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Capitani coraggiosi: i nostri papà eroi nel mar Egeo

marzo 23, 2016 2:21 pm

Dieci papà impiegati nell’operazione Frontex, sono solo una parte degli operatori della nostra Capitaneria di Porto impegnati nel recupero dei rifugiati in mare.

Antonio Giuliano, capo di prima classe; Umberto Carrieri, sommozatore capo di prima classe; Rosi Domenico, capo di seconda classe ;Emiliano Venuti, secondo capo, Matteo Gregorio, sottocapo di prima classe; Andrea Amato, sottocapo di prima classe; Pietro Salamone, sottocapo di seconda classe; Cristian Casabianca, sottocapo di seconda classe; Giovanni Tirito, sottocapo di seconda classe; fanno parte tutti della grande famiglia capitanata dal comandante Roberto Mangione, primo maresciallo.
E’ l’equipaggio imbarcato sulla motovedetta CP 322, dislocata a Samos, l’isola greca a solo un miglio dalla costa turca. E’ questo il tratto di mare utilizzato dai profughi siriani per raggiungere la nostra Europa.

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I nostri capitani coraggiosi
Sono loro, i veri capitani coraggiosi, sono loro che ogni notte sfidano il mare isterico dell’Egeo, uno dei più bizzarri al mondo, noto per cambiare il suo moto nello spazio di poche ore. É grazie a loro se tanti bambini sono stati strappati dalle onde fameliche dell’Egeo, è sempre grazie a loro se mamme con i loro neonati, ignari ai pericoli cui sono esposti, hanno potuto allattare i loro cuccioli infreddoliti. Una volta raccolti dal mare, ai profughi vengono offerte le prime indispensabile cure: compensione, accoglienza e tanto amore per i più piccoli e di bambini i nostri papà ne hanno raccolti davvero tanti. In 20 mesi hanno messo in salvo oltre 14.000 vite tra piccoli e grandi.

Ogni notte in mare
Si parte alle 22,00 di ogni sera e si va avanti fino alle 8 del mattino per perlustrare quel tratto di mare che virtualmente offre un ponte immaginario tra la Grecia e la Turchia, realizzato con tanti piccoli gommoni. La ricerca meticolosa è guidata dal comandante al centro dei comandi affiancato da due operatori ai radar, nulla è lasciato al caso, ad ispezionare le buie acque ci sono tanti occhi reali e tecnologici. Non appena si percepisce la presenza di vite in mare, inizia immediatamente l’operazione soccorso, l’intero equipaggio è pronto al recupero sia da bordo sia in acqua con la figura dei rescue swimmer – soccorritori navali – a questo addestrati. A recupero effettuato i profughi vengono immediatamente portati sulla terra ferma, finalmente in salvo sul territorio greco

Vittime & vittime
Le vittime non sono solo i piccoli rifugiati in fuga, lo sono anche tutti i figi dei nostri papà, sono anche loro vittime indirette di una guerra lontana dagli occhi ma che porta i loro padri lontano. Gli equipaggi delle motovedette impegnate nell’operazione Frontex sono lontani da casa ormai da tre mesi e non ci sono ancora i tempi certi per un loro rientro.
È vero, qualcuno potrà obiettare, nostri capitani coraggiosi per questo sono pagati, la scelta di lavorare in mare comporta la lontananza da casa, verissimo, ma non possiamo ignorare che sono dei papà che per offrire ai loro figli una vita serena rinunciano a vederli, a toccarli, a sentire il loro respiro nelle orecchie. Se questi uomini rinunciano ad un mondo di emozioni legate alla paternità è soprattutto per salvare bambini meno fortunati dei propri figli, è per non farci più 0 vedere immagini di bambini fagocitati dalla violenza del mare. Loro sono gli angeli del mare, non tutti i papà sono pronti a sacrificare una buona parte della vita dei loro figli per portare in salvo una nuova generazione in fuga.

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Direttore Scientifico di Guidagenitori.it

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