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La dipendenza da web e smartphone potrebbe mascherare una depressione

marzo 4, 2015 9:30 am

La dipendenza da cellulare, eccessiva ricerca in rete e frequente zapping su i vari social può essere interpretato come uno dei primi segnali di una depressione. A rilevarlo è uno studio della Baylor University in Texas .

Collegarsi a internet per cercare notizie, ricette, per consultare le previsioni del tempo o controllare sullo smartphone i messaggi è un’attività piacevole e stimolante e ci fa essere collegati con il mondo. I vantaggi, però, ci sono soltanto se a queste attività si dedica un tempo limitato. Se la presenza assidua e costante inizia a far perdere del tempo limitando di fatto altre attività, è bene fare attenzione: potrebbe essere una sindrome depressiva nascosta, va quindi riconosciuta e risolta al più presto.

Troppo tempo on-line? Attenzione alla depressione
Attenzione, insomma, se si continua a tenere d’occhio il telefonino o la rete: si potrebbe essere depressi. Ad affermarlo sono i ricercatori della Baylor University in Texas, secondo i quali le persone che controllano senza sosta il proprio smartphone sono più inclini agli sbalzi di umore e quindi a rischio depressione. Dai risultati dello studio è emerso che la dipendenza dal cellulare è collegata all’instabilità emotiva e può essere un modo per coprire o difendersi da uno stato d’animo negativo. I ricercatori hanno osservato i comportamenti di 346 uomini e donne di età compresa tra 19 e 24 anni. Controllare in continuazione la posta elettronica, scrivere su facebook o twitter, saltare da un sito all’altro è un modo per tenere la mente occupata, distogliendola da qualcosa che, sotto sotto, causa preoccupazione e da cui non ci si riesce a liberare. Il telefonino e la rete sono sempre lì, a portata di mano, come un antidoto al malessere che colpisce senza che ci si accorga.

Fingere di essere quello che non si è
La rete inoltre ha un altro grosso inconveniente: permette a chiunque di spiare nella vita degli altri, magari di persone che si è conosciute nel passato, compagni di scuola o ex fidanzati. In questo modo si può scoprire se questi sono diventati individui di successo, hanno fatto carriera o sono diventati celebri o, ancora, hanno incontrato l’anima gemella. Tutto questo può ingenerare un meccanismo anticamera della gelosia e può indurre anche verso forme patologiche. Reazioni non di rado immotivate: spesso, infatti, le persone creano falsi profili oppure gonfiano le loro reali esperienze di vita con successi mai ottenuti, nella speranza di suscitare le invidie che invece, nella vita reale, non hanno mai raggiunto. Anche questo aspetto è un risvolto negativo dell’epoca di internet, di Facebook e dei social network: l’apparire è più importante di essere.

Fare attenzione a questi segnali
Insomma, l’eccessiva dipendenza dalla rete non va sottovalutata: prima o poi, l’insoddisfazione nascosta dietro la continua ricerca in rete, potrebbe sfociare davvero in un serio disturbo dell’umore fino a compromettere la serenità quotidiana. È quindi il caso di fermarsi e fare un esame di coscienza per rintracciare i propri comportamenti a rischio. Qualche suggerimento? Se, prima di iniziare il lavoro o comunque la vita quotidiana, si perde almeno mezz’ora a controllare ossessivamente e-mail, messaggi, a saltare da un sito all’altro senza trovare soddisfazione; se, quando si smette, si avverte un senso di ansia e di vuoto; se si interrompe di nascosto il lavoro per accedere alla rete, riprendendo la navigazione in modo compulsivo; se, una volta con la batteria del cellulare a terra si avverte un vero e proprio panico; se si è tentati di scrivere notizie non proprio vere su se stessi. In questo caso è opportuno rivolgersi ad uno psicoterapeuta esperto.

Lina Rossi

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