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Mamma che fame!

ottobre 30, 2003 12:00 pm

Quando l’ape regina elimina per fame il fuco: storie di futuri papà distrutti da nove mesi di rinunce L’alimentazione in gravidanza è oggetto di studi da parte degli esperti di tutto il mondo. Le nausee iniziali colpiscono di solito di mattino lasciando spazio comunque a un solido appetito per la restante parte della giornata. Le…

Quando l’ape regina elimina per fame il fuco: storie di futuri papà distrutti da nove mesi di rinunce

L’alimentazione in gravidanza è oggetto di studi da parte degli esperti di tutto il mondo. Le nausee iniziali colpiscono di solito di mattino lasciando spazio comunque a un solido appetito per la restante parte della giornata. Le recenti scoperte scientifiche hanno peraltro appurato che non tutti i cibi sono adatti a una fattrice in quanto portatori di allergie alla medesima e al fetino, mentre le tradizioni popolari consolidate sanno che un lampone a febbraio, se molto desiderato alle due del mattino, salva il nascituro da possibili e anestetiche voglie di lampone. Così la neo mamma si sbafa lamponi, getta i peperoni (soprattutto se non le sono mai piaciuti) e rosicchia carotine come una coniglietta.

Le neuroscienze hanno scoperto in collaborazione con dietologi e andrologi di chiara fama che una gravidanza è la miglior cura dimagrante per un qualsiasi futuro papà. Lui, quel fuco che ha finito la sua opera d’impollinatore, è destinato a morire di fame. Addio alle amatriciane, basta con quelle belle peperonate sugose, con gli arrosti sgocciolanti grasso e cipolla. Addio robustose e forti melanzane alla parmigiana, che scivolano come lava nelle forti budella. Addio du’ spaghi alla puttanesca, addio. Né mai più vedrà le sacre sponde di una coda alla vaccinara o di una trippa…

Lui si nutrirà esclusivamente per otto mesi di riso integrale, brucherà insalatina fresca lavata col disinfettante e condita con la soja, alla domenica, invece del pasticcio di lasagne potrà sforare con un petto di pollo o meglio ancora di tacchino ai ferri, condito con una goccia di tamari. Spendendo ovviamente cifre astronomiche dal momento che un chilo di patate biologiche costa quanto un barattolo da un chilo di caviale originale del Volga.
Si chiederà, in effetti, ‘perché?’,- dal momento che tutto ciò che lui ha portato nella vicenda è un milione di spermatozoi di cui uno solo buono- ma non avrà mai il coraggio d’ammetterlo pubblicamente. Al limite riscoprirà l’amore per la propria mamma, chiedendo asilo politico al giovedì a pranzo e sparandosi tripla porzione di gnocchi al ragù e un chilo di fritto alla toscana, cervella incluse.

Al parto il futuro padre arriva solitamente macilento come un profugo bosniaco dopo l’assedio di Sarajevo, gli occhi cerchiati, la cintura dei pantaloni stretta all’ultimo buco. Anche ciò ha una logica ferrea nel processo riproduttivo. Ci sarà sicuramente, vent’anni dopo, un giorno in cui lei, la fattrice, guardandolo disgustata mentre è mollemente sbracato nel letto con l’adipe spampanata sul materasso, osserverà mesta ‘Non ti ricordi quanto eri magro quando è nato Filippo?’.

 

Lilith

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