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La prima ecografia

ottobre 2, 2003 12:00 pm

Le mamme scoprono somiglianze e potenzialità, i padri, quando non fuggono, osservano increduli Dopo i primi tre mesi di vomito mattutino, che sono solo una prova per le nausee che vi prenderanno dopo (dopo la discussione col pediatra sulla necessità di interrompere l’allattamento al seno al termine del terzo anno di vita, dopo un colloquio…

Le mamme scoprono somiglianze e potenzialità, i padri, quando non fuggono, osservano increduli

Dopo i primi tre mesi di vomito mattutino, che sono solo una prova per le nausee che vi prenderanno dopo (dopo la discussione col pediatra sulla necessità di interrompere l’allattamento al seno al termine del terzo anno di vita, dopo un colloquio con le maestre, dopo una rissa con le nonne sul tema educazione, dopo l’arrivo in casa del primo animale con tigna, pulci, funghi e anche un po’ di scabbia, dopo…), con il consolidamento dell’ovulo spermatoizzato nell’utero inizia la grande avventura, siglata dalla prima ecografia.

Per una mamma l’ecografia è tutto. Lui naviga tra le onde di un monitor dimostrando da subito doti superiori. C’è il feto che si sveglia e scalcia, un gran combattente, c’è quello che dorme, magari succhiandosi placidamente un dito, c’è quello che si mostra, irriverente, di schiena, non permettendo nemmeno di conoscere in anticipo il sesso. I feti ne combinano di tutti i colori. C’è quello che ha un pisello enorme e quello che vanta una malformazione incorreggibile (non ha il pisello, perché femmina, mentre volevate il maschio). Quello che sorride alla mamma dal monitor e quello che dimostra sin dal concepimento una vivacità straordinaria giocando di tacco col cordone ombelicale.
Ogni mamma sottoposta a ecografia riesce già dalla dodicesima settimana a riconoscere il sorriso del nonno, il taglio degli occhi paterno e la forma della testa della fattrice (nonché le gambe lunghe della zia e le mani affilate del fratello). E quando il medico comunica che ha complessivamente, tra mani e piedi, venti dita, un cuore e un fegato, due polmoni e reni e cresce regolarmente, tira un sospiro di sollievo e sorride al futuro.

Diverse le cose per i papà. Per alcuni il giorno dell’ecografia coincide con un numero d’impegni lavorativi degni del presidente degli Stati Uniti in piena crisi del Golfo. Altri, più miti, partecipano. Hanno appena assistito alla visita ginecologica, scoprendo che, femmina o maschio, qualcuno è riuscito a guardare dentro le segrete cosce della futura mamma con quel delizioso ‘becco di papera’ che, sia di metallo o di plastica, è sgradito compagno della vita delle donne, dalla gravidanza al prolasso. Bianchi come cenci, attendono l’evento che temono di gran lunga peggiore, l’ecografia, appunto. E guardano inebetiti un monitor dove, a curve e punti, si agita un qualcosa che, a livello grafico, potrebbe anche sembrare con molta fantasia un umanoide in movimento. I più dolci, alla fine, appoggiano la mano sulla pancina appiccicaticcia di gel della consorte. Un gesto che tutti, dicasi tutti, anche i più scettici, devono ripetere per altri sei, interminabili, mesi. Beccandosi magari una bella pedata. Perché, diciamocelo, da subito i nostri figli sanno: a cosa cavolo serve il papà quando c’è la mamma? Da cui la favola per cui i bambini nascono sotto i cavoli.

 

Lilith

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