ho immediatamente imparato: dovevo andare in giro coperta dalla testa ai piedi. Viaggiando così abbigliata ho evitato tante noie ma soprattutto sono riuscita ad entrare in comunicazione con le altre donne, perché vedermi vestita come loro mi hanno fatto apparire una di loro, una con cui entrare in confidenza e ricevere i loro pensieri e desideri. A loro è permesso essere libere di mostrarsi all’interno della casa ed in presenza di sole donne, sono quelli i rari momenti in cui si sentono libere di essere. Ecco, nascere donna nei paesi la cui cultura ci vede solo come mezzo di soddisfazione ad uso personale dell’uomo e per consentire alla progenie di espandersi non è sicuramente l’equivalente della felicità di essere nata donna.

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Abbiamo creduto di aver raggiunto la libertà
Nella nostra vecchia e cara Europa abbiamo raggiunto il traguardo dell’essere ciò che vogliamo se davvero lo desideriamo, purtroppo, saremo obbligate a rivedere non solo le nostre posizioni ma soprattutto ad educare le nostre ragazzine e adolescenti a fare un piccolo passo indietro nelle conquiste di autodeterminazione. Con l’immigrazione massiccia non arrivano solo nuove razze, un bene per l’umanità, ma anche nuove culture da conoscere prima di tutto ed imparare a conviverci in seguito. Questo sta a significare che affinché si realizzi la vera integrazione tanto auspicata, è necessaria la conoscenza dei vari credi culturali e religiosi in modo reciproco. Certo, possiamo chiedere a coloro che vengono verso di noi di accettare il nostro modo di essere, i nostri costumi e le nostre tradizioni, ma… siamo certi che sia facile modificare le convinzioni che fanno parte dell’essere umano che di quei pensieri si è nutrito fin dalla nascita? Saranno necessari anni e non pochi affinché si realizzi una convivenza fatta di piena accettazione l’uni degli altri. In attesa che tutto questo si realizzi, per evitare che possano accadere fatti incresciosi come quelli accaduti qualche settimana fa, saremo costrette, nostro malgrado, a limare un poco la nostra e la libertà delle nostre figlie. Certo, obietterà qualcuno, sono gli altri che devono accettare le nostre regole, è verissimo ma cosa facciamo? Riempiamo i tribunali di istruttorie e costi inutili quando con un poco di lungimiranza possiamo imparare a convivere?

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Responsabile scientifico di Guidagenitori.it

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