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Un fido per Babbo Natale

dicembre 4, 2002 12:00 pm

Quanto bisogna faticare e quanto bisogna spendere per illudersi ancora di far felici i nostri figli? Sono avanti col programma e non invidio le genitrici di bambini alle prese con le letterine a Babbo Natale. Con l’adolescenza, infatti, qualsiasi regalo sotto l’albero si risolve in modo molto elegante: dai 50 euro in su (le richieste…

Quanto bisogna faticare e quanto bisogna spendere per illudersi ancora di far felici i nostri figli?

Sono avanti col programma e non invidio le genitrici di bambini alle prese con le letterine a Babbo Natale. Con l’adolescenza, infatti, qualsiasi regalo sotto l’albero si risolve in modo molto elegante: dai 50 euro in su (le richieste aumentano proporzionalmente e vanno calibrate tra i vari figli) e quanto serve effettivamente per affrontare l’inverno (scarpe o scarponi, giacche o giacconi o quant’altro finisca in ‘oni’- milioni ai tempi della lira, ridotti oggi a decine di migliaia di euro, pur sempre ‘oni’ da tirar fuori).

Non invidio, insomma, quelle povere diavole che – se non sono accorte – devono scaracollarsi già a fine novembre nei negozi di giocattoli per accaparrarsi, prima dell’esaurimento scorte, gli spot preferiti del proprio bambino e che, con palate di euro, porteranno a casa ‘micromobili’ con garage sotterraneo semismontabile (che le attenderanno al varco in corridoio) o garofani della spiaggia privata con serra di Barbie che s’infileranno, eterne, tra le crepe del parquet e il battiscopa da rifare (quando e se ci saranno i soldi).
Tra colle magiche, plastiline liquide, filtri fluorescenti – prodotti altamente tossici per la pulizia della casa – e microfibre in microplastica dalle forme improponibili (scarpina a tacco alto, flut da champagne o, più semplicemente, il pocket skateboard ‘Miami style’), se la mamma di bambina/o sopravvive a Babbo Natale e al montaggio di tutti i doni, avrà davanti a sé un anno di pulizie accurate, piccoli infortuni domestici (dal piccino che piange per la delusione a quello che si salva in extremis per aver mangiato il gelato al tabacco prodotto dalla minigelatiera, confezionato con la baby sitter di turno) e bestemmie a raffica. Spirito poco natalizio, obviously.
Va meglio ai genitori intellettuali, quelli che, per capirsi, hanno di fronte un anno per gettare, con leggerezza, il pezzo del puzzle mancante (tra i cinquemila), solo perché dimenticato come segnalibro a pagina 128 dell’ultimo libro di Naomi Klein. Il piccino non farà una piega, tanto, anche se ha solo sei anni, è già entrato in contatto via Internet con un gruppo di neonazisti di Dresda!

Finirei qui non fosse che, in un tempo senza tempo, ebbi il coraggio di regalare alle mie figlie per Natale quanto avrei desiderato ricevere io. Tazzine di ceramica vera, giochi di società classici e tante piccole cose che costavano poco o nulla, tutte dentro pacchetti con carte colorate e fiocchi. Scartati i pacchi, i doni fecero la stessa fine della multiproprietà montana di Barbie o di ‘Il parrucchiere rosa': roba da seminare sul pavimento. Con una differenza: costavano meno della metà e non fu necessario passare il 25 mattina alle prese con le istruzioni di montaggio. Non solo: col Monopoli ci giochiamo tutti, ancora adesso. Soprattutto a Natale, quando anche le mamme sognano di tornare, magari per una sera sola, bambine.

Ps: In realtà il Natale è bello solo per i primogeniti, quando sono in grado di spiegare ai fratelli minori che “Babbo Natale non esiste, sono mamma e papà”. E’ l’unica vera e incommensurabile sorpresa. Impagabile, come qualsiasi cosa che, giovani o vecchi, non si può comprare: vivere. Ma non è questo il suo vero significato?

 

Lilith

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