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Alle prese con il caro prezzi

maggio 13, 2004 12:00 pm

Altro che ponderata valutazione dei prezzi: chi parla non sa cosa vuol dire fare la spesa con i bambini Manteniamo i nervi saldi. Lo sappiamo tutte: dieci panini a due euro sono l’equivalente di quelle quattromila lire che non avremmo mai sborsato quotidianamente per il pane, anche a costo di farcelo in casa e installare…

Altro che ponderata valutazione dei prezzi: chi parla non sa cosa vuol dire fare la spesa con i bambini

Manteniamo i nervi saldi. Lo sappiamo tutte: dieci panini a due euro sono l’equivalente di quelle quattromila lire che non avremmo mai sborsato quotidianamente per il pane, anche a costo di farcelo in casa e installare e ammortizzare un forno a legna. Due pomodori a due euro istigano all’omicidio, per non parlare dei tre petti di pollo (collassati tra cellophan e involucro) a 3 euro e 50. Come dire le settemile lire del filetto di un tempo che fu.

Ma, amiche mie, non è questo il problema! Il problema è che noi spesso andiamo a fare la spesa coi nostri bambini! Infilato il più piccino nel carrello (da dove tenta il suicidio o incastrando l’avambraccio tra la gamba destra e la forcella o cercando di tuffarsi di testa nel banco surgelati) chiediamo al maggiore di dare un’occhiata, sperando che la sua gelosia non prenda il sopravvento in pubblico- e ciò al solo fine di poter guardare con calma le incomprensibili scritte sulle etichette, tra cui quella più importante, quanti euro all’etto (o per alcuni cibi al carato).

I due fratelli nel frattempo si indicano preziose mercanzie. In primis gli ovetti, che il grande infila di nascosto nel carrello, non perché apprezzi il valore proteico e consolatorio della cioccolata, quanto per completare la collezione di ‘Gigio Formigio va in Alaska’ lasciando al fratello minore il compito d’ingoiare i pezzi dell’automobilina da montare. Segue la Nutella. Di fronte al banco l’urlo disperato di due bimbi vi convincerà che farina, latte, pasta e uova, zucchero e caffè sono un inutile orpello rispetto a necessità inderogabili. E prenderete l’ennesimo bicchiere con la Ferrari o i Simpson da conservare, dopo che è stato svuotato in pochi secondi, a imperitura memoria della vostra maternità.
Alla cassa scoprirete di aver ceduto all’urlo ‘Chupa chup’ e a una caterva di gelati. Lascerete passare – mentre il minore ha definitivamente scelto il suicidio per asfissia con il sacchetto di plastica – quintalate di gomme americane, caramelle e patatine fritte, succhi di frutta e bibite varie. E’ niente, amiche mie, è niente! Pagate e così sia! Se proprio non ne potete fare a meno urlate ‘E questo, poi, no!’, ma fate almeno attenzione che non sia il sacco con le carote…

Vi attendo, alla prossima puntata, per raccontarvi cosa vi aspetterà dopo tredici anni di borse di plastica da caricare in macchina, bebè da legare al seggiolino e soldi gettati al vento. Voi non lo sapete. Magari vorreste si nutrissero in modo sano. Lo fanno, purtroppo. Ma non voglio anticipare nulla. Per il momento metto a disposizione, anche per il baratto, un armadio di bicchieri di Nutella, alcuni pure d’epoca. Li scambio volentieri con un ricco proprietario di cibi macrobiotici. Tutto in natura, ovviamente.

 

Lilith

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