prev
  • Il Medico risponde
  • Quando nascerà?
  • SOS adolescenza
  • Famiglia, Leggi e Diritto
  • Iscrizione newsletter
  • Mamma sei una sòla
  • Test di Edinburgh
next

Gli adolescenti e la depressione

aprile 19, 2011 12:43 pm

I brutti voti a scuola sono solo la punta dell’iceberg, la storia del ragazzo romano deve si far riflettere ma non deve spaventare i genitori. Il dialogo aiuta a capire i motivi. Irritabilità, tristezza, crisi di pianto improvvise e la perdita di interesse per le attività preferite. Qualsiasi cambiamento sia del tono dell’umore che del…

Gli adolescenti e la depressione

I brutti voti a scuola sono solo la punta dell’iceberg, la storia del ragazzo romano deve si far riflettere ma non deve spaventare i genitori. Il dialogo aiuta a capire i motivi.

Irritabilità, tristezza, crisi di pianto improvvise e la perdita di interesse per le attività preferite. Qualsiasi cambiamento sia del tono dell’umore che del comportamento in un ragazzo adolescente non deve essere sottovalutato. Non aver paura di parlarne con loro è la regola principale, ovviamente con tutta la delicatezza possibile. E, se il dialogo non dovesse essere accessibile, un colloquio con un medico specializzato potrebbe aiutare a capirne i motivi e, di conseguenza, aiutare il ragazzo a superare un momento difficile.

I segnali da non sottovalutare
Molto spesso, ai sintomi sopra indicati, può associarsi una forma depressiva ben visibile con il tipico atteggiamento di chiusura verso tutto ciò che ruota intorno oppure un disturbo che potrebbe essere confuso con la sindrome di iperattività – ADHD ma anche un disturbo di tipo alimentare. Alcuni ragazzi con una sintomatologia depressiva larvata possono sviluppare disturbi del comportamento meno evidenti pur restando nell’ambito del disagio. Davanti ad una situazione con un solo parametro indicato, è bene non indugiare e richiederne il parere al proprio pediatra.
Molto spesso i ragazzi con una forma di depressione più o meno coperta, sono ad alto rischio di sviluppare anche altre problematiche come, per esempio:

  • Scarso rendimento scolastico;
  • Problemi di relazione con la propria famiglia;
  • Malattie fisiche ricorrenti.

Se, al contrario, il sintomo depressivo è ben evidente, il ragazzo dovrebbe ricevere le cure adatte, soprattutto se alcune sue idee sfuggono al controllo della realtà, come può capitare nelle forme iniziali del disturbo psicotico che proprio a questa età, quando è presente, inizia a mostrare la sua presenza o se il timore di atti aggressività verso se stesso è molto intenso.

Autolesionismo estremo: il suicidio
Se i disturbi sopra descritti ricorrono per più mesi, se dovessero essere presenti in modo incisivo dei conflitti in famiglia e se da queste incomprensioni il ragazzo ne esce con profondi sensi di colpa, potrebbe arrivare a compiere l’atto estremo del suicidio. Difficilmente però questa possibilità viene messa in atto prima dei 12 anni ed inoltre perché questo atto venga messo in atto non è sufficiente soltanto essere sgridato per cose non realizzate, devono essere presenti i così detti fattori predittivi che includono:

  • Atteggiamento negativo verso la vita;
  • Uso di sostanze;
  • Comportamento aggressivo o impulsivo;
  • Sentimenti di tristezza estrema;
  • Una storia famigliare con depressione ricorrente;
  • Una storia di abuso e violenza in famiglia;
  • Rottura dei rapporti affettivi;
  • Difficoltà scolastiche importanti.

Il dialogo aiuta a comprendere
Un tentativo di suicidio, così come quello messo in atto dal ragazzo romano di 14 anni, per aver preso dei brutti voti a scuola, defenestratosi dal sesto piano, non arriva mai all’improvviso, neanche in presenza di un grave disturbo psicotico in evoluzione. Se anche uno solo dei segnali sopra indicati, dovesse fare la sua comparsa nei ragazzi, è buona prassi cercare di parlarne il più possibile. Con discrezione chiedere al proprio figlio cosa lo può preoccupare, difficilmente ne parlerà le prime volte ed il rifiuto potrebbe essere la prima risposta. Questo però non significa che si può soprassedere. Senza perdersi d’animo e con tutta la calma possibile, continuare nella ricerca di un dialogo costruttivo e se questo non dovesse essere possibile il pediatra saprà trovare le forme di intervento più corrette per aiutare e facilitare il dialogo suggerendo se necessario, alcuni colloqui con un medico specializzato prima e con un supporto psicoterapeutico dopo. L’intervento della famiglia prima e dello specialista immediatamente dopo, di sicuro aiuteranno il ragazzo in difficoltà a risolvere una situazione dolorosa nell’animo.

 

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra – Psicoterapeuta- laureata in psicologia clinica

- -


ARTICOLI CORRELATI