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Disturbo della condotta alimentare, la base per le anoressiche è la bulimia

marzo 23, 2012 9:55 am

D.A.P., ovvero Disturbi Alimentari Psicogeni. Vengono racchiusi in questa entità patologica tutte quelle situazioni conflittuali con il cibo, comprendono: l’anoressia, la bulimia e il disturbo da alimentazione incontrollata.

I Disturbi del Comportamento Alimentare – D.A.P. hanno a che fare con un complesso rapporto tra la persona e il cibo inserendosi perfettamente nella cornice della società in cui viviamo. Riproducono la caricatura dei valori distorti che quotidianamente ci vengono imposti: la bellezza intesa come forma fisica e la magrezza come chiave del successo. Questo non significa che la colpa dei disturbi alimentari sia da attribuire esclusivamente alla società. L’ambiente che ci circonda può innescare il processo, ma questo in realtà affonda le radici nei nostri percorsi individuali all’interno delle dinamiche familiari.
Conosciamo più da vicino i D.A.P.
I disturbi del comportamento alimentare sono essenzialmente tre: anoressia, bulimia e disturbo da alimentazione incontrollata. Questi disordini alimentari iniziano a mostrare la sintomatologia all’inizio dell’adolescenza e nella prima parte dell’età adulta. Spesso i familiari si accorgono del problema in ritardo poiché le persone colpite da queste patologie tendono a nascondersi bene.

    • Anoressia Nervosa: inizia a manifestare i suoi segni durante la pubertà. Ad esserne colpite sono più le ragazze rispetto ai maschi con una proporzione di nove a uno. Parliamo di anoressia quando una persona presenta un peso inferiore del 15% rispetto a quello ideale. L’anoressica è una persona che persegue un modello di magrezza fino allo sfinimento. Gli specialisti ritengono che l’anoressia derivi da conflitti dolorosi non risolti dell’infanzia e affonda le sue radici nel comportamento dei genitori. Nelle storie dei pazienti colpiti da anoressia, troviamo spesso una madre molto attenta ai bisogni corporali della figlia del tipo: “devi mangiare perché hai fame” oppure “devi coprirti perché hai freddo”. In questo modo, anziché dare spazio alle reali esigenze della bambina, si nega di riconoscere il suo personale stato di bisogno. Il senso della fame non viene riconosciuto come bisogno: ecco perché una personalità anoressica col tempo riesce a digiunare ad oltranza. Circa la metà delle anoressiche controlla il peso attraverso il vomito e l’abuso di lassativi ed ha un’immagine totalmente distorta del corpo. L’esperimento dello specchio è significativo: se le viene chiesto di disegnare con un pennarello il profilo del loro corpo proiettato su di uno specchio, nonostante l’immagine disegnata risulti filiforme, continua a vedersi grassa. Comportamenti comuni a tutte le anoressiche sono: la drammatica perdita di peso, indossare abiti larghi per nascondere il dimagrimento, eccessiva preoccupazione per il cibo, rifiuto di assumere alcuni cibi calorici, preparare pietanze elaborate per gli ospiti ed maniacalità nella pratica sportiva.
    • Bulimia nervosa: è caratterizzata da grandi abbuffate alimentari, generalmente in solitudine, seguite da vomito autoindotto col quale si cerca di eliminare tutto ciò che si è ingerito. A tale scopo sono usati anche lassativi e diuretici. Inoltre, chi è affetto dalla patologia, può attuare il digiuno o l’eccesso di attività fisica per riportare il peso al valore ideale da loro stabilito. Lo stop all’orgia alimentare è attivato solo quando la paziente decide che il cibo ingurgitato può bastare. A questo punto però la distensione delle pareti dello stomaco diventa così insopportabile che l’unico modo per trovare il sollievo è vomitare. Anche i soggetti con bulimia nervosa hanno un’immagine distorta del corpo. Si vedono costantemente grassi e vorrebbero perdere peso. La vergogna e il disgusto per il loro corpo sono delle sensazioni molto frequenti. I comportamenti tipici della patologia sono: le orge alimentari seguite da lunghe sedute in bagno, restano chiuse in bagno fino al completo svuotamento dello stomaco o aver liberato gli intestini con lassativi e diuretici vari. In genere evitano di mangiare davanti agli altri o lo fanno in piccolissime porzioni, l’esercizio sportivo viene praticato fino all’inverosimile, indossano abiti larghi per nascondere il peso ed usano spesso masticare chewing gum. I denti incisivi sono rovinati dall’acido del vomito e le mani mostrano un callo sul dorso per lo sfregamento con i denti dovuti all’atto di provocare il vomito mettendo le dita in bocca; sono costantemente a dieta.
  • Disturbo da alimentazione incontrollata: è caratterizzato da abbuffate non seguite però dal vomito auto-indotto. A differenza della bulimia nervosa il disturbo si manifesta nelle persone obese, per il 50% costituito da uomini e può iniziare in età adulta. Il soggetto ingerisce grandissime quantità di cibo, ma immediatamente dopo inizia il senso di colpa e vergogna per aver averlo fatto. Le persone più colpite da questo disturbo sono per la maggioranza uomini con età più avanzata rispetto agli adolescenti. Comportamenti comuni a tutti: grandi quantità di cibo mangiato in pochissimo tempo, rifornimento di cibo nascosto nei posti più strani, indossare abiti molto larghi per nascondere il corpo, evitano di mangiare quando si è in compagnia; essere costantemente a dieta senza perdere peso. Se non trattata, questa forma può rappresentare un serio problema da gestire.

La prevenzione dei disturbi alimentari psicogeni
Oggi abbiamo molte più informazioni sui disturbi alimentari rispetto al passato. La prevenzione non solo è possibile ma è soprattutto necessaria. La conoscenza può aiutare i genitori a ricercare soluzioni alle loro difficoltà, può aiutare a essere una madre e un padre attenti ai bisogni emozionali, oltre che a lasciare alle figlie la possibilità di imparare a riconoscere le loro sensazioni interne. La dottoressa Hilde Bruch, principale studiosa dell’anoressia sosteneva che “l’adolescente non riesce ad organizzarsi per diventare proprietaria delle proprie azioni, sensazioni e padronanza del proprio corpo. Le manca la capacità di riconoscere i segnali dei suoi impulsi e la mancanza di consapevolezza la porta a fare delle attribuzioni di causalità vaghe, imprecise. L’alternativa è la ricerca di una definizione di se stessa attraverso stimoli e riconoscimenti esterni”.

Per approfondire l’argomento leggerela Monografiaal seguente link
http://www.guidagenitori.it/la-salute/psicologia/1814-disturbo-del-comportamento-alimentare-anoressia-bulimia-e-disturbo-da-alimentazione-incontrollata/

Sonia Chiappetta
Con la collaborazione della Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra, psicoterapeuta, laureata in psicologia medica

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