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Fratellini, sorelline e gelosia

aprile 2, 2003 12:00 pm

Una volta la fregatura arrivava come una sorpresa, oggi viene annunciata, ma il risultato non cambia Avevo poco più di quattro anni quando i miei decisero di farmi un regalo a sorpresa. Ero appena tornata da una lunga vacanza dalla nonna. La mamma era visibilmente più magra di quando l’avevo lasciata, ma non me ne…

Una volta la fregatura arrivava come una sorpresa, oggi viene annunciata, ma il risultato non cambia

Avevo poco più di quattro anni quando i miei decisero di farmi un regalo a sorpresa. Ero appena tornata da una lunga vacanza dalla nonna. La mamma era visibilmente più magra di quando l’avevo lasciata, ma non me ne preoccupai. Mi portarono in camera mia e mi mostrarono, nel mio letto, un orribile coso biondo con gli occhi azzurri. “E’ la tua sorellina”, dissero all’unisono, visibilmente soddisfatti. “Devi volerle bene”.
Per molto tempo mi fu difficile immaginare perché dovevo voler bene a un essere come quello, che oltre a rubarmi il letto, mi portava via l’attenzione di tutti. L’ultima volta che ne ho discusso con mia madre, dall’alto della maturità dei vent’anni, ricordo d’aver detto “Tu hai sempre preferito lei a me”. Da allora dispero l’ammetta e quindi ho deciso di soprassedere.
Va da sé che i nostri genitori non erano fini psicologi. Nel 99% dei casi ignoravano le necessità del minori, coi risultati che abbiamo tutti sotto gli occhi quando ci guardiamo allo specchio.

A differenza di loro, noi prepariamo con cura il primogenito all’arrivo del fratellino. E’ una pratica lunghissima, che inizia un anno prima del concepimento vero e proprio, con la frase “Lo vorresti un fratellino con cui giocare?”. Se vostro figlio è sano la prima risposta è “no”. Ma voi non disperate, raccontando, giorno dopo giorno le meraviglie di una vita a quattro: vostro figlio cederà per sfinimento e vi autorizzerà a riprodurvi. A quel punto lo coinvolgerete in tutta una serie d’attività che gli interessano meno del mettersi le dita nel naso, dal primo calcetto in pancia alla preparazione del corredino (acquistando ovviamente di più per lui, che è più grande e capisce). L’ometto o la donnina vi guarderanno con compassione, con la speranza che lo strazio sia destinato prima o poi a finire. Finisce: nasce il pupo e, dopo un primo momento di curiosità, il grande tornerà sollevato alle sue attività quotidiane. Qualche volta, per vedervi sorridere, stritolerà di baci il nuovo nato, per compiacervi accetterà di aiutarvi nel bagnetto o nel cambio pannolino, ma eviterà manifestazioni di violenta gelosia, come tentare di strangolarlo in culla o annegarlo. Ce l’avete fatta. Lui sa che nulla è cambiato. Lui. L’altro però no.

Verso i due o tre anni il secondogenito si accorge che può venir baciato solo di nascosto dal fratello, verso cui matura un odio caino. Stufo di sentirsi trattare da ruota di scorta, darà sfogo alla sua frustrazione con manifestazioni isteriche, rifiutando di usare i vestiti smessi, imponendosi con urla e pianti sul paziente ometto. La sua gelosia renderà la vita familiare un inferno. Che fare? Secondo alcuni un terzo figlio permette ai due di coalizzarsi e quindi a voi di riprendere fiato, almeno per un po’. Secondo me assolutamente nulla. La gelosia è fisiologica, ma passa. Io ad esempio non ne soffro più… vedeste quanto è sfigata mia sorella!

 

Lilith

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