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Tic e Tourette

marzo 23, 2011 12:54 pm

Movimenti involontari e fastidiosi possono insorgere nei bambini come reazione ad eventi stressanti, ma se i tic diventano complessi è la sindrome di Gilles de la Tourette. Sono movimenti non ritmici, rapidi e sopprimibili, sono semplici o composti, idiosincratici, ripetitivi ed effettuati quasi inconsciamente. Possono essere soppressi solo per brevi periodi con sforzi coscienti. I…

Tic e Tourette

Movimenti involontari e fastidiosi possono insorgere nei bambini come reazione ad eventi stressanti, ma se i tic diventano complessi è la sindrome di Gilles de la Tourette.

Sono movimenti non ritmici, rapidi e sopprimibili, sono semplici o composti, idiosincratici, ripetitivi ed effettuati quasi inconsciamente. Possono essere soppressi solo per brevi periodi con sforzi coscienti. I tic iniziano spesso durante l’infanzia come atteggiamenti nervosi e regrediscono in maniera spontanea.

All’origine del problema
Di solito questo comportamento si manifesta in seguito ad alcuni eventi che possono scatenare uno stato di ansia nel bambino, come la nascita di un fratellino, l’ingresso a scuola o la separazione dei genitori. Il bambino che strizza l’occhio, che alza una spalla o muove la testa quasi a provocare uno stiramento dei muscoli del collo è di solito un bambino ansioso, timido e remissivo, che utilizza questi movimenti per placare l’ansia scatenata da eventi stressanti difficili da gestire. In questo caso il Tic è soltanto un mezzo per scaricare l’ansia, dietro al quale si nasconde qualcosa di più profondo, come l’aggressività repressa o l’insicurezza nei propri mezzi. La frequenza, l’intensità e la persistenza nel tempo sono i fattori da tenere in considerazione quando iniziano i Tic. Non è raro infatti che i bambini manifestino tale comportamento solo per un periodo di tempo, associato, appunto, all’evento stressante.

Quando interviene la genetica
Il disturbo del movimento può iniziare con dei semplici gesti, come smorfie facciali irrefrenabili, scosse del capo, ammiccamenti o annusate, che coinvolgono tic multipli e complessi, compresi quelli respiratori e vocali. I tic vocali possono iniziare con brontolii, sospiri, grida, colpi di tosse e possono evolvere con le parolacce e bestemmie. Il tic può essere soppresso volontariamente solo per pochi minuti. Alcuni pazienti sono coprolalici, ovvero usano esprimersi con frasi sconce o oscene. I tic gravi e la coprolalia sono inabilitanti dal punto di vista sociale e psicologico. Questi sono solo alcuni dei sintomi imbarazzanti e incontenibili della sindrome di Gilles de la Tourette, una malattia neurologica con basi genetiche. La malattia è più frequente nei maschi (3-4 volte più colpiti delle donne) e compare in età pediatrica. La prevalenza del disturbo è compresa tra lo 0,15% e l’1-3% della popolazione. La sua diagnosi è difficoltosa e comunque la terapia è difficile da gestire e gli unici farmaci che riescono a tenere sotto controllo il disturbo sono gli antipsicotici.

A Milano un centro di eccellenza
Sono circa 900mila gli italiani che soffrono di tic. Di questi circa 400mila sono Tourettiani: e sono in compagnia di personaggi celebri della storia e dell’arte. Erano tourettiani il genio delle note Mozart, lo zar Pietro il grande e il principe di Condé, eccentrico potente alla corte del Re Sole. L’Irccs Galeazzi di Milano è il centro leader nella diagnosi e terapia della sindrome Gilles de la Tourette. La sindrome ha preso il nome dal medico francese che per primo ne parlò nel 1885. L’Istituto vede ogni settimana pazienti da tutta Italia, in media circa 15 o 20. Il Prof. Porta, responsabile del centro, fa notare che circa l’80% dei pazienti sviluppa in concomitanza alla sindrome Gilles de la Tourette anche il disturbo ossessivo – compulsivo, ovvero la mania di riordinare alcune cose in modo metodico, di contare continuamente oggetti e soprattutto annusare tutto ciò che capita. Anche la sindrome dei bimbi iperattivi nella maggior parte dei casi rientra nel disturbo tourettiano, sostiene il Prof. Porta, secondo il quale “è presumibile ricondurre a questo problema anche l’episodio del bimbo torinese punito dalle maestre con del sapone in bocca per una bestemmia”, finito alcuni giorni fa al centro delle cronache nazionali. I piccoli colpiti dalla ‘sindrome della parolaccia’ hanno vita dura, osserva infatti lo specialista: “Spesso presi di mira e derisi dai compagni, tendono a isolarsi. E anche a fronte di un’intelligenza a volte superiore alla media, l’iperattività ne compromette il rendimento scolastico”.

Che cosa si può fare
Una cosa certamente non si deve fare: rimproverare il bambino, è inutile e controproducente. Il rischio è di trascinare il piccolo in un disagio ancora più grande, intaccando ulteriormente la sua già fragile autostima.

  • È meglio cercare di capire quale è la fonte di stress che ha determinato tale comportamento, parlando con il bambino dei sentimenti che prova. Spiegategli che è naturale a volte provare delle sensazioni spiacevoli e che è accaduto a voi tante volte. Insegnategli un piccolo segreto per riuscire a controllare l’ansia all’origine della sua abitudine.
  • Aiutate vostro figlio ad esprimere la sua aggressività in altri modi: per esempio attraverso il gioco o lo sport.
  • Parlate con il vostro pediatra di questo problema, sarà lui stesso ad indirizzarvi da uno specialista qualora lo giudicherà opportuno.

 

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra – Psicoterapeuta- laureata in psicologia clinica

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