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Come affrontare la dislessia

settembre 29, 2010 12:35 pm

La difficoltà a leggere e a scrivere è un disturbo comune a molti bambini e che si evidenzia con l’inizio della scuola. L’intervento degli specialisti è fondamentale. Il bambino è sveglio, intelligente e si dimostra più vivace e creativo rispetto ai compagni. Da quando, però, ha iniziato la scuola primaria e quindi deve imparare a…

Come affrontare la dislessia

La difficoltà a leggere e a scrivere è un disturbo comune a molti bambini e che si evidenzia con l’inizio della scuola. L’intervento degli specialisti è fondamentale.

Il bambino è sveglio, intelligente e si dimostra più vivace e creativo rispetto ai compagni. Da quando, però, ha iniziato la scuola primaria e quindi deve imparare a leggere e a scrivere, sono iniziate le difficoltà. In classe si annoia e preferisce fare altro. È vero: per i primi due anni della scuola primaria, tutto può rientrare nella normalità, visto che i bimbi sono ancora piccoli e pensano ancora tanto a giocare. Dalla terza in poi, la lettura e la scrittura richiedono un impegno maggiore e il ragazzino deve dimostrare di avere la padronanza dello spazio proiettato su di un foglio. È a questo punto che alcuni bambini iniziano a mostrare una seria difficoltà di apprendimento. In questo caso è bene chiedersi se non ci siano problemi di dislessia, un disturbo di origine neurobiologica, probabilmente genetico, che consiste nell’incapacità di leggere e scrivere in maniera fluente, pur in assenza di altri problemi o situazioni che possano da soli giustificare questa difficoltà. In Italia si parla ancora poco di questo problema, eppure un intervento precoce, con psicologi e logopedisti, potrebbe fare molto per molti bambini in difficoltà, rendendo la loro vita scolastica più semplice e serena.

I segnali di un disturbo diffuso
Gli esperti calcolano che nel nostro paese siano circa un milione e mezzo, le persone soggette a questo problema. La dislessia interessa soprattutto i bambini, il problema infatti, si rende evidente alle prime fasi dell’apprendimento della scrittura e della lettura. Il bimbo dislessico, quando deve leggere e scrivere, riesce a farlo solo impegnando al massimo le sue energie, non è in grado di farlo in modo automatico, nemmeno dopo anni di esercizio. E’ questa la motivazione dei suoi errori, si stanca rapidamente, non apprende e resta indietro rispetto ai compagni. Gli esperti hanno evidenziato tra gli errori commessi un problema di rappresentazione spaziale delle lettere sul foglio: confondo infatti le lettere d con b, la m con la n, la q con la p. In alcuni casi è l’ordine delle lettere ad essere invertito per esempio li per il oppure saltarne alcune ad esempio bamino per bambino e questo sia nella lettura che nella scrittura. A riprova che il disturbo è di tipo globale e che riguarda la spazialità in ogni sua rappresentazione, i bambini hanno come ulteriore difficoltà la capacità a collocare temporalmente gli avvenimenti, fanno difficoltà a riconoscere la “destra” dalla “sinistra” e disegnano male o sono poco coordinati. I tempi di concentrazione in classe quindi, sono ridotti per lo sforzo necessario applicato all’abilità della lettura. Nonostante l’impegno, i bambini con problemi di dislessia hanno serie difficoltà nello svolgere sia il lavoro a scuola sia i compiti a casa.

Le conseguenze sul comportamento
I piccoli con dislessia reagiscono alle loro difficoltà mostrando spesso problemi emotivi o di comportamento. In classe fanno i buffoni o chiacchierano per mascherare il loro disagio, reagiscono con aggressività o con il pianto davanti ad episodi futili. Altre volte, al contrario, sono eccessivamente silenziosi e chiusi in loro stessi. La scuola e, quindi, la didattica, rappresentano il vero problema: fino a quando è necessario affrontare quotidianamente la pratica della lettura e della scrittura, il ragazzino viene sottoposto ad una difficoltà costante. La diversità inizia a farsi sentire, ovviamente, con l’ingresso alla terza o quarta classe elementare, quando il bambino sperimenta il sentimento della frustrazione e vive la difficoltà del non poter essere all’altezza e bravo come gli altri. Ed ecco che alla fine il cerchio si chiude: alla difficoltà dell’essere adeguato alle aspettative della scuola fa eco la riduzione dell’impegno verso l’apprendimento di tutti gli insegnamenti.

Un intervento su più fronti
Più tardi viene effettuata la diagnosi della dislessia, più è difficoltoso l’intervento. È importante richiedere prima possibile una valutazione diagnostica al primo accenno di difficoltà nella lettura. Sono i genitori, o gli insegnati, o tutte queste figure insieme, le sentinelle che per prima si accorgono del problema. La diagnosi può essere emessa da operatori esperti, attraverso specifici test, segnalati da Linee Guida Nazionali. La valutazione diagnostica è importante perché consente di distinguere il bambino dislessico da coloro che hanno una difficoltà nella lettura e scrittura di altra natura. Una volta effettuata la diagnosi di dislessia, genitori, insegnanti e specialisti devono impiegare tutte le risorse riabilitative e pedagogiche a disposizione per contenere il disturbo e permettere al bambino di apprendere come gli altri. È importante che mamma e papà non si perdano d’animo nel cammino di cura del proprio figlio, tenendo sempre a mente che nei momenti di difficoltà, l’affetto e il sostegno da parte della famiglia è fondamentale per il bambino. Frasi del tipo “non ti impegni”, “mi fai perdere la pazienza”, “mettici un po’ di buona volontà” sono solo un modo per esternare il disappunto dei grandi e non aiutano il bambino. Lui ha bisogno di essere sostenuto nello studio e nella lettura, senza però che i genitori si sostituiscano a lui, per far sì che i compiti siano terminati presto e bene. La lettura a voce alta da parte di un adulto si rivela utile: il bambino apprende più facilmente concetti dopo averli ascoltati piuttosto che dopo averli letti da solo. La fatica necessaria per concentrarsi impedisce la comprensione del testo. L’utilizzo di schemi, riassunti e mappe concettuali, video, computer e altri strumenti possono essere utili a ridurre la tensione che spesso accompagna l’apprendimento.

 

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra – Psicoterapeuta- laureata in psicologia clinica

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