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Down al lavoro

gennaio 15, 2004 12:00 pm

Si moltiplicano le iniziative per l’inserimento sociale: ecco alcune esperienze significative Fino a qualche anno era diffusa l’idea che i bambini con Sindrome di Down sarebbero stati per sempre persone dipendenti dai genitori. Ma qualcosa sta cambiando. In Italia nascono ogni anno circa 650/700 bambini con Sindrome di Down, cioè quasi due al giorno La…

Si moltiplicano le iniziative per l’inserimento sociale: ecco alcune esperienze significative

Fino a qualche anno era diffusa l’idea che i bambini con Sindrome di Down sarebbero stati per sempre persone dipendenti dai genitori. Ma qualcosa sta cambiando. In Italia nascono ogni anno circa 650/700 bambini con Sindrome di Down, cioè quasi due al giorno La sopravvivenza a 5 anni era il 40% negli anni Cinquanta, mentre negli anni Novanta è salita oltre l’80%. Attualmente vivono in Italia circa 49.000 persone con Sindrome di Down, delle quali 11.000 sotto i 14 anni, 13.000 tra i 14 e i 24 anni, 25.000 sopra i 25 anni. Il peso alla nascita dei bambini con Sindrome di Down è inferiore alla norma, presentano una riduzione del tono muscolare con minore resistenza all’allungamento passivo e minore forza contrattile, definita ipotonia; taglio mongolico degli occhi, mani corte e tozze. Tutti presentano ritardo mentale ma di grado molto variabile. A causa dell’ipotonia le tappe di apprendimento di questi bambini seguono fasi diverse da quelle normali. Lo sviluppo del movimento è sfasato di circa 12-18 mesi, gattonano tra i 13 e i 15 mesi, il linguaggio verbale, soprattutto per quanto riguarda la costruzione delle prime frasi arrivano intorno ai 3-4 anni.

I programmi di rieducazione
Eppure nonostante tutte queste difficoltà, i programmi di rieducazione, che devono essere individuali perché variano da soggetto a soggetto, possono davvero contribuire a permettere ai piccoli di poter arrivare a condurre una vita quasi normale. Possono e devono essere gli stessi genitori, coadiuvati da educatori specializzati a portare avanti i programmi sfruttando la spiccata capacità di imitazione e la fine sensibilità uditiva di questi bambini. Affinché l’educazione sia proficua è importante che non sia noiosa né eccessiva e soprattutto che non renda passivo il bambino. L’aiuto dei genitori ne deve costantemente stimolare la curiosità e la necessità di scoprire sempre cose nuove, ci si deve rapportare a loro con normalità, giocando ma cercando anche di coinvolgere il bambino nelle attività quotidiane. L’insegnamento del linguaggio può richiedere molto tempo e l’aiuto di un logopedista, possono frequentare la scuola per prima infanzia senza alcun problema mentre l’inserimento nella scuola elementare va valutato caso per caso a causa del possibile ritardo con cui acquisisce la struttura simbolico-linguistica. Anche lo sviluppo sessuale è normale e solo a volte può accentuare disturbi caratteriali.

L’impegno dell’Adecco
Comunque i giovani affetti da Sindrome di Down possono raggiungere l’età lavorativa con un sufficiente grado di autonomia e un buon livello di preparazione professionale. Ne sono un esempio diverse esperienze lavorative di cui sono protagonisti. Nel 2003, in nome della lotta all’esclusione sociale, la Fondazione Adecco per le Pari Opportunità ha promosso il progetto “Un centesimo, un’opportunità”. Obiettivo: un impiego per 25 giovani down che saranno inseriti nel mondo del lavoro al termine di un percorso formativo ad hoc. A distanza di un anno la Fondazione ha raccolto e destinato all’Aipd (Associazione italiana persone down) oltre 41 mila euro attraverso il sostegno del Gruppo Adecco, con l’adesione dei 35 mila lavoratori dipendenti – sulla base del meccanismo del versamento di un centesimo di euro per ogni ora lavorata – e il coinvolgimento di altre aziende private presenti sul territorio nazionale. Il progetto, che continuerà anche per tutto il 2004, rappresenta un importante stimolo alla responsabilità sociale delle aziende a favore delle persone che hanno difficoltà di accesso nel mercato del lavoro.

Le iniziative a Roma e a Palermo
A Roma la Cooperativa I Girasoli, fondata da un gruppo di genitori che vivono quotidianamente la Sindrome di Down, ha messo su “La locanda dei Girasoli” (Tel. 06.76.10.194) con lo scopo di costruire posti di lavoro per ragazzi down e non, operando sull’integrazione tra persone e ambiente in cui vivono. Altra esperienza simile, “La trattoria degli Amici” a Trastevere (Tel.06.58.06.033), cooperativa promossa dalla Comunità di Sant’Egidio che ormai da dieci anni si occupa anche dell’inserimento lavorativo dei disabili. Un’altra testimonianza di ciò che si può realizzare nonostante qualche difficoltà fisica o psichica ci viene da Palermo. Nel capoluogo siciliano da quattro anni un gruppo di ragazzi con Sindrome di Down accompagnano i turisti facendo loro da cicerone nelle visite alla Cappella delle Dame di via del Ponticello e alla Galleria d’Arte Moderna.

In Rete:
Associazione Italiana Persone Down

 

Marina Zenobio

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