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Vacanze e figli malati

luglio 9, 2003 12:00 pm

Un classico della vita familiare che ha un grande vantaggio: rendere una gioia il ritorno al lavoro Benvenuta a Villa Fiorita, pensione a tre stelle fronte mare, camere comunicanti, munite di televisione e frigo bar, bagno, aria condizionata, posto spiaggia incluso nel prezzo della mezza pensione per quindici giorni. Ossia l’equivalente di un viaggio di…

Un classico della vita familiare che ha un grande vantaggio: rendere una gioia il ritorno al lavoro

Benvenuta a Villa Fiorita, pensione a tre stelle fronte mare, camere comunicanti, munite di televisione e frigo bar, bagno, aria condizionata, posto spiaggia incluso nel prezzo della mezza pensione per quindici giorni. Ossia l’equivalente di un viaggio di un mese per due persone alle Bahamas, volo in prima classe, hotel a cinque stelle. Ma siccome, a differenza dei cani, i figli non si abbandonano in autostrada, rimanderete quelle vacanze a quando sarete, voi e il marito, in pensione.

Fate fatica a trattenere la curiosità dei ragazzini, che, scesi dall’auto hanno recuperato tutte le energie e con loro (e le valigie, visto che nemmeno negli hotel a 5 stelle in Italia si consuma più la barbara usanza di farle portare in camera) prenderete possesso dei vostri appartamenti, non senza aver avuto prima l’accortezza di far sparire le chiavi del frigo bar. Vostro marito dopo aver parcheggiato (nel parcheggio gratuito della pensione ossia nell’unico posto disponibile sotto il sole), si fa una doccia. Voi disfate i bagagli e i ragazzini si massacrano di botte per il possesso del telecomando. Ma siete felici. Niente cena da preparare, niente impegni, comincia una nuova vita. Appunto.

Cena a menu fisso – con la variante pasta al burro e hamburger che caratterizzerà il soggiorno dei vostri bambini, quella stessa variante rifiutata a casa – e passeggiata serale nel viale per un gelato (un’occhiata alle vetrine, con l’acquisto di doppio set di palette, secchielli, biglie e materassino rigorosamente uguali per evitare litigi). Si va a dormire presto, domani c’è il mare e il sole che li e vi attende. Li e vi attende? Suvvia, non siate sciocche!
Come tutte le mamme sanno, i figli si ammalano o il venerdì notte o durante le ferie. Negli ultimi giorni di scuola si sono fatti sputare, ricambiando, da uno con la varicella. Quindici giorni d’incubazione e almeno uno dei vostri pargoli l’ha contratta. La varicella, come le altre malattie infettive, adora l’estate e le ferie dei genitori. Potete sforzarvi di tenere a contatto i vostri bimbi con un lebbrosario a novembre, ma non succederà nulla. Basta lo starnuto di un infetto a giugno e vostro figlio è pronto per qualunque microbo. Così al mattino, lasciando il marito alle prese con l’altro figlio e il mare, voi attenderete pazienti l’arrivo del medico per apprendere che in quindici giorni passa tutto e che già dalla caduta delle prime croste il pupo potrà uscire, ma all’ombra.

Con la coscienza che al ritorno a casa vi aspetteranno altri 15 giorni di malattia dell’altro figlio, voi e il vostro sposo v’alternerete tra lo spargere talco mentolato sulle pustoline del piccino e la crema solare sulle spalle abrase del fratello, tra cene in camera a base di spaghetti e fettina al burro e cene in sala a menù identico.
Alla caduta dell’ultima crosticina girerete per ogni spazio umbratile a dimensione ‘villeggiante’, comprando di tutto e di più per concedere almeno una gratificazione al vostro bimbo sofferente. L’ultimo giorno raggiungerà la spiaggia, mentre le pustole devasteranno il corpo del fratello. Non vi resta che l’unico bagno di mare in quindici giorni di ferie, mentre il padre assisterà il nuovo malato e caricherà i bagagli sull’auto surriscaldata. Tenete duro. A fine rientro, tra nonne e baby sitter, cominciano le ferie… si torna al lavoro.

 

Lilith

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