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Una struttura per l’autismo a Roma

marzo 31, 2010 12:44 pm

L’Opera Don Calabria, la Fondazione Dopo di Noi e l’Ospedale Bambino Gesù hanno dato vita, nel quartiere di Primavalle, ad un centro per la diagnosi precoce e aiuto alle famiglie. Dal 16 marzo scorso le famiglie con figli autistici sono un po’ meno sole. Nelle scorse settimane, infatti, è stato inaugurato a Roma il primo…

Una struttura per l’autismo a Roma

L’Opera Don Calabria, la Fondazione Dopo di Noi e l’Ospedale Bambino Gesù hanno dato vita, nel quartiere di Primavalle, ad un centro per la diagnosi precoce e aiuto alle famiglie.

Dal 16 marzo scorso le famiglie con figli autistici sono un po’ meno sole. Nelle scorse settimane, infatti, è stato inaugurato a Roma il primo Centro italiano per bambini autistici, un’iniziativa nata dalla collaborazione tra la fondazione Handicap Dopo di Noi, l’ospedale pediatrico Bambin Gesù e l’Opera Don Calabria, nella quale è ospitata la nuova struttura (nel quartiere romano di Primavalle, via Giovanbattista Soria 13). Come già scritto dalla Dottoressa Trabalzini su queste stesse pagine, “l’autismo è la più precoce manifestazione psicotica che possa colpire l’individuo. I bambini autistici non hanno alcun rapporto con gli altri, sono correlati soltanto a loro stessi: è come se non fossero stati in grado di apprendere la modalità con cui entrare in contatto con gli altri. Questo si traduce con l’incapacità di stabilire un adeguato sistema di comunicazione con l’ambiente che li circonda”.

Una struttura per la diagnosi precoce
La diagnosi entro i 24 mesi di vita, come dimostrano gli studi più recenti, permette un recupero enorme delle capacità dei bambini ma è fondamentale che si inizi al più presto un intervento specifico. Ed è questo l’obiettivo del Centro appena inaugurato. Per il momento saranno 56 le famiglie con figli autistici che saranno seguite e supportate nel nuovo Centro che – grazie alla professionalità messe a disposizione dalla Fondazione Handicap Dopo di Noi e il trattamento dei bambini secondo la metodologia comportamentale – assicura una diagnosi precoce e una vera e propria full immersion formativa per le famiglie. Attraverso un programma specifico i genitori saranno in grado di affrontare, anche tra le pareti domestiche. le complesse dinamiche che la malattia porta con sé. La struttura è composta da due play room, un’ampia stanza per i giochi, strutturati (costruzioni, pennarelli, colori ecc.) e un’altra area non strutturata, ovvero uno spazio dove giocare in libertà. Completano il centro quattro stanze più piccole per i colloqui individuali con gli psicoterapeuti e una sala più grande per la formazione delle famiglie. Il Centro sarà anche luogo ricerca in cui, avvalendosi della rete di contatti e collaborazioni del Bambin Gesù, si lavorerà per la condivisione di studi e osservazioni con l’ospedale Brotzu di Cagliari, con un centro specializzato in disabilità psichiche di New York e uno americano-canadese.

L’importanza di una risposta integrata
Dopo una prima visita presso l’ospedale pediatrico Bambin Gesù, ai genitori dei bambini tra i 18 mesi e i 6-7 anni sarà proposto il trattamento intensivo al Don Calabria e, ogni anno, quattro famiglie tra quelle ospitate nel Centro proverranno da altre province italiane. «Oggi siamo in grado di diagnosticare precocemente l’autismo – ha sottolineato Giuseppe Profiti, presidente dell’Ospedale pediatrico Bambin Gesù -, ma bisogna potenziare l’aspetto della risposta alla patologia, che non può essere data solo in ospedale, perché ha bisogno di un intervento integrato».
Presente all’inaugurazione anche Antonio Guidi – delegato per le Politiche della Disabilità del Comune di Roma, che ha spiegato come esista un vero e proprio “diritto dovere alla prevenzione”, e ha lanciato una provocazione: «Bisogna che anche il mondo “esterno” conosca l’autismo. Queste vite complicatissime rappresentano infatti il paradigma della nostra società e delle sue difficoltà a comunicare. Bisogna imparare a convivere assieme, è una vera e propria sfida di civiltà».
Soddisfatto dell’iniziativa fratel Giuseppe Brunelli, direttore dell’Opera Don Calabria, che nel corso dell’inaugurazione ha spiegato come «i nostri padroni di casa sono proprio le persone con disabilità, ed è per loro che abbiamo aperto le nostre porte, per fare “casa”, ovvero un luogo accogliente, dove sia possibile vivere vivono gli affetti e le sicurezze».

 

Marina Zenobio

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