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Non prendiamoli in giro: noi giochiamo ma per loro è fonte di insicurezza

maggio 16, 2014 9:55 am

Le mamme e i papà dovrebbero fare più attenzione quando prendono in giro, seppur bonariamente, i figli e soprattutto le figlie femmine. Senza volerlo, rischiano di urtare la sensibilità e causare danni.

Sei un po’ troppo in ciccia e i ragazzi non ti guardano: è una frase che tutte le madri e i padri del mondo avranno detto alle loro figlie con qualche problema di soprappeso. Probabilmente lo hanno fatto con affetto, quasi per sdrammatizzare una situazione, senza sapere quale danno un apprezzamento di questo tipo può ingenerare. Sembra che le critiche da parte dei genitori, soprattutto da parte del papà nei confronti delle figlie femmine, siano responsabili di molti casi di sovrappeso e di obesità in età adulta.

Ragazzine prese in giro, donne in sovrappeso
Lo dimostra una ricerca condotta dalla University of California, a Los Angeles, con una indagine condotta su oltre 2.000 bambine di 10 anni, seguite fino a 19 anni di età. Gli esperti hanno valutato l’indice di massa corporea ed hanno chiesto di compilare dei questionari psicologici. Oltre il 90% delle bambine prese in esame si sono sentite apostrofare con frasi del tipo: sei troppo grassa – da parte di amici e dei coetanei e, purtroppo, anche in casa da genitori e fratelli. Quando il giudizio negativo, prende l’avvio dalla famiglia, il rischio di diventare obese raggiunge il 60%, se, invece, arriva dagli altri è del 40%. I ricercatori non sono riusciti a trovare un rapporto diretto di causa ed effetto tra offese e aumento del peso, è però un dato oggettivo: le ragazze che si sono sentite offese hanno avuto molti più problemi rispetto alle coetanee esenti dalle prese in giro.

I giudizi dei genitori pesano come macigni
L’aumento di peso spesso è dovuto a disturbi della condotta alimentare. La tendenza è quella di nutrirsi in modo troppo abbondante, oppure scegliere male gli alimenti dando la preferenza a cibi dolci, grassi e cremosi. Tutti alimenti che possano compensare la sensazione di insoddisfazione che si prova e a riempire il vuoto dentro di sé. Certo, il meccanismo alla base di problemi seri come anoressia o bulimia è complesso e non partono semplicemente da un modello estetico di magrezza irraggiungibile. A queste forme si può aggiungere il disturbo dell’umore come la depressione e l’ansia. Eppure, in un’età delicata come la preadolescenza, un periodo in cui l’aspetto fisico inizia a diventare importante e il confronto con la fisicità degli altri è essenziale, un giudizio negativo espresso con leggerezza può diventare un macigno che pesa sulla serenità di tutti i giorni fino ad influenzare in modo negativo la percezione di sé. Le critiche e le prese in giro dei coetanei sono già sufficienti a destabilizzare l’autostima di una ragazzina pre-adolescente. Passino quelle dei fratelli… ma quando gli apprezzamenti poco piacevoli vengono da uno dei genitori i danni possono essere davvero enormi. Il ragazzino o la ragazzina non potranno che pensare: – Se persino mio padre o mia madre pensano così di me, loro che mi vogliono bene, significa che è proprio vero, sono troppo grassa – In un età in cui si attribuisce tanta importanza all’aspetto fisico, è facile trasformare una frase poco delicata in una condanna senza appello.

Molti genitori in passato hanno detto frasi poco carine ai loro figli, nell’ingenuo tentativo di scherzare, oppure di stimolare l’amor proprio confidando in una reazione adulta, che a 10-11 anni non possono e non devono avere. Oggi, in una società di persone sempre più in sovrappeso, in cui grande importanza viene attribuita al modo in cui ci si rivolge ai propri figli. Espressioni denigratorie riguardante il peso non sono più accettabili, perché equivalgono a una piccola violenza. È meglio, invece, puntare su atteggiamenti costruttivi. Le mamme, per esempio, possono modificare poco per volta le abitudini alimentari di tutta la famiglia, non solo del figlio con un po’ di ciccia in più, dando come giustificazione l’importanza di mangiare sano per stare bene, prima che per essere magri. Si può insegnare alla figlia l’autostima anche valorizzando altri aspetti positivi che sicuramente ci sono: capelli lunghi e folti, occhi grandi, ma soprattutto le doti intellettuali e le capacità creative che si esprimono, oltre che nel rendimento scolastico, nel valorizzare per esempio l’abilità nel canto o nel disegno. I papà, dal canto loro, ai maschi e alle femmine possono proporre un modello di vita più attivo, per esempio correndo insieme o un pomeriggio in bicicletta. I risultati saranno migliori e duraturi per tutta la famiglia.

Lina Rossi

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