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Le primipare attempate

febbraio 7, 2003 12:00 pm

Il primo figlio dopo i quarant’anni è una cosa normale. Normale? Per chi l’ha fatto prima, mica tanto… Questa settimana tratteremo un caso umano a diffusione esponenziale: la primipara attempata. Dicasi primipara attempata la donna che mette al mondo il primo figlio in quella che solitamente è considerata “l’età migliore della vita di una donna”…

Il primo figlio dopo i quarant’anni è una cosa normale. Normale? Per chi l’ha fatto prima, mica tanto…

Questa settimana tratteremo un caso umano a diffusione esponenziale: la primipara attempata. Dicasi primipara attempata la donna che mette al mondo il primo figlio in quella che solitamente è considerata “l’età migliore della vita di una donna” ossia verso i quarant’anni.

Si tratta spesso di mamme con un background di tutto rispetto alle spalle: terminati gli studi, hanno potuto dedicarsi, con le stesse opportunità offerte dal mercato ai maschi, al loro lavoro, con risultati lusinghieri. Trovato il tempo per sposarsi e condividere col compagno anni di dialoghi mai interrotti da pianti o corse al pronto soccorso, pagato il mutuo della casa, decidono che tutto ciò che ancora manca alla loro completa realizzazione è un figlio.
Queste donne, solitamente, sono accompagnate nella gravidanza da amiche munite di figli tredicenni rompicoglioni o di adolescenti impazzite. Amiche? Si fa per dire. Si tratta di strani coacervi ormonali di tipo femminile, appesantiti da anni di riunioni di genitori, opportunità di lavoro perse per sempre causa varicella del pupo, autismo di ritorno determinato dall’impossibilità di concludere anche un saluto col partner senza venir interrotte dai figli.

Bella e elegante, la primipara attempata ruba alla carriera – ormai consolidata – il tempo per la prima ecografia. Sul monitor appare un feto già perfettamente in grado di sorriderle, fare ciao con la manina e, sicuramente, anche tutto ciò che i figli tredicenni delle amiche ancora faticano ad imparare (tipo rimettere in ordine in camera). Racconta alle coetanee emozioni ormai sepolte con la gioventù, ha voce e sentimenti freschi. E rifiorisce.

Superata l’angoscia dell’amniocentesi, bella come non mai in barba all’anagrafe, si prepara consapevole alla maternità, chiedendo anche consigli a quelle persone che, col tempo, hanno dimenticato cosa significhi non dormire la notte a causa dell’allattamento, perché non dormono più sapendo il pargolo in giro in motorino. Finalmente l’erede (molto più bello e intelligente che non in ecografia) nasce, con un parto unico al mondo, drammatico o sereno, ma sempre e comunque straordinario.

Ricevuto il regalo (e quintali di reperti archeologici per l’infanzia, che intasano gli armadi di tutte le mamme italiane), la primipara attempata si accomiata per sempre dalle amiche di una vita e si sigilla in casa col pupo. Per molti anni nessuno saprà nulla, solo frammenti di notizie inverificabili: a tre mesi il bimbo ha letto il primo libro, a un anno ha redarguito i dottori nel tempio, a sei è stato definitivamente svezzato (ma solo perché persino le maestre della scuola steineriana trovavano inopportuno allattarlo a ricreazione).

Con gli anni l’amicizia si ricompone. Di solito fuori scuola, quando le mamme non attempate ora nonne-sitter, nuovamente donne affascinanti nello splendore composto della maturità, bisbigliano all’orecchio della nipote “Zitta! Non è la nonna quella che è venuta a prendere Giacomo Filiberto Maria, è sua mamma…!”.

 

Lilith

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