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L’amico immaginario, un passaggio importante

ottobre 1, 2018 10:00 am

Gli parlano, lo descrivono, si riferiscono a lui come a una persona reale con cui interagire. È l’amico immaginario, sono molti bambini che asseriscono di averlo, è un passaggio normale

Il mio amico mi ha detto che il mio disegno è bello. La mia amica oggi ha accarezzato un cucciolo. I genitori pensano che si tratti di un soggetto in carne ossa, ma non è così: è l’amico immaginario, un personaggio inesistente ma vivissimo nella mente di nostro figlio.

 

Una figura rassicurante

I compagni immaginari possono avere varie sembianze: un peluche, un giocattolo morbidoso o un pupazzo che il bambino ha tra i suoi giochi ai quali attribuisce pensieri, parole come se fosse un oggetto dotato di un’anima rassicurante. Altre volte si tratta di una vera costruzione fantastica. Possono essere quindi altri bambini, più piccoli o più grandicelli, supereroi dai poteri immaginari, fate buone e rassicuranti. Sono infinite le creazioni, dipendono dalle esperienze e dalla fantasia. Spesso i piccoli proiettano su queste figure esigenze profonde che non riescono a esternare: l’amico più piccolo da proteggere può significare il bisogno di sentirsi grande e forte, magari rispetto a un fratellino che non si ha. Il supereroe, la fata, qualsiasi figura adulta e rassicurante potrebbe avere come significato la ricerca di certezze, forse perché sta attraversando un momento difficile: una crisi in famiglia o l’ingresso in una scuola nuova. Le figure della fantasia, come il drago buono o il folletto simpatico indicano invece il bisogno di dare libero sfogo alla creatività e al sogno nel momento della crescita.

 

L’amico immaginario: un fatto comune tra i piccoli

Avere un amico immaginario è un fatto piuttosto comune tra i bambini più grandicelli ed è segno di fantasia e capacità comunicative, in grado anche di arricchire la vita personale. Non significa che un bambino sia destinato a chiudersi in se stesso, ad avere pochi amici, anzi è tutt’altro. Studi neuro-comportamentali hanno dimostrato che i bambini con un amico immaginario sono meno timidi e hanno ottime capacità comunicative. È meglio cercare di capire di più sull’amico immaginario del proprio bambino: si potrebbero intuire le sue esigenze più nascoste e comportarsi di conseguenza, rassicurandolo di più, dimostrando l’affettività oltre che con le parole con i gesti o, al contrario, lasciandogli l’indipendenza che inizia ad avvertire come necessaria.

 

Non ci si deve preoccupare

L’amico immaginario rappresenta una vera e propria palestra entro la quale si apprende a sviluppare e mettere in pratica le nascenti abilità sociali. Il bambino gioca, litiga, parla, scambia informazioni sul mondo con il suo amico e impara ad affrontare le situazioni che la realtà gli pone di fronte. L’amico è sempre dalla sua parte: non lo giudica, non lo rimprovera, approva senza condizioni quello che il bambino fa. È il segno del profondo desiderio di sicurezza e coerenza. L’amico immaginario può esistere anche per anni, sicuramente finché il bambino ne sente il bisogno. Non ci si deve preoccupare anche se la cosa si protrae più a lungo, vostro figlio sa perfettamente che il compagno in realtà non esiste. Per aiutarlo a maturare e favorire il distacco, comunque, non serve rimproverarlo, dicendogli che ormai è troppo grande per certe fantasie. Piuttosto, se il bambino cerca di coinvolgere i genitori in questa finzione, è meglio assecondarlo e accettare questo misterioso compagno. Se, invece, si tiene tutto per sé il suo mondo, il suo desiderio va rispettato. Crescerà in fretta e abbandonerà da solo le fantasie dell’infanzia.

 

Lina Rossi

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