Il ventriloquo e il pupazzo
17 ottobre 2002 in Dalla redazione
Pepi, un pezzo di stoffa, riesce a far tornare la voce al suo vecchio compagno di lavoro e fedele amico
Se tutti sono capaci di parlare attraverso il movimento della bocca e con l’aiuto delle corde vocali, solo pochi, invece, riescono ad emettere suoni e parole senza spostare le labbra di un millimetro. Le persone che hanno questa facoltà si chiamano ventriloqui, proprio perché parlano col ventre.
In Spagna, il più famoso ventriloquo si chiama Alfonso.
Alfonso aveva cominciato a parlare con la pancia fin da piccolo. Prima era diventato famoso nel suo quartiere, poi, nella sua città, e infine in tutta la Spagna. Ne era passato di tempo da quando faceva i suoi spettacoli nel cortile del palazzo dove abitava. Ormai Alfonso veniva invitato alle più importanti trasmissioni televisive e girava tutti i teatri del mondo con le sue esibizioni. Ad accompagnarlo c’era, ormai da molti anni, Pepi, il pupazzo a cui dava la voce. Pepi, per il ventriloquo non era solo un pezzo di stoffa che si muoveva e parlava grazie a lui, ma era diventato un vero amico. Infatti, il ventriloquo anche fuori dal palcoscenico si lasciava consigliare da lui, naturalmente facendosi da solo le domande e le risposte.
Quella di Pepi era diventata una presenza indispensabile nella vita del ventriloquo, oltre che l’elemento di maggior successo degli spettacoli. Infatti, i bambini si affezionavano principalmente al pupazzo, dimenticando di chi fosse la voce che lo animava. Il ventriloquo, proprio non avrebbe potuto fare a meno del suo amico.
Intanto gli anni passavano ed il ventriloquo invecchiava, finché un giorno nel bel mezzo di uno spettacolo gli sparì la voce. Di conseguenza il pupazzo, di colpo, si ammutolì. Il ventriloquo fece un inchino, si scusò con tutti e uscì di scena.
Per settimane la disperazione assalì l’uomo, che non solo era triste per aver perso le sue facoltà, ma anche perché non riusciva più a dialogare col suo amico.
Pepi, quando non lavorava, veniva adagiato sulla sua piccola poltrona e trattato come se fosse stato di carne e ossa. Trascorso qualche mese dall’infelice episodio, il ventriloquo, colto da un momento di rabbia, prese in mano il pupazzo e cominciò a scuoterlo con violenza. “Perché non parli, ti prego dimmi qualcosa”: l’uomo se la prendeva con Pepi e pretendeva che quel pezzo di stoffa potesse rispondergli senza la sua voce. Poi scoppiò a piangere e ripose Pepi sulla poltrona. Fu in quel preciso istante che dal corpicino del pupazzo uscì una voce: “Se tu lo vuoi davvero puoi ricominciare a parlare” diceva.
Il ventriloquo ancora sotto shock fece subito un tentativo e scoprì che era di nuovo capace di parlare col ventre. Per essere precisi, egli rispose a Pepi, senza mai muovere la bocca: “Si è vero, caro amico, ce la posso fare, grazie a te ho riacquistato la mia abilità. Senza perdere tempo, i due ricominciarono subito a fare spettacoli. Del resto, il pubblico non aspettava altro che il loro ritorno. Vissero, sì, felici e contenti, ma al ventriloquo rimase sempre un dubbio: “Quel giorno Pepi parlò miracolosamente da solo o fui io a farlo parlare?”.
Gaetano Franzese































